“Iva Garibaldi”
“La Padania 31.10.2012”
Sui cibi ci sarà un'etichetta chiara e precisa con l'indicazione del
luogo di provenienza non solo del
prodotto finale ma anche dei singoli ingredienti. Insomma basta con le
mozzarelle fatte con latte cinese ma
spacciate come italiane oppure con il falso parmigiano. La legge per l
'etichetta trasparente l'aveva fatta nel
2011 Luca Zaia, all'epoca ministro ma è sempre rimasta nel cassetto
perché il Governo Monti non ha mai fatto
nulla per rendere operative quelle norme. Ma ieri finalmente qualcosa è
cambiato con il sì all'unanimità della
commissione agricoltura del Senato al testo di Gianpaolo Vallardi. «Finalmente i
cittadini sapranno cosa comprano e
soprattutto cosa mangiano – osserva Val lardi - Al massimo fra 60 giorni su
ogni prodotto alimentare venduto nel
nostro Paese i consumatori troveranno il luogo di produzione, l'azienda produttrice la data, la veridicità del
contenuto». L'esponente leghista sottolinea che «la nostra vera risorsa come materia prima è l'ambiente e
l'agricoltura e mi sembra veramente da matti non aver attuato un provvedimento per la sua tutela. Il sospetto,
per la verità, è che a bloccare questo rinnovamento siano stati interessi superiori che non sono certo quelli
dei cittadini». Ma in commissione il sì è stato unanime: «Mi ha colpito il fatto che ci sia stata fin dall'
inizio una grande solidarietà e unanimità segno che anche i componenti di
maggioranza votano ma non condividono i provvedimenti di questo governo». Ma è
una bella soddisfazione essere riusciti a far approvare dal Senato la legge che
obbligherà l'Esecutivo a rendere operativa la legge Zaia. Ora il testo passa
alla Camera. E' ora di mettere un freno allo strapotere delle multinazionali
che speculano sulla pelle dei cittadini. «E' ora di mettere un freno al
business della contraffazione.
Un giro d'affari - spiega Vallardi - pari a 60 miliardi l'anno. Sono convinto che dietro alla mancata attuazione della legge Zaia ci siano gli interessi economici delle multinazionali che comprano prodotti agroalimentari a bassissimo prezzo e qualità, mettono un nome italiano e li spacciano come tali. E' una truffa legalizzata che arricchisce solo i grandi imprenditori a danno degli interessi economici e di salute dei cittadini italiani. E' inutile che continuiamo a parlare di tipicità, biodiversità, biologico o dieta mediterranea come valore aggiunto se poi permettiamo di commercializzare prodotti come made in ltaly ma che in realtà sono solo dei falsi«. Il testo Vallardi obbliga il produttore, pena multe e denunce penali, a scrivere sull'etichetta l'identità di chi lo produce, la data e soprattutto la veridicità del contenuto. Oggi invece ancora non è così, si spacciano per made in ltaly alimenti che di italiano hanno solo una minima percentuale. Oggi si può spacciare come made in ltaly anche alimenti che per l'80% vengono da fuori».
Un giro d'affari - spiega Vallardi - pari a 60 miliardi l'anno. Sono convinto che dietro alla mancata attuazione della legge Zaia ci siano gli interessi economici delle multinazionali che comprano prodotti agroalimentari a bassissimo prezzo e qualità, mettono un nome italiano e li spacciano come tali. E' una truffa legalizzata che arricchisce solo i grandi imprenditori a danno degli interessi economici e di salute dei cittadini italiani. E' inutile che continuiamo a parlare di tipicità, biodiversità, biologico o dieta mediterranea come valore aggiunto se poi permettiamo di commercializzare prodotti come made in ltaly ma che in realtà sono solo dei falsi«. Il testo Vallardi obbliga il produttore, pena multe e denunce penali, a scrivere sull'etichetta l'identità di chi lo produce, la data e soprattutto la veridicità del contenuto. Oggi invece ancora non è così, si spacciano per made in ltaly alimenti che di italiano hanno solo una minima percentuale. Oggi si può spacciare come made in ltaly anche alimenti che per l'80% vengono da fuori».

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