"La Padania 05.08.2012"
MILÀN - Roberto Maroni l’ha detto in modo molto chiaro: «Il patto di stabilità sarà la nostra grande battaglia d’autunno». Roma, dunque, è avvisata: il Carroccio sarà il punto di riferimento di tutti quei sindaci guerrieri che hanno deciso di affrancarsi dai vincoli di finanza interna che di fatto impediscono di rimettere in moto le languenti economie locali, vietando di avviare nuove opere, o persino proibendo di pagare le imprese che hanno lavorato per la pubblica amministrazione, anche a fronte di avanzi di cassa. E questo per via della più ingiusta delle regole generali, quella per cui, siccome qualcuno ha sbagliato dissipando montagne di denaro pubblico, ora tutti, anche chi ha amministrato responsabilmente le proprie città, dovranno pagare nello stesso modo. Nello specifico, sottomettendosi al rigorismo più dozzinale e severo. Ora però c’è una novità: il Nord non ha più intenzione di sottostare al giogo economico, che poi è anche profondamente politico, del Patto di Stabilità. La rivolta lanciata dai sindaci dei capoluoghi veneti, decisi a sforare in massa i vincoli del Patto a fronte dei nuovi tagli contenuti nella spending review, dà infatti il segnale, chiarissimo ed inequivocabile, che la Questione Settentrionale ha ripreso a sanguinare e che la Lega è pronta a organizzare la trincea e a guidare la battaglia. Oltre al ruolo di leadership giocato sul territorio dai suoi primi cittadini, il veronese Flavio Tosi e il trevigiano Gian Paolo Gobbo, il Carroccio ha subito disposto il suo cordone sanitario intorno ai borgomastri ribelli nel tentativo di proteggerli dalle ritorsioni di Roma. Con loro, ad esempio, si è immediatamente schierato Luca Zaia. «La Regione del Veneto - ha annunciato il Governatore - è pronta a sostenere l’azione minacciata dai sindaci.
Hanno assolutamente ragione e con noi sfondano una porta aperta. Infatti abbiamo già dato incarico al professor Mario Bertolissi, costituzionalista dell’Università di Padova, affinché studi tutti i provvedimenti della spending review in modo da capire dove sia possibile agire, anche con dei ricorsi alla Corte Costituzionale ». Oltre a Zaia, però, portando la questione ad un livello politico ancora superiore, si era già attivato anche Roberto Maroni, confermando che la Lega condurrà la sua “campagna d’autunno” contro il neo-centralismo rigorista del Governo Monti proprio sul campo di battaglia del Patto di Stabilità interno, un pallino dell’ex titolare del Viminale fin dai tempi del Governo Berlusconi, quando a gestire la linea economica era Giulio Tremonti. Sbaglia di grosso, perciò, chi parla o parlerà di atteggiamenti strumentali o pretestuosi del segretario leghista. A chiarire la rilevanza economica, ma - ribadiamo - anche geo-politica della questione, è Federico Caner. Il vicesegretario federale del Carroccio, titolare di un master in gestione degli enti locali nell’università tanto cara al Professor Monti, ha spulciato le tabelle relative ai conti dei comuni apparse in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale incrociandole poi con i provvedimenti della spending review e con i vincoli del Patto di Stabilità. Quel che ne esce è la rappresentazione di una specie di nodo scorsoio economico che sembra fatto apposta per soffocare le migliori esperienze amministrative del Paese. Ma vediamo le cose un po’ più nel dettaglio. Lo scorso anno, ad esempio, nel Veneto che oggi è in rivolta solo 11 Comuni su 268 non hanno rispettato il patto di stabilità: il 4,1 per cento del totale. Un valore ben inferiore rispetto alla media nazionale, che è del 5,3 per cento, e del tutto incomparabile con quella di Molise (33,3%), Calabria (18.8%) e Campania (10,4%), ma perfettamente in linea col dato generale del Nord (4%) (vedi tabella). È la certificazione che gli Enti locali padani sono