mercoledì 31 ottobre 2012

Pensioni: gli italiani hanno davvero cognizione di causa della riforma Fornero?

"Blitz Quotidiano 31.10.2012"

Pensioni: gli italiani hanno davvero cognizione di causa della riforma Fornero? In generale i lavoratori sanno che andranno in pensione più tardi, ma hanno capito che in media prenderanno meno soldi, che il loro assegno avrà sostanza e peso diversi da quelli dei propri genitori o dei colleghi più anziani? La “verità sulle pensioni” (come titola in prima pagina l’edizione di Libero del 31 ottobre) sembrano conoscerla solo i tecnici, dai funzionari dell’Inps ai ministri al Governo, per gli interessati invece sono previste amarissime sorprese. Al di là delle valutazioni di merito e al netto della vicenda "esodati", il problema della mancata comunicazione da parte dell’Inps e del Governo è rilevantissimo. Due studiosi, i professori di Economia Luigi Guiso e Franco Perracchi, hanno voluto scrivere una lettera aperta sul Sole 24 Ore (30 ottobre) indirizzata al ministro Fornero proprio per lamentare questo diritto negato nei fatti, cioè il diritto dei lavoratori a essere informati sul destino pensionistico che li aspetta. E invitarla a spiegare che “la riforma è giusta” insieme avvertendo di non cullarsi in inutili aspettative. Perché, al momento, “la gente non ha capito”Non ha capito cosa? “Se una fetta importante di lavoratori sottostima l’impatto delle riforme fatte finora sulla loro pensione, e quindi non risparmia abbastanza, sarà poi socialmente difficile accettare il loro stato di povertà: essi dovranno necessariamente essere “salvati” con un adeguato aumento della loro pensione”. Due cose fanno impressione: il termine povertà, nella sua cruda limpidezza e il rischio che una previdenza di sostegno supplementare potrebbe manomettere gli effetti virtuosi della riforma.  Poveri saranno coloro che si illudono ora di poter contare su assegni che assicurino un tenore di vita dignitoso, quando magari i loro contributi saranno stati insufficienti.

La Primavera Araba? Per le donne è sempre l'inverno della violenza


“Simone Baiocchi”
“La Padania 31.10.2012”

La primavera è la stagione della fioritura, il periodo in cui le rigide giornate invernali lasciano spazio a temperature più gradevoli; è fertilità, è rinnovamento. "Primavere arabe" sono state definite le rivoluzioni che hanno interessato il nord Africa e che hanno determinato il rovesciamento di regimi storici, tra i quali uello libico di Muammar Gheddafi, catturato e ucciso dai rivoltosi. Da tali, epocali, eventi il mondo, in particolare quello occidentale, si aspetta una svolta progressista che consenta ai Paesi interessati di ricostruire le loro istituzioni e di darsi stabili governi democratici. Il problema è ora analizzare se la Primavera araba abbia effettivamente apportato quel rinnovamento, nei vari ambiti della vita politica, economica e soprattutto sociale, di un Paese che vuole dirsi a questo punto veramente democratico. Proprio su questo ha puntato l'attenzione il convegno "Le Rivoluzioni nel Medio Oriente: quale futuro per le donne?", organizzato dall'Associazione Summit, presieduta da Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, hanno partecipato anche Dalia Ziada, direttrice dell' lbn Khaldun Center for Development Studiese blogger, Wala Gasmi, fondatrice del Fronte Giovanile Tunisino, Nazerin Ansari, direttrice del giornale in lingua farsi "Kayhan-London" e il parlamentare leghista Massimo Polledri. In realtà, ciò che si è registrato, come tutti i vari relatori hanno convenuto, è una prospettiva nient'affatto positiva per le donne: già I'Economist, lo scorso anno, aveva sottolineato come ad esempio  in Egitto e in Tunisia le donne stanno assistendo ad una sostanziale compressione dei loro diritti a causa del generale atteggiamento delle forze al potere, che non nascondono una marcata profonda islamica conservatrice. In particolare la Tunisia, come ha affermato Valentina Colombo, docente di Geopolitica all'Università Europea di Roma.

Arriva l'etichetta sugli alimenti: GRAZIE ALLA LEGA STOP ALLA CONTRAFFAZIONE


“Iva Garibaldi”
“La Padania 31.10.2012”

Sui cibi ci sarà un'etichetta chiara e precisa con l'indicazione del luogo di provenienza non solo del  prodotto finale ma anche dei singoli ingredienti. Insomma basta con le mozzarelle fatte con latte cinese ma  spacciate come italiane oppure con il falso parmigiano. La legge per l 'etichetta trasparente l'aveva fatta nel  2011 Luca Zaia, all'epoca ministro ma è sempre rimasta nel cassetto perché il Governo Monti non ha mai  fatto nulla per rendere operative quelle norme. Ma ieri finalmente qualcosa è cambiato con il sì  all'unanimità della commissione agricoltura del Senato al testo di Gianpaolo Vallardi. «Finalmente i cittadini  sapranno cosa comprano e soprattutto cosa mangiano – osserva Val lardi - Al massimo fra 60 giorni su ogni  prodotto alimentare venduto nel nostro Paese i consumatori troveranno il luogo di produzione, l'azienda  produttrice la data, la veridicità del contenuto». L'esponente leghista sottolinea che «la nostra vera risorsa  come materia prima è l'ambiente e l'agricoltura e mi sembra veramente da matti non aver attuato un  provvedimento per la sua tutela. Il sospetto, per la verità, è che a bloccare questo rinnovamento siano stati  interessi superiori che non sono certo quelli dei cittadini». Ma in commissione il sì è stato unanime: «Mi ha  colpito il fatto che ci sia stata fin dall' inizio una grande solidarietà e unanimità segno che anche i componenti di maggioranza votano ma non condividono i provvedimenti di questo governo». Ma è una bella soddisfazione essere riusciti a far approvare dal Senato la legge che obbligherà l'Esecutivo a rendere operativa la legge Zaia. Ora il testo passa alla Camera. E' ora di mettere un freno allo strapotere delle multinazionali che speculano sulla pelle dei cittadini. «E' ora di mettere un freno al business della  contraffazione.

