lunedì 27 agosto 2012

L’ULTIMA LADRATA CI FREGANO 5 MILIARDI !!!


"Andrea Accorsi"
"La Padania 26.08.2012"

Rinegoziare i termini del “con tratto ” che ci lega all’Europa. Quei termini in base ai quali l’Italia contribuisce al bilancio europeo nella misura del 14 per cento, per ricevere indietro il 10. Una differenza che da sempre,  da quando è nata l’Ue, penalizza il nostro Paese a favore degli “ultimi arrivati” e dei Paesi economicamente più deboli. Ma che non ha più senso nel momento in cui a Bruxelles anche la nostra economia viene giudicata  in difficoltà rispetto a quella dei Paesi “forti”. A farne le spese sono diversi settori di investimenti, a  cominciare da quello primario. Che soffre ancora di più in una situazione di profonda crisi come quella che  stiamo vivendo. Ecco quindi che il discrimine tra dare/avere nei passaggi di denaro tra Roma e Bruxelles, che  ci costa in media 5 miliardi di euro all’anno, pesa. E non è più tollerabile. Ci sta pensando - almeno così dice  - il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania, secondo il quale «usciamo da una  fase assai lunga in cui abbiamo sostanzialmente delegato tutte le scelte in materia di politica agricola  all’Unione europea. Noi dobbiamo prendere atto che non è sufficiente applicare i regolamenti comunitari in materia agricola».

Il Comune taglia sulla scuola Istruzione a rischio a Melegnano


La scure dei tagli si abbatte anche sulle scuole: diminuiscono i fondi del Comune per il diritto allo studio. «Il taglio è di 77mila euro. A rischio il futuro di alcuni servizi, come il progetto Star bene a Scuola (un’iniziativa di prevenzione del disagio, ndr)». A lanciare il sasso è Pietro Mezzi, capogruppo di centrosinistra Melegnano in Consiglio comunale. Il leader dell’opposizione accusa la giunta azzurra del sindaco Vito Bellomo di aver ridotto, per l’anno 2012-2013, i contributi destinati al mondo dell’istruzione.


«La maggioranza di destra, mentre da un lato aumenta le tasse (+ 60% di addizionale Irpef), dall’altro taglia i fondi per i servizi e i progetti educativi – incalza Mezzi -. Il Piano per il diritto allo studio avrà così meno risorse a disposizione per la gestione dei servizi scolastici (-20% sull’anno precedente), i contributi individuali, gli interventi a favore delle scuole (-30%), le pari opportunità formative, il sostegno al diritto di istruzione (-30%), le prestazioni in altri Comuni.

giovedì 9 agosto 2012

Monti ne spara 1200, ma il Pil fa -2,5%

"Paolo Guido Bassi"
"La Padania 08.08.2012"


Mentre l’Istat certifica che il Pil italiano sprofonda a -2,5% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso, Mario Monti parla di altri numeri sostenendo che «se il precedente Governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1200 o qualcosa di simile». L’attacco a chi lo ha preceduto a palazzo Chigi arriva a mezzo stampa (estera) con un articolo del Wall Street Journal. L’intervista pare risalga a un mese fa, ma è  stata pubblicata solo ieri, sollevando il prevedibile vespaio di polemiche. Anche perché il partito dell’ex   premier - pure se spesso i suoi esponenti cercano o fanno finta di dimenticarsene - è, insieme a Pd e Udc,  socio di maggioranza dell’attuale Esecutivo. La rappresaglia azzurra per “l’aggressione” al Cavaliere prende  corpo alla prima occasione utile. Al Senato il numero legale manca per quattro volte e la seduta viene  sospesa (i lavori riprenderanno il 6 settembre, ndr), mentre alla Camera i deputati pidiellini fanno andare sotto il Governo su un ordine del giorno del decreto per la spending review che riguarda la sicurezza. Il  tesoriere Pietro Laffranco, conferma: «Lo abbiamo fatto apposta per protesta contro le parole di Monti su  Berlusconi. Ha detto una sacrosanta sciocchezza e noi abbiamo voluto lanciare un segnale». Prima di lui altri berlusconiani avevano gridato al tradimento. «Le parole del presidente del Consiglio sono politicamente  insensate e scientificamente inspiegabili per un economista come lui», aveva tuonato il segretario del partito Angelino Alfano facendo eco alle parole del capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto che aveva parlato di: «Provocazione inutile e stupida».

