mercoledì 31 ottobre 2012

La Primavera Araba? Per le donne è sempre l'inverno della violenza


“Simone Baiocchi”
“La Padania 31.10.2012”

La primavera è la stagione della fioritura, il periodo in cui le rigide giornate invernali lasciano spazio a temperature più gradevoli; è fertilità, è rinnovamento. "Primavere arabe" sono state definite le rivoluzioni che hanno interessato il nord Africa e che hanno determinato il rovesciamento di regimi storici, tra i quali uello libico di Muammar Gheddafi, catturato e ucciso dai rivoltosi. Da tali, epocali, eventi il mondo, in particolare quello occidentale, si aspetta una svolta progressista che consenta ai Paesi interessati di ricostruire le loro istituzioni e di darsi stabili governi democratici. Il problema è ora analizzare se la Primavera araba abbia effettivamente apportato quel rinnovamento, nei vari ambiti della vita politica, economica e soprattutto sociale, di un Paese che vuole dirsi a questo punto veramente democratico. Proprio su questo ha puntato l'attenzione il convegno "Le Rivoluzioni nel Medio Oriente: quale futuro per le donne?", organizzato dall'Associazione Summit, presieduta da Fiamma Nirenstein, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, hanno partecipato anche Dalia Ziada, direttrice dell' lbn Khaldun Center for Development Studiese blogger, Wala Gasmi, fondatrice del Fronte Giovanile Tunisino, Nazerin Ansari, direttrice del giornale in lingua farsi "Kayhan-London" e il parlamentare leghista Massimo Polledri. In realtà, ciò che si è registrato, come tutti i vari relatori hanno convenuto, è una prospettiva nient'affatto positiva per le donne: già I'Economist, lo scorso anno, aveva sottolineato come ad esempio  in Egitto e in Tunisia le donne stanno assistendo ad una sostanziale compressione dei loro diritti a causa del generale atteggiamento delle forze al potere, che non nascondono una marcata profonda islamica conservatrice. In particolare la Tunisia, come ha affermato Valentina Colombo, docente di Geopolitica all'Università Europea di Roma.
Quanto al ruolo e alle responsabilità dell'Occidente, Polledri si è detto d'accordo con la proposta della Nirenstein di non contribuire finanziariamente alla ricostruzione di quei Paesi fino a un completo riconoscimento dei diritti fondamentali, denunciando «un'eccessiva tolleranza, quasi timidezza, dell'occidente nel prendere una posizione netta contro le violenze sulle donne avvenute troppo spesso sul nostro stesso territorio da parte di uomini musulmani. l drammatici fatti di sangue di Brescia - ha aggiunto Polledri -, dove Hina Saleem fu sgozzata e sepolta nell'orto di casa per aver rifiutato il matrimonio combinato dal padre, o di Pordenone, dove Sanaa Dafani fu accoltellata dal padre perché non avrebbe dovuto fidanzarsi con un italiano, devono essere sempre ben presenti nella nostra mente». La vittoria dei Fratelli Musulmani e di Ennahda in Egitto e in Tunisia, in effetti, non rappresentano un bel segnale per le donne, che hanno comunque avuto un ruolo fondamentale nella diffusione dei movimenti rivoluzionari. «La Dichiarazione del Cairo giustifica la limitazione dei diritti fondamentali in nome della Sharia: chiunque la condivida è incompatibile con qualsiasi processo democratico. Sto raccogliendo le  firme per una mozione che impegna il Governo oltreché a sostenere in tutte le sedi, anche internazionali, la necessità di tutelare le libertà fondamentali, anche a collaborare con la società civile per incoraggiare il dialogo, l'educazione e la comprensione delle libertà individuali», ha concluso Polledri. 

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