Maroni: sos Europa, così non ci salveremo Stop al Leviatano economico e sociale


“Andrea Accorsi”
“La Padania 31.10.2012”

L’Europa va nella direzione sbagliata: avanti di questo passo diventeremo sudditi di qualcuno che non è democraticamente eletto, ma scelto da altri. Il Segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, lancia l'allarme sulla «deriva internazionalista» delle istituzioni comunitarie al convegno organizzato a Milano dall'Istituto per gli studi di politica internazionale {lspi} su L'Italia e la politica internazionale. Maroni cita il Leviatano di Hobbes, fa tesoro della propria esperienza di ministro e straccia l'etichetta della Lega come movimento antieuropeista. «Noi - precisa - diamo un giudizio negativo dell'Europa così com'è, del malfunzionamento delle istituzioni europee, della incapacità della Ue di creare gli Stati Uniti d'Europa». Dopo i precedenti incontri dell'lspi che hanno visto la partecipazione di D'Alema, Frattini, Casini e di Enrico Letta, tocca a Maroni mettere in guardia i cittadini dai limiti evidenziati dall'Europa attuale. A cominciare dal modo di raffrontarsi con la " primavera araba". «L'Italia per ragioni geografiche e politiche è il primo interlocutore dei Paesi del Maghreb, ma finora non è riuscita a svolgere pienamente il suo ruolo per due motivi: una incapacità propria e perché l'Europa non le ha consentito di svolgerlo. Come ministro dell'Interno ho vissuto la fuga attraverso l' Italia di migliaia di persone dal Nordafrica. E ho visto che la reazione dell'Europa è stata di lasciare l'Italia sola a gestire una crisi che non riguardava l'Italia ma l'intera Europa». Attenzione, però, «a chi, come Le Pen, vuole tornare indietro, allo stato nazione, ponendo fine all'esperimento dell'Unione europea.

«Monti non ha più niente da dire Vada a casa e si voti entro marzo»


“Andrea Accorsi Milano”
“La Padania 31.10.2012”

Governo Monti a casa. Roberto Maroni non ci gira intorno, ma sentenzia la fine dell'esperienza amministrativa dei "tecnici" e dei "professori". «Dopo l'approvazione della legge di stabilità, che è una pessima legge - attacca il Segretario federale del Carroccio - questo governo ha poco da dire e da fare. È bene che si dimetta e che si vada al voto il prima possibile, anche a marzo». Il problema, per Maroni, sta alla radice dell'attuale compagine governativa, ovvero nella sua autoreferenzialità e nella mancanza di un mandato degli elettori, come dovrebbe avvenire in democrazia. «Alla guida del Paese - ribadisce - ci vuole un governo che sia legittimato dalla volontà popolare. Non c'è nulla di meno indicato in tempo di crisi economica di un governo che non lo sia, come l'attuale». La prospettiva delle elezioni, tuttavia, agita le notti di molti se non tutti gli attuali partiti rappresentati in Parlamento, anche e soprattutto alla luce dei risultati delle Regionali in Sicilia, dove seppure in misura diversa hanno perso tutti. A cominciare dallo storico alleato della Lega, quel Popolo della Libertà che nell' Isola è andato incontro a un'autentica disfatta. «Quando si va divisi, come ha fatto il centrodestra con I'Udc in Sicilia - scrolla la testa Maroni - un esito simile è facilmente prevedibile». Altro motivo di preoccupazione per i partiti "storici" è il crescente astensionismo. «Il dato interessante - rileva Maroni - è che chi si è astenuto non ha votato Grillo e il suo movimento. Si tratta di una vasta schiera di cittadini delusi dai partiti che possono essere recuperati alla politica». Vista in questa prospettiva, la disaffezione di un numero sempre crescente di elettori può rappresentare una risorsa, anziché un limite. Ma solo a una condizione. «Bisogna fare proposte concrete, serie, tali da trasformare questo non voto in voto per i movimenti politici». Dall'alto del suo ruolo istituzionale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a predicare calma.

martedì 30 ottobre 2012

IMU, il CAOS è totale ma Roma tira dritto: «Scadenze invariate»


“La Padania 30.10.2012”

I Comuni sono nel panico, i Caf guardano il calendario terrorizzati, i cittadini a poche settimane dalla scadenza  ancora non sanno di che morte moriranno, ma per il Governo tutto è normale. L'Imu è sempre più un pasticcio eppure per il ministro dell'Economia Vittorio Grilli «Le scadenze sono quelle previste e restano quelle, ovvero il  17 dicembre. «Spero che i comuni che non hanno deliberato - ha detto Grilli - lo facciano presto ma non è possibile spostare la scadenza, altrimenti si mettono a rischio gli obiettivi di deficit». È invece possibile mettere a  rischio i bilanci di comuni e famiglie. Nessuno infatti del governo ha ancora speso una parola sulla situazione in cui si trovano i Comuni, alle prese con previsioni di incasso astronomiche da parte del ministero e calcoli sballati dei funzionari statali, e su quelle che dovranno affrontare le famiglie, costrette a utilizzare le tredicesime per pagare la tassa sulla casa di cui, per altro, ancora non conoscono l'importo esatto, nonostante sia stato introdotto nel dicembre dell'anno scorso. In un anno l'unica risposta che il governo dei tecnici ha dato è stata: pagate, poi si  vedrà. Così, in attesa che dal Governo qualcuno cambi ritornello il fronte degli scontenti si ingrossa sempre più e le critiche crescono di volume. Dai Caf segnalano che solo 1.500 comuni (su quasi 8.100) hanno fornito i dati utili al calcolo delle aliquote e per questo hanno chiesto una revisione delle scadenze, anche perché il 30 novembre come ultima data utile per la pubblicazione sul web dei dati da parte dei comuni è drammaticamente vicina a quella del saldo, il 17 dicembre. A rincarare la dose delle critiche è arrivato poi il Codacons: «Calcolare il saldo dell'lmu sarà un caos in caso di cambio delle aliquote da parte dei comuni.