Prefetture addio, il Governo dice sì

"Paolo Guido Bassi"
"La Padania 08.08.2012"


Una timida apertura all’idea di abolire le prefetture l’aveva fatta giusto un paio di settimane fa il ministro della  Funzione pubblica. Con il riordino delle Province, aveva spiegato Filippo Patroni Griffi a Repubblica, il  venire meno del commissario governativo nelle città capoluogo «va quasi in automatico. Lo stesso vale per  tutti gli uffici periferici dello Stato ». Verba volant, però. A mettere nero su bianco un impegno ci ha pensato il deputato leghista Marco Rondini, autore di un Ordine del Giorno accolto ieri dal Governo durante la  discussione sulla conversione in legge del decreto Spending review. Nel documento leghista si impegna  Palazzo Chigi a «verificare l'opportunità di idonee iniziative volte ad introdurre efficaci misure di controllo e  monitoraggio delle singole voci di spesa riferite rispettivamente a ciascuna prefettura per ciascun ambito  territoriale, in particolare al fine di verificare e rendere pubblici i dati relativi all'emolumento omnicomprensivo di ogni voce remunerativa, compensativa, anche forfetariamente, di ciascuna prefettura e di ciascun prefetto,  prefetto vicario, vice prefetto e prefetto aggiunto, singolarmente considerata, nonché l'elenco delle voci di costo delle spese di rappresentanza e per alloggi di servizio, prevedendo anche l'obbligo di pubblicazione dei  relativi dati sui siti istituzionali di ciascuna prefettura». Inoltre viene “impegnato” il Governo - ed è questa la  parte più interessante - «a valutare, alla luce delle considerazioni esposte e dell'incidenza sulla spesa pubblica  del mantenimento delle prefetture, di adottare iniziative volte alla loro eliminazione, atteso che l'esercizio delle funzioni da esse esercitate può essere compiutamente svolto da Regioni e Province».

martedì 7 agosto 2012

Bitonci - spending review: "la realtà è che il vostro Governo non ha alcuna intenzione di cambiare le cose; a voi questo baraccone chiamato Italia sta bene così com’è!"


Signor Presidente,
con revisione della spesa pubblica, in inglese spending review, si in tende quel processo diretto a migliorare l'efficienza e l'efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica.
Dovrebbe significare, e non bisogna essere dei grandi esperti di economia, che i capitoli di spesa di uno o più ministeri vengono passati al setaccio per vedere cosa può essere tagliato, per scoprire se ci sono sprechi da eliminare.
Ma in realtà questa è una mini manovra finanziaria, non una spending review, venduta come un'importante operazione di razionalizzazione della spesa pubblica, ma che poi scopriamo essere, esigua, tanto che se si vanno a vedere i saldi effettivi, c'è una riduzione della spesa di circa 4 miliardi di euro, appena sufficienti per sterilizzare l'aumento dell'IVA a breve termine.
Mentre la vera spesa pubblica, quest'anno, secondo il bilancio presentato dal Vostro Governo, aumenta di 10 miliardi.
La priorità da affrontare è quello dell’immenso debito pubblico, con un valore pari quasi 2.000 miliardi, mentre ci attestiamo al 123% sul PIL: stiamo superando ogni record.
Le previsioni del FMI sono pessime anche per il 2013 e 2014, insomma la recessione non se ne va, e questo ce lo ricorda continuamente anche l'Europa.

Giancarlo Giorgetti: «Per noi padani la Merkel è più vicina di Alfano»

"Matteo Pandini"
"Libero 07.08.2012"


Bene la Merkel, così così Alfano. Giancarlo Giorgetti, responsabile economico della Lega targata Maroni, rompe il silenzio e detta la linea del Carroccio.
Onorevole, cominciamo dal dibattito sulla sovranità. Monti è stato criticato per un'intervista allo Spiegel in cui, in sostanza, chiede che i governi abbiano più poteri rispetto ai Parlamenti. «Il dibattito sulla sovranità è fuori senso. Approvando il fiscal compact c'è già stata l'accettazione delle regole europee. Diciamo che siamo in sovranità vigilata. Però in Italia non vogliamo che, se la Bce intervenisse per calmierare lo spread, possa richiedere condizioni».
Date ragione alla Merkel? «Ognuno fai propri interessi. Lei vuole verificare dove vanno i soldi che potrebbero arrivare qui».
E qui si parla di strapotere tedesco. «Non giova dar tutta la colpa ai tedeschi. È la ricerca del capro espiatorio».
Il problema dell'Italia è la produttività? «Il Nord ha grande produttività ma è allo stremo. Il metalmeccanico di Brescia è il più produttivo al mondo e, forse, il meno pagato».
La Bce deve intervenire per aiutare l'Italia? «Sì. Gli interventi che servono per abbassare i tassi e che non strozzano la possibilità di tagliare le tasse, vanno chiesti».

