giovedì 25 ottobre 2012

Pur di salvare il governo il Pd fa sua la manovra LACRIME E SANGUE


“Fabrizio Carcano”
“La Padania 25.10.2012”

Pur di restare a galla va bene tutto. Anche una nuova manovra- mazzata tutto lacrime e sangue. Per i  cittadini ovviamente. Eppure nei giorni scorsi dalle segreterie di largo del Nazareno, sede del Pd, e di via dell'Umiltà, quartier generale del Pdl, era tutto un levarsi di minacce e ultimatum. Tutti pronti a scagliare fulmini e saette contro il Governo e la sua legge di stabilità tutta tasse. Una manovra oggettivamente indigeribile, per le tasche dei cittadini, che si ritroveranno a pagare 2,5 miliardi di tasse in più tra aumenti  Iva e taglio delle detrazioni. Una manovra indigesta per i partiti che la dovrebbero votare, perché il rischio  di pagare un conto salato nelle urne sarebbero altissimo. E qui il condizionale è d'obbligo perché da ieri i fulmini e le saette sono stati messi nel dimenticatoio politico e mediatico, e dal bastone improvvisamente si è passati alla carota. perché nessuno, nel Pd e nel Pdl, ha il coraggio, e la dignità politica, di prendersi la  responsabilità e fermare la folle corsa del Governo dei professori-tassatori. E allora ecco la solita  formuletta magica. Incontri a Palazzo Chigi, prima con la delegazione del Pdl e poi con quella del Pd, e  rassicurazione che la manovra verrà modificata. E tutti apparentemente contenti. Tranne i cittadini  sommersi di tasse. Anche se non si capisce come e dove potrebbe essere modificata questa manovra. Il  ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, ha dato massima disponibilità alle modifiche purché i saldi della  manovra restino invariati. In sintesi gattopardesca: cambiare tutto a parole per poi non cambiare nulla nei fatti. Le modifiche sono possibili mantenendo gli stessi saldi. Questo governo, va ricordato, sta cercando di  rimediare ad impegni presi da altri. Non è semplice per nessuno. Come dire che i 2,5 miliardi di tasse  aggiuntive non si toccano. Nelle commissioni Bilancio e Finanze comunque si lavora a emendamenti tripartisan Pd-Pd i-Udc per abrogare l'aumento delle ore di insegnamento settimanali da 18 a 24, per riscrivere le norme fiscali, a partire dall'aumento di un punto dell'Iva previsto per l'estate 2013 o per  imporre uno stop anche alla retroattività dei limiti sulle detrazioni, mentre in commissione Lavoro è stato  approvato un emendamento che amplia le garanzie per gli esodati. Tanto fumo per nascondere l'indigesto  arrosto. E così Pierluigi Bersani può esultare come se avesse vinto le primarie. E' stato un buon incontro.
Ho trovato Mario Monti disponibile a correzioni sul ddl di stabilità. Le norme sulla scuola vanno  riconsiderate. Vanno salvaguardati gli enti locali. Ci saranno correzioni anche sulla parte fiscale. E' stato  incontro buono, dove finalmente ho avuto modo di esporre le mie ragioni e quelle del mio partito su alcuni aspetti. Confermo che ci vorrà qualche modifica a partire da sistema delle detrazioni, ha ponzionato il  segretario del Pd, che ha poi dovuto ammettere che la manovra bastona i ceti più popolari, con uno  sfumato se mettiamo tutto assieme, l' idea che i ceti popolari ci guadagnino mostra dei limiti . Rimane da  capire, visti i paletti fissati da Grilli e poi ribaditi da Monti, come potrà essere migliorata questa manovra.  Certo Bersani ha incassato la salvezza dell'Esecutivo e scongiurato il rischio di elezioni anticipate di un un tre mesi. Come aveva annunciato al mattino ( Non ci sono rischi per il Governo, alla fune un accordo lo  raggiungiamo ) ha trovato una provvisoria quadra. Una quadra al netto dei mugugni, più mediatici che  politici, del Pdl, che con l'esperto Renato Brunetta parla di manovra da riscrivere e con il segretario Angelino Alfano di manovra recessiva. Se alle parole seguissero i fatti in Parlamento dovrebbero mancare i  voti del Pdl e il Governo andrebbe a casa. Ma il condizionale è sempre obbligatorio. E Alfano infatti sibila:  La manovra rischia di essere recessiva, d i essere contro la ripresa economica, se si dovesse mantenere  l'aumento dell'Iva. Abbiamo illustrato il nostro punto di vista al Presidente del Consiglio il quale ci ha  ascoltato con grande attenzione, senza darci ancora risposte. Non ci siamo limitati a discutere degli aspetti  più negativi della legge, ma abbiamo fatto anche una proposta per la creazione di due fondi: uno a  sostegno della famiglia, l'altro per le imprese. Hanno entrambi lo scopo di ridurre la pressione fiscale. Ma resta sempre la solita domanda: come si fa a ridurre le tasse se la manovra deve restare a saldi invariati?  Semplice, non si riducono. Sempre meglio, per il Pd e il Pdl, che far cadere il Governo e andare al voto  anticipato.  

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