Formigoni perde il controllo «Lega prepotente, meglio votare che fare le PRIMARIE»


“Andrea Accorsi”
“La Padania 30.10.2012”

Formigoni perde il controllo. Di se stesso, prima ancora della Lombardia. Il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, lo sconfessa pubblicamente lanciando la proposta di scegliere il candidato del centrodestra per le Regionali il 16 dicembre, giorno delle primarie nazionali del partito. Manca solo l'imprimatur del segretario Angelino Alfano, atteso per domani. E il governatore lombardo va su tutte le fu rie. Tra un tweet sull'uragano Sandy («siamo vicini alla popolazione americana») e un altro sull'incontro  con i dipendenti della Regione («una squadra straordinaria»), Roberto Formigoni aggiorna così le sue  grandi manovre: «Parlato al telefono con presidente Monti. Mi auguro che la Lombardia vada al voto il  16/12». E poi: «la scelta migliore è Albertini candidato con lista civica che sia appoggiata dal Pdl e dai partiti che si riconoscono nel Ppe». Non contento, il senatore berlusconiano convoca la stampa per rimangiarsi la sua uscita di scena, sconfessare Mantovani e sparare a zero sulla Lega. «Non ho ancora sciolto la riserva - annuncia - ma sarò disponibile e candidarmi alle primarie del centrodestra nella misura in cui mi  convincessi che questo giovi ad allargare il consenso al Pdl». Sulla data del voto, si conferma in rotta di  collisione con il coordinatore regionale : «Se si votasse il 16 dicembre, come auspico, non si potranno  fare le primarie, ma se si andasse al voto il 27 gennaio sarebbero possibili». Infine, l'attacco al Carroccio. «la  stragrande maggioranza dei nostri elettori ne ha piene le scatole di una Lega prepotente che ha rotto i patti  con noi».

LOMBARDIA Maroni: «No chiacchiere, no problem. Pronti al voto anche subito»


“Fabrizio Carcano - Lainate (Mi)”
“La Padania 30.10.2012”

Autonomia e pulizia. Concetti semplici, paletti ineludibili per il futuro. Roberto Maroni continua a girare il territorio per incontrare la base leghista. Ma non solo. Sempre più spesso, agli eventi organizzati dalla Lega Nord si vedono persone che mai prima si erano fatte vedere a un comizio o a una festa del Carroccio. C'è voglia di cambiamento, di una politica che guardi avanti, alle cose concrete. È la politica che sta portando avanti la Lega, come ha voluto sottolineare il Segretario federale domenica sera a Lainate, alla serata conclusiva della festa provinciale del Ticino dove, nonostante un freddo più invernale che autunnale, il capannone era gremito. Due i tasti su cui il leader leghista ha insistito. L'autonomia innanzitutto, con la grande Euroregione del Nord che «tratterrebbe il 75% delle proprie risorse qui, sul nostro territorio, lasciando il rimanente 25% a Roma. Oggi, di 100 euro che diamo a Roma con le nostre imposte ce ne ritornano soltanto 35. Bene, pensate a quante cose potremmo fare, per i nostri cittadini, per le nostre imprese, per il nostro lavoro, se potessimo trattenere non 35 di quei 100 euro ma 75». L'Euroregione, a livello politico, potrebbe nascere prima di quando si immagini. Forse già tra qualche mese. «Oggi governiamo nel Piemonte e nel Veneto, ma se avessimo anche il Governatore della Lombardia pensate quale forza potremmo esercitare su Roma, andando a imporre le nostre richieste». E per la Lombardia Maroni, che non chiude la porta al Pdl con cui la Lega governa in Regione dal 2000 («Siamo aperti al dialogo con tutti, soprattutto con chi ha governato con noi»), guarda a quel modello felicemente sperimentato nelle ultime Amministrative a Verona, con il Carroccio capace di aggregare intorno a sé le forze della società civile, in una coalizione che sposa gli ideali del Movimento.

lunedì 29 ottobre 2012

Il sacco del VENETO In un anno di Monti cittadini depredati di quasi 5 MILIARDI


“La Padania 28.10.2012”

Buon compleanno Governo Monti: i veneti però non hanno alcun motivo di festeggiare. A quasi un anno dall'insediamento dell'esecutivo tecnico, la luce in fondo al tunnel di certo non si vede, a giudicare dai dati, né si vedrà nel 2013. Secondo quanto emerge da uno studio realizzato dal Gruppo Lega Nord su dati ufficiali raccolti da Plancia e comprensivo delle 6 manovre degli ultimi 12 mesi, il Veneto risulta deprivato di 2,02 miliardi di euro nel 2012 (1,4% del Pii), e di 2,8 miliardi nel 2013 (1,go/O). Il che significa,  concretamente, aggravi di 409 euro pro capite e 995 euro a famiglia per l'anno quasi concluso, che  diverranno rispettivamente 573 e 1.393 euro nel 2013. Insomma, per dirla con la voce del capogruppo  leghista e vicesegretario federale del Carroccio Federico Caner, «un massacro. Appesantendo cittadini ed enti locali di tasse per mantenere l'elefantiaco Stato centrale e le pretese dell'Europa e delle banche, Monti  ha paralizzato gli investimenti sia dei privati che delle imprese. Proprio mentre i più eminenti economisti ci dicono che per far ripartire i consumi bisogna abbassare la pressione fiscale anche rischiando qualche punto di debito, l'Italia indossa l'ingloriosa maglia nera del record delle tasse. Chi dice di vedere la luce in fondo al tunnel mente sapendo di mentire o guarda altrove, forse alla fine del suo mandato che sarà l'unica luce che vedranno gli italiani di qui a qualche mese». Lo studio del Gruppo regionale leghista analizza voce per voce gli effetti sul Veneto delle nuove imposizioni fiscali introdotte nei mesi da Monti (vedi tabelle nelle pagine successive), e cioè il "Salva Italia", il Decreto liberalizzazioni, il Decreto sull'emergenza sisma, la Spending Review, il Decreto sui costi della politica locale, il Ddl stabilità. Eccone gli aggravi totali e in particolare sul Veneto. IVA. Scongiurato l'aumento ad ottobre 2012, crescerà comunque di un punto da luglio prossimo. Per le famiglie venete si prospetta un aggravio di 293 milioni nel 2013 e di 585 nel 2014. IMU. «Non ha nulla di federalista - dichiara Caner perché la metà dell' imposta su seconde case e immobili rurali va allo Stato. Monti ha rivisto inoltre i moltiplicatori e tagliato il Fondo di riequilibrio per i Comuni. Nel Veneto, secondo alcune stime effettuate su dati dell'IFEL, il gettito sarà di 1.848 milioni, di cui 758 di spettanza statale; se si considerano anche i 146 milioni di tagli "compensativi", l'aggravio complessivo è pari a 905 milioni, totalmente a beneficio di Roma».