MONTI, CHE RINCULATA!

"Paolo Brera"
"La Padania 07.08.2012"


Come sta andando il nostro premier, detto all'inizio del suo mandato Supermario e magari, adesso che i mesi  sono passati, divenuto Infermario? Come sempre, ci sono luci ed ombre, ma il problema è appunto la  proporzione delle une e delle altre. E da mesi, ormai, il governo tecnico si trova in stallo e le ombre si stanno accumulando. La polemica che si è scatenata in Germania e in Europa per una dichiarazione avventata del Primo dei Non Eletti può fornire il punto di partenza per una valutazione. Ricapitoliamo. Monti è sempre  stato molto attento alla Germania, da cui dipende se vi sarà o meno un meccanismo europeo di soccorso per  i Paesi con debiti elevati e tassi d'interesse troppo salati. Ha sempre badato a lodarla, presentandosi come un  seguace dei valori tedeschi riguardo alla stabilità e dei metodi tedeschi per conseguirla. L'intervista allo  Spiegel serviva, nelle intenzioni, a far comprendere ai tedeschi che il loro atteggiamento intransigente sta  risuscitando vecchi rancori e pregiudizi e potrebbe portare alla fine dell'Unione Europea. Poi però il premier  ha strafatto e ha segnato un clamoroso autogol. Ecco che cosa ha veramente detto – ritradotto dal tedesco,  perché non è sicuro che ci si possa fidare delle versioni circolate in Italia: «Se i governi si lasciassero legare  completamente dalle decisioni dei loro parlamenti, senza proteggere un proprio spazio di manovra, la dissoluzione dell'Europa sarebbe più probabile di un'integrazione più stretta». Una frase molto infelice, specie  se pronunciata dal primo ministro di una repubblica parlamentare.

lunedì 6 agosto 2012

Conti in Sicilia, “ballano” 15 miliardi di euro

"Andrea Recaldin"
"La Padania 05.08.2012"


15 Miliardi e 730 milioni di euro. A tanto ammontano, a fine 2011, i residui attivi contabilizzati dalla Regione  Sicilia. Una cifra enorme, così come dichiarato dalla stessa Corte dei Conti regionale che, nell’ormai (tristemente) celebre relazione al Rendiconto regionale, ha confermato l’enormità di questa posta di bilancio  e la preoccupazione che gravità intorno ad essa. I residui attivi, infatti, sono una voce importante all’interno di  ogni bilancio, in quanto segnalano la presenza di risorse che l’ente dovrà incassare ma che, al momento della scrittura contabile, non ha ancora incassato. Un credito, in sostanza, che nella finanza pubblica si iscrive  dopo che, a fronte del rilievo di una somma che l’ente stesso accerta come credito (accertamento, appunto),  questo non si è ancora concretizzato positivamente (riscossione). Di per sé un credito non è un problema; o  almeno, è certamente una situazione migliore di una posizione debitoria. Se però il credito che si vanta  raggiunge in una sola Regione una cifra pari ad una manovra del Governo, 15 miliardi, allora qualche  problema potrebbe esserci. Il dato al 31 dicembre della Regione Sicilia è il risultato di una serie storica che la  tabella qui a fianco ci aiuta meglio a verificare, evidenziando come l’ammontare al termine del passato  esercizio sia il “frutto” di un negativo trend di anni. Anzi, proprio la tabella ci indica come tali crediti siano  stati accumulati per lo più in anni precedenti al 2002 (da quell’anno ad oggi, infatti, la montagna si è  ingigantita di “soli” tre miliardi).

Dote Scuola: richieste componente "Merito" anno scolastico 2011/2012



La Dote scuola - Componente “Merito” è assegnata agli studenti residenti in      Lombardia, capaci e meritevoli, che abbiano concluso in modo proficuo, nell’anno scolastico 2011/2012, il terzo anno della scuola media inferiore o una delle classi delle scuole medie superiori, presso una scuola statale o paritaria con sede in Lombardia o in regioni confinanti (purché lo studente rientri quotidianamente alla propria residenza).

