"Andrea Accorsi"
"La Padania 26.08.2012"
Rinegoziare i termini del “con tratto ” che ci lega all’Europa. Quei termini in base ai quali l’Italia contribuisce al bilancio europeo nella misura del 14 per cento, per ricevere indietro il 10. Una differenza che da sempre, da quando è nata l’Ue, penalizza il nostro Paese a favore degli “ultimi arrivati” e dei Paesi economicamente più deboli. Ma che non ha più senso nel momento in cui a Bruxelles anche la nostra economia viene giudicata in difficoltà rispetto a quella dei Paesi “forti”. A farne le spese sono diversi settori di investimenti, a cominciare da quello primario. Che soffre ancora di più in una situazione di profonda crisi come quella che stiamo vivendo. Ecco quindi che il discrimine tra dare/avere nei passaggi di denaro tra Roma e Bruxelles, che ci costa in media 5 miliardi di euro all’anno, pesa. E non è più tollerabile. Ci sta pensando - almeno così dice - il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania, secondo il quale «usciamo da una fase assai lunga in cui abbiamo sostanzialmente delegato tutte le scelte in materia di politica agricola all’Unione europea. Noi dobbiamo prendere atto che non è sufficiente applicare i regolamenti comunitari in materia agricola».

