MARONI: «Una giornata di ascolto per costruire PROPOSTE VERE»


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 28.10.2012”

«Noi, come Lega Nord, vogliamo essere competitivi e abbiamo l'ambizione di rappresenta re la società produttiva del Nord. Per questo stiamo ascoltando, e questa è una novità per noi, una novità positiva e utile per me e per il nostro movimento: qu i abbiamo ascoltato tante proposte importanti e ne faremo tesoro». E' il Segretario Federale della Lega Nord, Roberto Maroni, a chiudere, con il suo intervento conclusivo, la giornata d i confronto con i l mondo dei liberi professionisti. Una seconda giornata di confronto, anzi di ascolto, dopo quella d i un mese fa con gli imprenditori al Lingotto di Torino. «Questa - ribadisce il leader del Carroccio - è stata la nostra seconda giornata di ascolto dopo quella agli Stati Generali di Torino. E' questo il metodo che abbiamo deciso di seguire e non è certo legato alla campagna elettorale, perché noi facciamo l'opposto: non vogliamo trasmettere il nostro pensiero per acquisire consensi ma vogliamo ascoltare la società del Nord, chi lavora, chi produce, chi si alza al mattino e deve fare i conti solo con la sua forza e con un governo che fa di tutto per rendere la vita difficile a eh i lavora e produce. Per noi questa è la seconda giornata di ascolto e ne seguiranno altre, con chi amministra e gestisce i territori,  poi con i settori dell'agricoltura, dell'alimentazione, delle energie rinnovabili e in seguito anche con quello dello sport, un mondo che produce i valori veri, come quello della leale competizione, modello da  riportare anche nella politica, un criterio che noi vogliamo utilizzare, appunto per diventare il partito egemone qui al Nord».

Successo a Milano per il Forum con il mondo delle professioni - COS'I IL NORD PRODUTTIVO INVESTE SUL CARROCCIO


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 28.10.2012”

E’ la prima volta che la Lega Nord si confronta con il mondo delle libere professioni e il fatto che questa sala sia gremita di partecipanti significa che questo momento di confronto era davvero necessario. «La Lega Nord vuole essere l'interlocutore del mondo produttivo del Nord e quello delle libere professioni è un settore fondamentale nel nostro sistema produttivo-occupazionale». Nicola Molteni, responsabile professioni della Lega Nord, aprendo i lavori della giornata di lavoro, voluta dalla Lega Nord, incentrata sulle esigenze e le problematiche del settore dei liberi professionisti, va subito al nocciolo della questione, spiegando il perché di questo riuscito workshop. «Questo incontro – sottolinea il deputato leghista - è la prosecuzione degli Stati Generali del Nord di Torino, dove abbiamo raccolto le esigenze del mondo dell'impresa, è la seconda tappa di un percorso di ascolto che proseguirà, perché un movimento come il nostro che vuole rappresentare il Nord, tutto il Nord, deve rapportarsi con tutto il suo mondo produttivo. Pertanto, dopo quello delle imprese, abbiamo scelto di confrontarci con il mondo delle libere professioni, un settore cruciale per lo sviluppo economico e occupazionale del Paese e del Nord, un settore virtuoso, fatto di lavoratori, con circa 2,3 milioni di iscritti nelle categorie ordinistiche e privatisti che, di cui 300 mila qui nella sola Lombardia, con un indotto diretto e nei servizi che genera complessivamente 4 milioni di lavoratori, considerando anche il personale degli studi professionali. Un settore che, in un momento di forte crisi occupazionale, con una disoccupazione generale del 12% e addirittura del 35% giovanile, a nostro avviso non va penalizzato ma viceversa ben attenzionato e salvaguardato in modo particolare. Perché questa è una realtà economica che rappresenta circa il 15% del complessivo Pil del Paese». Per  questo la Lega Nord ha voluto questa giornata di confronto, anzi di ascolto, come specifica lo stesso Molteni: Il tema dell'ascolto è quello che è emerso con grande forza durante il confronto a porte chiuse del mattino. l liberi professionisti ci chiedono di essere ascoltati e rappresentati, chiedono di avere qualcuno che sia al loro fianco non solo in campagna elettorale, perché questo non è il punto finale ma quello di inizio di un percorso virtuoso di accompagnamento al mondo delle professioni. Per questo il tema dell'ascolto per noi è fondamentale.

Giornate intense e costruttive


“Il Cittadino – Lettere & Opinioni - 29.10.2012”

Egregio Direttore le chiediamo spazio per poter ringraziare tutti quei cittadini che nelle giornate di Sabato 20 e domenica 21 ottobre si sono recati nei Gazebo che la Sezione della Lega Nord di Melegnano ha allestito nel territorio di competenza. Sono state due giornate intense e costruttive, ci siamo potuti confrontare anche con diversi cittadini che non hanno mai votato Lega Nord, sia di Centro-Destra che di  Centro-Sinistra, ma che, esasperati dalle continue tasse del governo Monti, hanno condiviso le nostre tre proposte di Legge di iniziativa popolare. La prima “per tenere il 75% delle tasse pagate sul territorio”, la seconda “per il coinvolgimento del Popolo nelle procedure di approvazione dei Trattati Europei” infine la terza “per introdurre il principio di ammissibilità per i referendum  abrogativi sulle leggi tributarie e di ratifica dei trattati internazionali”, inoltre si sono svolte anche le “primarie” per decidere il prossimo candidato alla carica di governatore della Regione Lombardia dove si è imposto, con il 60% delle preferenze, Roberto Maroni seguito, con il 20%, da Matteo Salvini.  Era da diversi anni che non si vedeva una tale partecipazione da parte della cittadinanza che, sino dalle prime ore della mattinata, ha preso d’assalto i nostri gazebo. Abbiamo iniziato Sabato allestendo dalle 8:30 alle 12:30 due Gazebo, il primo in Via Libertà, 1 a Riozzo (Cerro al Lambro), il secondo in Piazza Aldo Moro a San Zenone al Lambro, invece nel pomeriggio e Domenica, dalle 08:30 alle 18:00, abbiamo allestito un unico Gazebo in Piazza della Vittoria a Melegnano dove abbiamo raccolto alcune centinaia di firme, oltre le più rosee aspettative.