Per poter presentare domanda gli studenti devono aver conseguito una valutazione eccellente nell’arco del percorso scolastico e devono avere specifici requisiti di reddito.


È possibile presentare la richiesta di Dote scuola - componente “Merito”, relativa ai risultati conseguiti nell’anno scolastico 2011/2012, compilando la domanda online dalle ore 12.00 del 3 settembre alle ore 17.00 del 1° ottobre 2012.


Per informazioni complete riguardo la Dote Scuola - componente "Merito" è possibile consultare la sezione dedicata alle pagg. 11-14 dell'avviso Dote Scuola - anno scolastico 2012/2013

MILANO-MEDA, COLLA (LEGA): "STRAGE DI MULTE, ALZARE LIMITE VELOCITÀ DI 10 KM/H"


"Sulla Milano-Meda è ormai strage di multe annunciata, per l'infausta decisione dell'assessore provinciale di Milano, De Nicola, di installare su questa arteria di grande scorrimento, ad altezza di Paderno Dugnano, due apparecchiature per la rilevazione della velocità tarate con limite ad 80 all'ora. Una scelta che abbiamo considerato fin da subito parecchio discutibile in quanto la Milano-Meda necessita di provvedimenti concreti per la sicurezza e non certamente di strumenti atti solo a fare cassa sulle tasche dei tanti cittadini milanesi e brianzoli che ogni giorno sono costretti a percorrere questa strada per motivi principalmente lavorativi". Lo dichiara Jari Colla, Consigliere regionale della Lega Nord in Regione Lombardia. "Dalle prime rilevazioni si è potuto accertare che quasi il 50% delle multe si riferisce ad automobilisti che percorrono la superstrada ad una velocità compresa fra gli 80 e i 90 chilometri orari. Non si tratta quindi di pirati della strada che si cimentano in corse clandestine, bensì di persone normalissime che percorrono una strada a due corsie, per senso di marcia, a velocità che riteniamo certamente accettabili.Date le circostanze riteniamo auspicabile un aumento della velocità minima consentita perlomeno di 10 chilometri, portando quindi il limite ad almeno 90 all'ora. Non è una questione secondaria - conclude il Consigliere regionale del Carroccio - perché vogliamo che le Istituzioni siano davvero al servizio dei cittadini, dimostrando quindi che il loro scopo non è quello di inventarsi sempre nuovi modi per estorcere soldi a chi lavora."

domenica 5 agosto 2012

"Provincia dei laghi", coro di sì alla proposta di Maroni

"La Stampa 05.08.2012"


Provincia autonoma interregionale dei laghi prealpini: dovrebbe essere questa, più o meno, la dizione del nuovo ente che il segretario della Lega Roberto Maroni immagina nel Nord Italia, a cavallo tra Piemonte e Lombardia. La mappa, infatti, mette insieme i territori provinciali di Novara e Verbano Cusio Ossola da una parte del Ticino e del Lago Maggiore e di Como, Varese, Lecco e Sondrio dall’altra. Una novità assoluta per la Costituzione che prevede le province autonome ma non interregionali e anche per la spending review che stabilisce accorpamenti ma solo nella stessa Regione. L’idea, comunque, piace molto al Governatore del Piemonte, Roberto Cota, è sottoscritta in pieno dal presidente del Vco Massimo Nobili ed è «degna di attenzione» anche per quello novarese, Diego Sozzani. La proposta è stata lanciata da Roberto Maroni nei giorni scorsi ma Cota la conosceva già: «Il segretario me ne aveva parlato e l’avevo condivisa con lui. Riunisce provincie omogenee che hanno le stesse caratteristiche e che in parte stanno lavorando insieme molto bene con la Regio Insubrica. Nelle prossime settimane definiremo una proposta di legge costituzionale per creare un percorso ad hoc: la Provincia sarà unica e autonoma, le Regioni però manterranno la giurisdizione sui loro territori». 

