“Luca Tavecchio”
“La Padania 02/03.12.2012”
Immaginate una media città come Udine che in sei anni viene svuotata e si ritrova solo con una moltitudine di case vuote. È quello che sta succedendo, dal 2006, con i pignoramenti: una silenziosa "strage" di abitazioni che ritornano nelle grinfie delle banche e di famiglie lasciate in mezzo alla strada. Sono circa centomila, secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, le persone che in sei anni hanno perso la casa perché incapaci di sostenerne le spese. Con un aumento, per quanto riguarda il 2012, del 22,8%. Che, nella realtà, significa 45.859 soggetti a cui la banca ha " requisito" l'abitazione. Secondo i calcoli delle due associazione di consumatori, che hanno effettuato un'indagine nei tribunali delle principali città, tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75%, l'ulteriore aumento di quest'anno fa arrivare la crescita del fenomeno, in cinque anni vicino al 100%. Così, mentre la Spagna vara una moratoria di due anni su i pignoramenti, in Italia viene lasciato campo libero alle banche che, è bene ricordarlo, hanno ricevuto 274,6 miliardi di prestiti triennali al tasso dell'1% dalla Bce, serviti non certo ad aiutare famiglie e imprese quanto invece - denunciano le associazioni di consumatori ad «abbellire i bilanci e pagare i dividendi ai loro azionisti». Nell'analisi delle due associazioni emerge che la crescita percentuale maggiore di pignoramenti si registra a Prato (+50,7%), seguita da Bolzano (+44,3%), Cagliari (+41,1%) e Roma (+32,6%). In termini assoluti invece il primato spetta a Milano, con ben 981 nuovi pignoramenti rispetto all'anno scorso, seguita da Roma, con 884, e Torino, con 837.
Dall'analisi di Adusbef e Federconsumatori emerge inoltre che, tra il 2006 e il 2007, data della prima rilevazione la crescita dei pignoramenti è stata in media del 23%, con aumenti superiori al 20% nelle principali città italiane, con procedure immobiliari pari al 3,5% del totale dei mutui, corrispondente, in valori assoluti , a circa 120 mila casi su 3,5 milioni di mutui erogati. A partire dal 2008 invece la musica è cambiata radicalmente, sia per il deflagrare della crisi economica che per la riforma della legge fallimentare, fino ad arrivare all’Annus horribilis 2010, quando l'incremento dei pignoramenti è stato addirittura dei 31,8%. Se - concludono quindi le due associazioni - vengono sommati gli aumenti annuali dei pignoramenti, a partire dal 2006, si arriva ad un incremento del +139,8% in sette anni. Secondo la deputata Emanuela Munerato «questa che stiamo vivendo è una crisi peggiore del 2008 perché i dati parlano chiaro. Se non si riesce a pagare il mutuo, se non si riescono a pagare le bollette, se non si riesce a portare a casa un po' di soldi per arrivare al 20 del mese allora è grande depressione. Il nord, in particolare, è colpito da questa crisi anche per colpa di un governo che non sta facendo nulla per la crescita, ha solo tassato, tassato, tassato».
Dall'analisi di Adusbef e Federconsumatori emerge inoltre che, tra il 2006 e il 2007, data della prima rilevazione la crescita dei pignoramenti è stata in media del 23%, con aumenti superiori al 20% nelle principali città italiane, con procedure immobiliari pari al 3,5% del totale dei mutui, corrispondente, in valori assoluti , a circa 120 mila casi su 3,5 milioni di mutui erogati. A partire dal 2008 invece la musica è cambiata radicalmente, sia per il deflagrare della crisi economica che per la riforma della legge fallimentare, fino ad arrivare all’Annus horribilis 2010, quando l'incremento dei pignoramenti è stato addirittura dei 31,8%. Se - concludono quindi le due associazioni - vengono sommati gli aumenti annuali dei pignoramenti, a partire dal 2006, si arriva ad un incremento del +139,8% in sette anni. Secondo la deputata Emanuela Munerato «questa che stiamo vivendo è una crisi peggiore del 2008 perché i dati parlano chiaro. Se non si riesce a pagare il mutuo, se non si riescono a pagare le bollette, se non si riesce a portare a casa un po' di soldi per arrivare al 20 del mese allora è grande depressione. Il nord, in particolare, è colpito da questa crisi anche per colpa di un governo che non sta facendo nulla per la crescita, ha solo tassato, tassato, tassato».

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