martedì 25 settembre 2012

Zingari con tre vetture intestate ma portoghesi sullo scuolabus

"Camilla Vanaria"
"La Padania 23.09.2012"


BRÈSA - Nonostante le barricate del finto buonismo si siano alzate, non arretra di un passo il vice sindaco e  assessore alla Sicurezza di Brescia Fabio Rolfi, sulla decisione di sospendere il servizio di scuolabus alle  famiglie di Rom e Sinti risultate morose nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Ieri al Comando di  Polizia locale, Rolfi ha precisato alla stampa la propria posizione in merito alla sospensione dei servizi per le comunità Rom e Sinti. Questi ultimi, si trovano in una posizione debitoria di 140.000 euro nei confronti del  Comune di Brescia per servizi scolastici non obbligatori (autobus, mensa e scuola materna) erogati negli  ultimi anni. «Voglio subito chiarire - ha spiegato Rolfi - che si tratta di servizi non obbligatori che vengono  erogati solo su richiesta da parte delle famiglie: nessun diritto è quindi negato. L’Amministrazione comunale si  è limitata a trattare le famiglie nomadi presenti in città nello stesso modo in cui vengono trattati tutti i cittadini  bresciani, senza alcun privilegio e senza alcuna penalizzazione. Le regole con cui vengono erogati i servizi comunali sono le stesse per tutti: italiani e stranieri, siano essi nomadi o stanziali. Le famiglie Rom e Sinti  hanno un debito di 140.000 euro e abbiamo saputo che da Regione Lombardia hanno ricevuto 7.400 euro  per la Dote scuola: di questo denaro, non una moneta è stata data al Comune per cercare di risanare almeno parzialmente la morosità. Abbiamo proposto anche un piano di rientro e una rateizzazione del debito, proposte rifiutate categoricamente. Ci sembrava giusto dunque mandare un messaggio forte e chiaro anche a  coloro che fanno i salti mortali ogni mese per pagare i servizi scolastici dei figli e che avevano tutto il diritto di  sentirsi presi in giro». «Nessun altro bambino può godere di un servizio di trasporto pubblico personalizzato, che arrivi appositamente di fronte a casa sua, come avveniva invece per i residenti dei campi nomadi.
E ci  sono altri bambini - continua Rolfi - non di etnia Rom o Sinti che purtroppo non possono accedere ai servizi  per posizioni debitorie dei genitori. Non dobbiamo più commettere l’errore di strumentalizzare il diritto allo  studio giustificando posizioni assistenzialiste che questa città non accetta più». «Per quel che riguarda il  trasporto - chiarisce il vicesindaco leghista - , abbiamo fatto un rapido controllo dei veicoli posseduti dai  genitori capifamiglia dei bambini Rom e Sinti interessati: abbiamo così scoperto (vedi la tabella qui a fianco,  ndr) che sono davvero pochi coloro che non hanno mezzi privati. Molti possiedono veicoli anche di grossa  cilindrata, nonostante i debiti accumulati con il Comune di Brescia». «Lunedì mattina i dirigenti del settore  Traffico faranno infine un sopralluogo per verificare quali accorgimenti devono essere presi per mettere in  sicurezza il percorso pedonale che da via Borgosatollo porto all’istituto scolastico », prosegue Rolfi,  ricordando che «i tassi di assenza da scuola dei bambini Rom e Sinti sono preoccupanti. Mandare i figli a  scuola è obbligatorio: per questo siamo pronti a segnalare alle autorità competenti assenze prolungate e  ripetute». I criteri di ammissione ai servizi scolastici erogati dal Comune sono regolati dalla deliberazione di Giunta n° 124 del 4 marzo 2011, dove si specifica chiaramente che l’ammissione ai servizi è subordinata all’eliminazione di eventuali situazioni debitorie pregresse di ciascun utente riguardanti i servizi scolastici  erogati dal Settore Pubblica Istruzione. Quelli ai quali i debitori non sono ammessi, sono servizi che il  Comune non ha alcun obbligo di erogare: si tratta di servizi facoltativi, ai quali le famiglie possono liberamente  decidere di iscrivere o meno i figli. I debitori possono essere ammessi ai servizi solo nel caso di una relazione del Settore Servizi Sociali che certifichi lo stato di grave indigenza della famiglia. Negli anni scorsi, per i  nomadi, veniva fatta una relazione non individuale, bensì collettiva, che certificava come i residenti nei campi  di via Orzinuovi e via Borgosatollo fossero tutti in uno stato di bisogno tale da richiedere l’ammissione al  servizio nonostante la situazione debitoria. Per Rolfi questa è una decisione «giusta ed inevitabile che  privilegia il rispetto delle regole e che manda un messaggio di serietà a tutti i bresciani che nonostante la  difficilissima contingenza economica fanno rinunce per permettere ai figli i servizi facoltativi ma spesso  necessari per questioni lavorative degli stessi. La scelta di continuare a permettere questa situazione si  rivelerebbe un insulto per tutti coloro che scelgono di vivere nella legalità e nel rispetto delle norme basilari di  convivenza civile». Insomma, al di là delle scelte buoniste di taluni amministratori per il vicesindaco della  Leonessa è essenziale evitare scelte assistenzialistiche prive di ogni logica e che premiano solo la “furbizia”  degli approfittatori a scapito degli onesti. 

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