NIENTE PIÙ PATTI SINDACI IN GUERRA

"Alessandro Montanari"
"La Padania 05.08.2012"


MILÀN - Roberto Maroni l’ha detto in modo molto chiaro: «Il patto di stabilità sarà la nostra grande  battaglia d’autunno». Roma, dunque, è avvisata: il Carroccio sarà il punto di riferimento di tutti quei sindaci   guerrieri che hanno deciso di affrancarsi dai vincoli di finanza interna che di fatto impediscono di rimettere in  moto le languenti economie locali, vietando di avviare nuove opere, o persino proibendo di pagare le imprese  che hanno lavorato per la pubblica amministrazione, anche a fronte di avanzi di cassa. E questo per via della  più ingiusta delle regole generali, quella per cui, siccome qualcuno ha sbagliato dissipando montagne di  denaro pubblico, ora tutti, anche chi ha amministrato responsabilmente le proprie città, dovranno pagare nello stesso modo. Nello specifico, sottomettendosi al rigorismo più dozzinale e severo. Ora però c’è una  novità: il Nord non ha più intenzione di sottostare al giogo economico, che poi è anche profondamente politico, del Patto di Stabilità. La rivolta lanciata dai sindaci dei capoluoghi veneti, decisi a sforare in massa i  vincoli del Patto a fronte dei nuovi tagli contenuti nella spending review, dà infatti il segnale, chiarissimo ed  inequivocabile, che la Questione Settentrionale ha ripreso a sanguinare e che la Lega è pronta a organizzare la trincea e a guidare la battaglia. Oltre al ruolo di leadership giocato sul territorio dai suoi primi cittadini, il  veronese Flavio Tosi e il trevigiano Gian Paolo Gobbo, il Carroccio ha subito disposto il suo cordone  sanitario intorno ai borgomastri ribelli nel tentativo di proteggerli dalle ritorsioni di Roma. Con loro, ad  esempio, si è immediatamente schierato Luca Zaia. «La Regione del Veneto - ha annunciato il Governatore -  è pronta a sostenere l’azione minacciata dai sindaci.

Bufera sul regalo da 343 milioni di euro per coprire il buco sanitario della Sicilia

"Carlo Pighini"
"Il Vostro Quotidiano 03.08.2012"




È mezza rivolta (nordista) contro la solita Sicilia sprecona. E contro lo Stato centrale sempre pronto a coprire i debiti contratti da Palermo. Cresce infatti l’indignazione per la decisione presa stamane dal Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, organismo statale creato presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri), che ha sbloccato oltre 343 milioni di euro per la copertura del debito sanitario della Regione Sicilia. È questo uno degli interventi previsti nell’ambito della programmazione delle risorse residue del Fondo di Sviluppo e Coesione.

FORMIGONI - Qualche ora e le reazioni non si sono fatte attendere. Stranamente ancora silente la Lega Nord, il primo a dar fuoco le polveri è stato, per una volta, il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: «Il Cipe ha stanziato 343 milioni per la copertura del debito sanitario della regione Sicilia, è una sassata alla nuca delle altre Regioni italiane, in particolare di quelle virtuose, quindi soprattutto della Lombardia».

Il piano di Bobo Maroni per ridare i soldi al Nord

"Libero 04.08.2012"

Hanno ragione i meridionalisti quando sostengono che l’unità politica italiana abbia schiacciato sul nascere la loro neonata industria e che abbia oppresso il Sud di tasse e balzelli che erano prima sconosciuti, ma abbiamo doppiamente ragione noi – gente del Nord – a sostenere che lo stesso trattamento ci è stato riservato moltiplicato per cento. Anche perché – e non è solo una sensazione – i centocinquant’anni di tricolore si sono trasformati in un meccanismo che ha ulteriormente stritolato la nostra economia, un «bancomat padano» dal quale attingere in modo sistematico. Le pagine scritte con vigore da Gilberto Oneto ne sono una testimonianza, una riprova che i nostri padri (e madri) di famiglia sanno benissimo ogni volta che faticosamente cercano di far quadrare i conti di casa e fa davvero male leggere – come ci ricorda l’autore – che ogni cittadino lombardo nell’arco della sua vita versa come tassa patriottica circa 260mila euro e cioè un appartamento di media grandezza con finiture di lusso, un paio di Ferrari o un centinaio di vacanze ai Caraibi. 

giovedì 2 agosto 2012

IL GOVERNO LICENZIA AL NORD E ASSUME 150MILA IMMIGRATI

"Fabrizio Carcano"
"La Padania 02.08.2012"