sabato 27 ottobre 2012

SPRECHI/ Per il sito dell'Inail 25 milioni di euro. Per i morti sul lavoro 2 mila euro



Poco più di mille euro. Tanto sembrerebbe valga la vita di un uomo. Soprattutto se si è giovani e si muore sul posto di lavoroNicola Cavicchi, operaio di San Martino, in provincia di Ferrara, morto sotto le macerie della ceramica Sant'Agostino, in seguito al terremoto in Emilia. Matteo Armellini, operaio 31enne morto schiacciato dal crollo del palco per il concerto della cantante Laura Pausini. Sono solo due dei tanti esempi che si potrebbero fare. Entrambe le famiglie dei due ragazzi hanno ricevuto dall’Inail, l’ente pubblico contro gli infortuni sul lavoro, un risarcimento di circa 1.900 euro. Un rimborso per le spese funerarie, nulla più. La colpa – ci tengono a precisare dall’ente – non è certo la loro: non si può, d’altronde, che applicare quanto prescrive la legge.
E la legge in questione, la numero 1124, risale addirittura al 1965. Una legge vecchia che assegna risarcimenti secondo criteri altrettanto vecchi. Ed è la stessa Inail a riconoscerlo in una nota, nella quale si ammette che la legge non tiene affatto conto “di cambiamenti significativi intervenuti sia nel lavoro sia nella famiglia: dalle diffuse condizioni contrattuali iniziali e flessibili, che si traducono in rendite molto basse per i familiari dei superstiti, alle convivenze di fatto di molte coppie non sposate”.

venerdì 26 ottobre 2012

Maroni: insopportabile la 'ndrangheta in Lombardia…… Appalti a chilometri zero


“Paolo Parenti”
“La Padania 26.10.2012”


Per evitare infiltrazioni mafiose anche al Nord, la politica deve prima di tutto garanti re di non essere infiltrata soprattutto per quel che riguarda gli appalti, visto che è quello il rischio vero, il terreno più pericoloso e più insidioso. Non basta lo scrosciante applauso che parte dalla sala gremita del teatro Eden di Treviso per rappresentare la stima e la fiducia che riscuote Roberto Maroni come segretario federale  della Lega Nord ed ex ministro dell' Interno. Impossibile infatti dimenticare gli esaltanti risultati concreti conseguiti dalle forze dell'ordine nel corso della sua attività di ministro dell'Interno, ieri a Treviso per partecipare a un convegno su "Mafia in Veneto. Forza e fragilità del Sistema Nord-Est". Al tavolo dei relatori con l'ex ministro dell' Interno, il primo cittadino di Treviso Gian Paolo Gobbo, il magistrato Carlo Negri, il sindaco di Rosarno (Re) Elisabetta Tripodi, Matteo Zoppas di Confindustria Venezia, Roberto Fasoli, consigliere regionale del Pd, i giornalisti Danilo Guerretta e Tony Capuozzo con l' incarico di moderatore. Penso di avere qualche merito perché mi sono impegnato molto e ho fatto delle cose utili - ha aggiunto Maroni -.sono stato 25 o 26 volte a Caserta per riunioni operative contro il clan dei Casalesi. Ma soprattutto ci siamo occupati di combattere i mafiosi sottraendo loro i beni, colpendoli sul fronte economico. Abbiamo aumentato del 300 per cento le confische. Del resto tutti, compresi gli oppositori, riconoscono apertamente che con il ministro Maroni alla guida del ministero degli Interni, le mafie e le organizzazioni  criminali hanno subito botte micidiali e senza precedenti. Bisogna essere presenti, che le istituzioni siano  presenti. Bisogna che il ministro giri molto come ho fatto io – sottolinea ancora Maroni – e soprattutto  bisogna svegliare quella coscienza civile che spesso non c'è e che viene mortificata dalla violenza e dalla  pressione della criminalità organizzata.

Legge sul "MADE IN" bocciata da Bruxelles. Un favore ai disonesti

"La Padania 26.10.2012"


Trasparenza delle regole e tutela dei consumatori? Macché, per l'Europa queste sono cose antiquate, «obsolete». Con una decisione che sa tanto di beffa Bruxelles ha bocciato la normativa sull'etichettatura dei prodotti. D'ora in avanti, in pratica, la scritta "Made in" sarà facoltativa. Dopo sette anni di pressioni, interventi, allarmi italiani sull'invasione dei prodotti a basso prezzo e sulla necessità di proteggere le produzioni di qualità europee, la Commissione Ue ha cassato la proposta di regolamento n. 611 del 2005, che prevedeva, appunto, di imporre l'etichettatura di origine su i prodotti. Sette anni quindi buttati al vento, con buona pace di tutti, produttori e consumatori, sacrificati ancora una volta sull'altare del libero mercato e della volontà d i quei Paesi, come Germania, Gran Bretagna e gli scandinavi, che non hanno alcun interesse a tutelare le produzioni di qualità, essendo estranei di fatto al fenomeno della contraffazione. Il fronte composto da Italia, Francia e Spagna ha dovuto incassare una pesante sconfitta. La motivazione ufficiale fornita da José Manuel Barroso, durante l'annuncio del programma di governo per il 2013, recita che «Oltre alla mancanza di accordo in Consiglio, recenti sviluppi nell'interpretazione legale delle regole del l 'Organizzazione mondiale del commercio hanno reso la proposta non attuale». E pensare che solo due anni fa, nel 2010, l'Europarlamento si era espresso a favore del marchio di origine, definendolo una condizione necessaria «per dare maggiore tutela ai consumatori e consentire alle imprese di affrontare ad armi  pari i concorrenti». Ora invece, a quanto pare, il clima è cambiato e il cartello del "made in", la cordata di Paesi che sostenevano la norma, non può che prenderne atto. Esultano, naturalmente in silenzio, tutti gli  imprenditori furbetti, che fanno produrre in Paesi arretrati nascondendosi poi dietro a un marchio famoso  o "di qualità". Sono al contrario molto arrabbiati tutti gli altri.

Monfalcone INSORGE… NIENTE MOSCHEA al posto del discount


“Giovanni Stocco”
“La Padania 26.10.2012”

Un epilogo logico e inevitabile. Ha vinto il buon senso. L' ideologia non si è mai neanche affacciata. Federico Razzini, consigliere regionale della Lega Nord e capogruppo del Carroccio a Monfalcone, reagisce con estrema pacatezza, ma inevitabile soddisfazione alla notizia dello stop alla Moschea nell'ex discount  Hardi. Il progetto a cui fa riferimento il leghista, naufragato definitivamente (pare), consisteva nella riconversione dell'ex discount Hardi di via Primo Maggio in una specie di "centro culturale", che sarebbe  divenuto, a tutti gli effetti, una Moschea. Il piano era stato sostenuto, tra taciti assensi e strizzate d'occhio, dall'amministrazione {Pd+ Sei). Ma l'avversione dei cittadini si era palesata sin dall'inizio. Era stata la Lega, solitaria, a portare a galla il progetto, manifestando dubbi e sollecitando le parti in causa a fare chiarezza. Razzini, commentando lo sviluppo della vicenda puntualizza che l'eventualità di condurre una crociata anti islam fondata sulla fede religiosa non ha mai attraversato la nostra mente, ma chiede che venga  resa giustizia alla denuncia che la Lega Nord di Monfalcone ha interpretato con fermezza, ma senza mai mancare di rispetto a nessuno. Spiega ancora Razzini: Numerose ombre si allungavano su questa vicenda, sin dall'inizio. Era giusto che un ex supermercato accogliesse minareto, muezzin e fedeli? Perché i finanziamenti sono sempre stati circondati da un alone di mistero? Molti cittadini avevano aderito alle nostre iniziative, dalla raccolta firme al sit in, per manifestare perplessità, dubbi e timori circa un 'operazione poco lineare. Per Razzini, dunque, «i nodi sono venuti al pettine, e tutte le incongruenze  hanno portato al deragliamento dell'operazione». La considerazione finale di Razzini: «Gli edifici di culto  sono espressamente concepiti per espletare determinate funzioni. E tali devono restare. Così come i supermercati sono e restano fabbricati commerciali. L'azzardo di rivoluzionare la destinazione d'uso di un capannone, mascherando le reali finalità con formule vaghe, si è rivelato un bluff». Dopo mesi di nebbia, quindi, è arrivata la luce. E la Lega ha vinto la sua battaglia. 

giovedì 25 ottobre 2012

Il debito pubblico VOLA e sfonda un altro record


“Alessandro Bonini”
“La Padania 25.10.2012”

La cura Monti non basta o più probabilmente non funziona, se l'indicatore principe di questa crisi "dello spread" è arrivato a sbriciolare un altro record. Il debito pubblico italiano infatti, nel secondo trimestre del 2012, è schizzato al 126,1% del Pil. Nel primo trimestre aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto al '95 quando era al 120,9%. Il Belpaese, in base ai dati resi noti ieri dall'Eurostat, si conferma così secondo solo alla Grecia (150,3%), mentre nella zona euro il debito sale al 90% del Pil dall'88,2% dei tre mesi precedenti. In termini assoluti, il debito italiano è stato di 1.982 miliardi di euro, crescendo del 2,3%  rispetto ai tre mesi precedenti e del 4,4% rispetto al secondo trimestre 2011, quando era al 121,7%. L' Italia  ha prestato ai Paesi dell'Eurozona in difficoltà (Grecia, Portogallo e Irlanda) l'equivalente dell'1,9% del Pii. Il rapporto debito/Pii è calcolato sulla base della somma del Pii degli ultimi quattro trimestri. Sul dato del secondo trimestre 2012 pesa dunque la dinamica negativa della crescita. Intanto la legge di stabilità ha incassato ieri una sostanziale bocciatura da parte di Confindustria. La manovra non delinea interventi chiari e decisi né sulla competitività né sulla crescita. La riduzione delle imposte, infatti, è quasi  interamente coperta da aumenti di altre imposte e hanno un impatto comunque molto modesto sulla crescita, ha detto il direttore generale di Viale dell'Astronomia, Marcella Panucci, davanti alle  commissioni bilancio di Camera e Senato. La riduzione delle spese - ha aggiunto – appare modesta, circa  3,8 miliardi nel 2013, e peraltro quasi interamente pareggiata da maggiori spese, 4 miliardi nel 2013 e 3 miliardi nel 2014. Un capitolo, invece, quello della spending review che andrebbe rafforzato per reperire quelle risorse necessarie a ridurre in maniera sostanziale il cuneo fiscale.

LEGGE STABILITA’: ecco come Monti ci fa affogare in un MARE DI TASSE


“Iva Garibaldi”
“La Padania 25.10.2012”

Se c'è una certezza sulla legge di stabilità è che aumenteranno le tasse. E questo accadrà, molto  banalmente e drammaticamente, perché l'Iva cresce di un punto, perché le famiglie potranno detrarre le spese solo fino a un tetto di tremila euro ma anche perché tagliando ulteriori 3 miliardi di trasferimenti agli enti locali, i comuni saranno costretti a loro volta ad aumentare le pressione fiscale. Insomma il gioco delle tre carte al Governo non è riuscito e questo provvedimento sta mostrando sempre di più il suo vero volto.  Purtroppo però la sceneggiata della maggioranza che ha minacciato di non votare il testo si sta risolvendo con un nulla di fatto. L'accordo, a quanto riferisce anche il segretario del Pd, è ormai vicino e questo vuoi  dire che a pagare lo scotto saranno, ancora una volta, i più deboli. Fino a prova contraria la matematica  non è un'opinione - sottolinea il vice capogruppo leghista Maurizio Fugatti - E sommando e sottraendo i  nuovi interventi della manovra di stabilità, il risultato sono due miliardi e mezzo di nuove tasse che devono  pagare i cittadini e che peseranno su tutta l'economia riducendo i consumi». Ormai con questo governo  siamo al teatro dell'assurdo. E come in tutte le commedie che si rispettino le parole del ministro  dell'Economia, Vittorio Grilli, suscitano un sorriso nonostante il senso tragico del dramma che sta vivendo il  Paese». Ieri intanto sono proseguite nelle commissioni bilancio riunite di Camera e Senato: L'impressione è che il Pd la faccia da padrone: leggiamo dice Massimo Garavaglia - che il relatore Baretta sostiene che si possono trovare risorse per le modifiche che stanno a cuore al Pd e al suo elettorato su  tutta la questione scuola e insegnanti dalla flessibilità della legge di bilancio e del fiscal compact».