Prima pensiamo gli immigrati, poi ai cittadini! Il programma su cui favoleggiano nel centrosinistra da anni  (porte aperte per tutti, ricongiungimenti facili, cittadinanza e diritto di voto subito, ius soli ecc ecc...) e su cui  hanno fantasticato vanamente i vari Vendola, Ferrero, Pecoraro Scanio, sta già venendo messo in pratica, oggi, dal Governo dei finti tecnici, che si prepara a regolarizzare un piccolo esercito di immigrati. Almeno 150 mila, ma potrebbero essere di più, ma molti di più. La notizia peraltro era attesa e non stupisce eccessivamente, anche se diventa ancora più clamorosa e roboante per la sua tempistica. L’altro ieri,  martedì, l’Istat impietosamente ha comunicato che 2,8 milioni di italiani sono senza lavoro, in pratica un  cittadino su dieci è disoccupato, escludendo studenti e pensionati. Ci si attendeva una pronta risposta del  premier Mario Monti o dalla sua ministra di ferro, l’ineffabile Elsa Fornero, invece niente. O meglio ecco la  risposta, ma per gli immigrati mica per i nostri cittadini... E così nemmeno ventiquattro ore dopo la denuncia dell’Istat sulla disoccupazione nostrana balzata al 10,8% (e al 34,3% quella giovanile) ecco la solerte risposta del Governo dei professori-pasticcioni, attraverso una bella maxi sanatoria per almeno 150mila  lavoratori extracomunitari attraverso l’incredibile escamotage "ravvedimento operoso del datore di lavoro".  Sanatoria a requisiti stracciati, quasi inesistenti, oltre tutto.

La Lega copre le vergogne di Pisapia

"Gianni Casati"
"La Padania 01.08.2012"


Il Consiglio di Stato blocca Area C, la tassa ambientale di Pisapia? Il sindaco se ne frega. Telecamere  spente, zero multe, zero pedaggi, ma i cartelli rimangono lì, in bella mostra a mietere inconsapevoli vittime tra  chi, non informato dello stop alla tassa, prima di varcare il limite del centro città, paga comunque i 5 euro di pedaggio. Per questo la Lega milanese, che nei giorni scorsi aveva chiesto all’amministrazione Pisapia di  togliere la segnaletica stradale ormai superata dalle sentenze, è passata ai fatti coprendo simbolicamente uno  dei cartelli ad uno dei varchi della famigerata area centrale della città. I consiglieri Alessandro Morelli e Max  Bastoni armati di scala si sono presentati in Cso Monforte celando con un manifesto e la scritta “Area C - Bocciata” un cartello tra i saluti degli automobilisti in transito non più gravati dalla gabella pisapiana. «Siamo  andati a porre rimedio ad un'altra mancanza del Comune che non copre i cartelli, traendo in inganno i milanesi e facendoli pagare una tassa inutile e che non dovrebbe esistere» ha spiegato Bastoni. «Abbiamo  deciso - aggiunge Morelli - di passare all’azione per difendere i cittadini» anche perché quella in corso «non  é una semplice sospensione estiva come si è affrettata a spiegare la Giunta, ma una sonora bocciatura dell’impianto della norma da parte dei giudici. Quei cartelli non dovrebbero proprio piú esserci in città e se  non verranno rapidamente coperti la Lega Nord continuerà nella sua opera di salvaguardia dei milanesi». Per  Morelli infine: «Pisapia si deve rendere conto che le norme vanno rispettate e lui e la sua Giunta non sono  sopra alle leggi solo perché si ammantano di un’aura buonista ».

Ramadan, il Comune sfratta i musulmani

"Andrea Bagatta"
"Il Cittadino 02.08.2012"

«Il tendone non può essere sia deposito di cantiere che sala riunioni»