Pur di salvare il governo il Pd fa sua la manovra LACRIME E SANGUE


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 25.10.2012”

Pur di restare a galla va bene tutto. Anche una nuova manovra- mazzata tutto lacrime e sangue. Per i  cittadini ovviamente. Eppure nei giorni scorsi dalle segreterie di largo del Nazareno, sede del Pd, e di via dell'Umiltà, quartier generale del Pdl, era tutto un levarsi di minacce e ultimatum. Tutti pronti a scagliare fulmini e saette contro il Governo e la sua legge di stabilità tutta tasse. Una manovra oggettivamente indigeribile, per le tasche dei cittadini, che si ritroveranno a pagare 2,5 miliardi di tasse in più tra aumenti  Iva e taglio delle detrazioni. Una manovra indigesta per i partiti che la dovrebbero votare, perché il rischio  di pagare un conto salato nelle urne sarebbero altissimo. E qui il condizionale è d'obbligo perché da ieri i fulmini e le saette sono stati messi nel dimenticatoio politico e mediatico, e dal bastone improvvisamente si è passati alla carota. perché nessuno, nel Pd e nel Pdl, ha il coraggio, e la dignità politica, di prendersi la  responsabilità e fermare la folle corsa del Governo dei professori-tassatori. E allora ecco la solita  formuletta magica. Incontri a Palazzo Chigi, prima con la delegazione del Pdl e poi con quella del Pd, e  rassicurazione che la manovra verrà modificata. E tutti apparentemente contenti. Tranne i cittadini  sommersi di tasse. Anche se non si capisce come e dove potrebbe essere modificata questa manovra. Il  ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, ha dato massima disponibilità alle modifiche purché i saldi della  manovra restino invariati. In sintesi gattopardesca: cambiare tutto a parole per poi non cambiare nulla nei fatti. Le modifiche sono possibili mantenendo gli stessi saldi. Questo governo, va ricordato, sta cercando di  rimediare ad impegni presi da altri. Non è semplice per nessuno. Come dire che i 2,5 miliardi di tasse  aggiuntive non si toccano. Nelle commissioni Bilancio e Finanze comunque si lavora a emendamenti tripartisan Pd-Pd i-Udc per abrogare l'aumento delle ore di insegnamento settimanali da 18 a 24, per riscrivere le norme fiscali, a partire dall'aumento di un punto dell'Iva previsto per l'estate 2013 o per  imporre uno stop anche alla retroattività dei limiti sulle detrazioni, mentre in commissione Lavoro è stato  approvato un emendamento che amplia le garanzie per gli esodati. Tanto fumo per nascondere l'indigesto  arrosto. E così Pierluigi Bersani può esultare come se avesse vinto le primarie. E' stato un buon incontro.

Cerro al Lambro: È proprio una manovra alla Monti !!!


“Il Cittadino 25.10.2012”

Egregio Direttore, durante l’ultimo consiglio comunale, tenutosi in data 9 ottobre in seconda convocazione,  abbiamo assistito all’ennesimo errore di gestione di questa amministrazione. Questa volta l’errore riguarda la modalità di convocazione del consiglio comunale. L’amministrazione comunale, avendo appurato l’impossibilità di poter svolgere il consiglio comunale in prima convocazione si è “dimenticata”, di avvisare i cittadini che, richiamati dall'ennesimo aumento di tasse, si erano regolarmente recati presso la sala  consiliare trovandola inspiegabilmente chiusa. A nostro avviso il problema risultava di semplice soluzione:  bastava pubblicare la notizia qualche giorno prima nei cartelloni elettronici, strumenti fortemente voluti  peraltro proprio da questa amministrazione. Il consiglio comunale si è tenuto in un clima teso, da una parte  l’opposizione, contro l’aumento delle tasse, e dall’altra la maggioranza che vede nell'innalzamento della leva fiscale l’unica via d’uscita per la gestione e mantenimento dei servizi comunali. Ricordiamo ai cittadini  che questa amministrazione non rinuncia al progetto di costruzione di opere faraoniche che potrebbero creare dei problemi al comune di Cerro al Lambro, dovuti dal fatto che i 5.000.000 di euro, ricavati dall’alienazione di alcune aree comunali, non verranno in alcun modo utilizzati per il bene del paese e il mantenimento dei servizi, ma saranno esclusivamente utilizzati per la costruzione della nuova scuola  elementare, caposaldo di una campagna elettorale che definiamo irreale ed irrealizzabile. Riassumiamo  brevemente gli aumenti di tasse fatti da questa Amministrazione: dopo pochissimo tempo  dall’insediamento abbiamo assistito all’aumento della Tia, tassa di igiene urbana dell’8%. Il secondo regalo,  “regalo natalizio”, lo abbiamo visto con l’aumento dell’addizionale Irpef, e ricordiamo che per la maggior parte della cittadinanza l’addizionale comunale Irpef è stata raddoppiata.

mercoledì 24 ottobre 2012

La Regione ha stanziato mezzo milione per le imprese


“Gazzetta della Martesana 22.10.2012”

Poco prima del «terremoto » (leggi arresto di Domenico Zambelli), la Regione ha stanziato per il Comune di Cologno circa 520 mila euro all'interno dell'iniziativa Patto regionale territoriale verticale. L’obiettivo, come spiegato da Jari Colla consigliere regionale e membro della commissione Bilancio, è di dare ossigeno alle imprese che hanno in sospeso i pagamenti con le Pubbliche amministrazioni: «l’entità dei finanziamenti è stata suddivisa per Comune considerando i residui passivi al 31  dicembre 2011 e l'indice di virtuosità», ha detto Colla. «E' stato grazie. alla virtuosità di Regione  Lombardia - ha commentato il segretario cittadino Dania Perego - che è stato possibile questo stanziamento. Regione Lombardia ha agito e agisce con aiuti concreti al territorio, anche in un  momento di forte crisi come questo». «Per Cologno si tratta di una boccata di ossigeno – ha aggiunto il consigliere comunale Mauro Poloni -poiché ha un ammontare di arretrati nei pagamenti pari a 10 milioni di euro. Per ottenere i soldi occorre che il sindaco si attivi al più presto con la Regione».

LA LOMBARDIA ABBANDONA L’ITALIA. Per ora solo quella delle Province


“La Padania 14.10.2012”

La Lombardia abbandona l'Italia. Almeno per ora, solo l' Italia delle Province, rappresentata dall'Upi, l'associazione che raggruppa tutti gli enti locali intermedi tra Comuni e Regioni della  Penisola. Il Consiglio direttivo dell'Upl (Unione delle Province Lombarde) guidato dal presidente  Leghista Massimo Sertori, ha deciso all'unanimità di andarsene da un'associazione che - come  sostenuto ufficialmente dall'Upl - non avrebbe fatto abbastanza per il Nord. L'iniziativa, più in  generale, è da leggersi come un segnale di Protesta e contrasto alle politiche di spending review  che hanno portato tagli e riordino delle Province, nei confronti delle quali I'Upi, secondo i presidenti lombardi, non si è mossa granché poiché troppo vincolata dal ruolo di rappresentanza  nazionale. La media pro capite dei costi delle nostre Province – è stato spiegato dall'Upl - è di  100 euro per cittadino - mentre altre Province italiane costano tre volte tanto. Riteniamo che il sistema dei tagli penalizzi gli enti virtuosi che hanno già attuato una spending review interna  razionalizzando le spese. Secondo i presidenti della Province Lombarde, inoltre, I'Upi anche in  sede di discussione con il Governo su l riordino degli enti locali, avrebbe avuto un ruolo di sudditanza perché condizionata da una visione "globale" che non tiene conto delle efficienze di  alcuni territori. Stiamo andando verso un ' Italia sempre meno federale e sempre più centralista - è stato il commento del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, a margine della  riunione dell'Unione Province Lombarde durante la quale si è discusso sul riordino delle Province  e si è decisa l'uscita dall'Upi - perché oggi vengono tagliate le Province ma domani potrebbe toccare alle Regioni, e poi ai Comuni.

ADESSO LA LEGA MOBILITA e dà voce alle categorie DEI LIBERI PROFESSIONISTI


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 24.10.2012”


Prima il mondo delle imprese, ora quello dei liberi professionisti. E a gennaio il mondo dell'agricoltura, dell'alimentazione e dell'ambiente. Vogliamo replicare la positiva esperienza registrata un mese fa a Torino con gli Stati Generali con il mondo delle imprese. Avere ascoltato gli imprenditori per noi è stato utile e costruttivo, per questo vogliamo replicare sabato a Milano con  il mondo delle libere professioni, un settore fondamentale per l'economia del Nord, un settore che  genera posti di lavoro e che è sempre stato bistrattato sul piano fiscale. Pertanto intendiamo  ascoltare i suoi rappresentanti e raccogliere le loro problematiche e le loro proposte. Il segretario  federale della Lega Nord, Roberto Maroni, presenta così la 'seconda tappa' degli Stati generali del  Nord che si terrà sabato pomeriggio a Milano all'Hotel Melia in via Masaccio. Una giornata di  lavoro totalmente dedicata al mondo delle principali (per ordine di iscritti) professioni: avvocati,  medici chirurghi e odontoiatri, architetti, infermieri, periti industriali, farmacisti italiani,  agrotecnici, commercialisti ed esperti contabili, geometri, ingegneri. I liberi professionisti – ha spiegato Maroni – rappresentano una realtà fondamentale per l'economia del nord, una realtà  spesso troppo bistrattata. Per questo ascolteremo i rappresentanti di tutte le professioni, sentiremo qual i sono i loro problemi e le loro proposte per rilanciare l'economia del nord».

Maroni: «Questa legge di stabilità è pessima. MONTI NON MANGERÀ IL PANETTONE»


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 24.10.2012”

La Lega Nord è pronta a tutto. Anche al voto anticipato a gennaio. Non soltanto per la Regione Lombardia, ma a livello nazionale. L'ipotesi di un unico election day ad aprile rischia di essere clamorosamente anticipata già a gennaio. I crescenti malumori dei partiti della maggioranza trasversale romana, in particolare del Pd e del Pdl,  sull'ennesima manovra- stangata, ovvero la legge di stabilità, mettono sempre più in pericolo la sopravvivenza del   Governo dei Professori che potrebbero togliere il disturbo con qualche mese di anticipo. Facendo di conseguenza anticipare anche il voto. Un'evenienza che il Carroccio inizia a considerare come possibile. E per cui il Carroccio è pronto. Dopo la bellissima due giorni di gazebo, dove abbiamo sentito un entusiasmo tra la nostra gente che non avvertivamo dal 1997, la Lega è pronta a qualsiasi sfida o battaglia, spiega il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, ancora visibilmente soddisfatto per l'ottima riuscita della grande gazebata dello scorso fine  settimana. Non soltanto per i numeri registrati, per le oltre 326mila firma raccolte a sostegno delle tre proposte di  legge di iniziativa popolare elaborate dal Carroccio su tasse, lmu ed euro, o sul plebiscitario 76% con cui i cittadini lombardi lo hanno indicato quale loro candidato per la Regione Lombardia ( Non c'è stato nessun plebiscito per  me, ma una cosa che mi fa piacere e mi impegna molto. Non chiedo nulla per me, ma per un federalista come il  sottoscritto l'idea di essere su l territorio e non a Roma non può che fare piacere ), quanto per l'entusiasmo e la  carica che si è registrata ai banchetti leghisti sia tra gli oltre 12 mila volontari che hanno lavorato sia tra le persone  che si sono presentate a firmare.