La tensostruttura montata da­gli islamici per il Ramadan non è utilizzabile contemporaneamente come  deposito del vicino cantiere e come area riunioni: lo ha stabi­lito l’Asl e il Comune ha notifica­to la  comunicazione al Centro Culturale Islamico sabato matti­na scorso. È l’ennesimo atto am­ministrativo in una  “guerra” tra Comune e Centro islamico che du­ra ormai ininterrottamente dal­l’estate del 2009 e che ha già  visto diversi passaggi sia al Tar sia al consiglio di Stato. Per il Ramadan, aperto lo scorso 20 luglio, i  musulmani hanno alle­stito una tensostruttura nell’am­pio parco privato di loro proprietà al di là della  ferrovia, oltre il sot­topassaggio di via Crema, in zona industriale Lever. Nella stessa proprietà sono in corso  dei lavori sul tetto della palazzina, che gli islamici stanno ristrutturando. Il 19 luglio il Centro islamico ha protocollato in Comune una ri­chiesta per l’insediamento di una struttura temporanea per 90 gior­ni, una  tensostruttura per il rico­vero dei materiali di cantiere e per occasionali riunioni. La strut­tura è  ompletamente removibile e trattenuta a terra da un sistema di contrappesi. Già l’anno scorso gli islamici  avevano chiesto il permesso di installare una strut­tura removibile, ma il Comune aveva chiesto integrazioni di  do­cumentazione cosicché i tempi si allungarono fino a concedere il permesso a Ramadan già conclu­so. Quest’anno tutti gli incartamenti erano a posto e sebbene il sindaco abbia preparato un’ordinanza per intimare il rispetto della destina­zione d’uso e il divieto di preghie­ra, della stessa ordinanza ancora non c’è  traccia formale. «Ma l’or­dinanza è sospesa proprio perché è subentrato questo autorevole parere dell’Asl  che abbiamo prov­veduto a notificare agli islamici sabato mattina ­ spiega il sindaco Flavio Parmesani ­.

Fornero di nuovo contestata "Lo fanno perché sono donna"

"Libero 02.08.2012"


Lo sfogo di Elsa:  "Quando Mario Monti mi chiamò per fare il ministro, non avevo previsto la cattiveria". Poi si ferma a parlare con due operai: "Sono convinta un po' delle nostre ragioni" Alle contestazioni dovrebbe esserci abituata. Ieri non è stata la prima volta che il ministro del Welfar, Elsa Fornero, è stata presa a maleparole. Anche a ragione: gli esodati, la riforma del lavoro e quella delle pensioni. Ma lei a tutto questo non pensa: crede che i contestatori ce l'abbiano con lei solo perché è donna. Sì, ne fa una questione di sessismo. L'ha detto senza giri di parole sul palco del Mix Fest dopo che un centinaio di persone al suo ingresso nella chiesa sconsacrata di Cortona gli hanno gridato "mascalzona", "vergogna". "Non avevo prefigurato questa situazione così difficile, anche psicologicamente, quando Mario Monti mi chiamò per fare il ministro. Non avevo previsto la cattiveria", si sfoga Elsa Fornero. "Mi dicono che queste sono le regole, ma perchè non cambiarle? E poi mi chiedo se forse tutte queste critiche derivano dal fatto di essere un ministro donna".

MONTI DEI FIASCHI

"Fabrizio Carcano"
"La Padania 01.08.2012"


Lo scenario peggiore possibile? Che si arrivi alla scadenza naturale della legislatura senza che si sia modificata la legge elettorale... Lo spread che sale? Colpa della litigiosità dei partiti... Chissà se si è trattato di un colpo di sole, dell’ultimo tiro mancino di un luglio afoso e torrido, o se, viceversa, si tratta di un’attenta,  mirata e cinica strategia comunicativa, ovvero creare una cortina fumogena per nascondere i veri problemi  del Paese e le tante responsabilità e le palesi mancanze del suo Governo. Qualunque sia la risposta a questo  quesito resta il fatto che ieri mattina, proprio mentre le agenzie snocciolavano impietosamente i dati suo nuovo livello record di disoccupazione e la Borsa tanto per cambiare andava in negativo e lo spread tornava a salire, un impassibile Mario Monti, dai microfoni della trasmissione radiofonica di Radio Rai, Radio  Anch’io, ha svelato ’urbi et orbi’ quale sia il vero male oscuro che dilania la derelitta economia italiana, quale  sia il tumore maligno che lui e i suoi ministri tecnici, quasi dei novelli esorcisti, devono fronteggiare  quotidianamente. Non le aziende che chiudono ogni giorno, non i tassi di interesse alle stelle, non la  mancanza di credito che i suoi amici banchieri si ostinano a non erogare, ma un mostro ben più difficile da  combattere: la legge elettorale. Eccolo il demone da sconfiggere. Ecco la ragione per cui le famiglie non  arrivano a fine mese, per cui 350mila esodati non hanno più uno stipendio... La legge elettorale. Parola  testuale del Professore: «Lo scenario peggiore che voglio esorcizzare sarebbe quello delle elezioni che si  tengono sì a scadenza naturale ma a cui si arrivasse senza una riforma della legge elettorale e in un clima di  disordinata rissa tra partiti».