virtuosi. Per il Governo, però, questo giudizio di merito non sembra contare nulla visto che il decreto sulla revisione di spesa impone a tutte le regioni tagli lineari uguali per tutti, virtuosi e non, pari a 8 euro per cittadino. «Come al solito – commenta Caner - nella bilancia del Governo l’equità nei pesi è l’ultimo dei problemi. La spending review infatti non tiene in alcun conto il fatto che solo il 4 per cento dei municipi del Nord abbia sforato il Patto mentre al Sud si registrano percentuali più che doppie». Gli 8 euro a residente, per il Veneto, significheranno un ammanco di 34 milioni di euro (vedi tabella) ed è proprio questo ulteriore taglio a rendere ancora più centrale il problema del Patto di Stabilità. «Dal 2010 - rileva Caner - sono più che raddoppiati i Comuni che non ce l’hanno fatta a rispettare i vincoli e la mannaia della spending review darà il colpo di grazia ai municipi, che però per i cittadini rappresentano il primo baluardo nell’erogazio - ne dei servizi». Ecco perché, anche a giudizio del vicesegretario federale del Carroccio, non deve più essere considerato un tabù l’uscita in massa dai vincoli della finanza pubblica. Per molti comuni, peraltro, non c’è alternativa praticabile: si tratta di una scelta di sopravvivenza. Una scelta di sopravvivenza che lo Stato centrale però sanziona pesantemente con un taglio (teorico) dei trasferimenti. Per il 2011, ad esempio, i comuni inadempienti dovranno pagare in tutto la bellezza di 89 milioni di euro. Per alcuni municipi, tuttavia, il totale dei trasferimenti dallo Stato non sarà sufficiente a contenere il taglio previsto dalla sanzione e così dovranno essere gli stessi comuni, recuperando nuove risorse dalle tasche dei cittadini o eliminando qualche altro servizio, a dover versare la somma nelle casse dello Stato. Ma così il circolo vizioso compie un altro giro di giostra: meno liquidità nelle economie locali, più imprese che falliscono, meno occupazione, meno tasse, meno denaro a disposizione per i servizi essenziali... e via dicendo. Ancorata ai dogmi di un rigorismo meccanico che non conosce eccezioni e ad un credo politico iper-centralista, la terapia d’urto di Mario Monti sembra fatta apposta per uccidere i territori. Che però hanno deciso di non morire. Tuttavia solo chi avrà la forza di ribellarsi ai Leviatani, quello di Roma e quello di Bruxelles, ce la farà. Il Nord è pronto alla battaglia.
Hanno assolutamente ragione e con noi sfondano una porta aperta. Infatti abbiamo già dato incarico al professor Mario Bertolissi, costituzionalista dell’Università di Padova, affinché studi tutti i provvedimenti della spending review in modo da capire dove sia possibile agire, anche con dei ricorsi alla Corte Costituzionale ». Oltre a Zaia, però, portando la questione ad un livello politico ancora superiore, si era già attivato anche Roberto Maroni, confermando che la Lega condurrà la sua “campagna d’autunno” contro il neo-centralismo rigorista del Governo Monti proprio sul campo di battaglia del Patto di Stabilità interno, un pallino dell’ex titolare del Viminale fin dai tempi del Governo Berlusconi, quando a gestire la linea economica era Giulio Tremonti. Sbaglia di grosso, perciò, chi parla o parlerà di atteggiamenti strumentali o pretestuosi del segretario leghista. A chiarire la rilevanza economica, ma - ribadiamo - anche geo-politica della questione, è Federico Caner. Il vicesegretario federale del Carroccio, titolare di un master in gestione degli enti locali nell’università tanto cara al Professor Monti, ha spulciato le tabelle relative ai conti dei comuni apparse in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale incrociandole poi con i provvedimenti della spending review e con i vincoli del Patto di Stabilità. Quel che ne esce è la rappresentazione di una specie di nodo scorsoio economico che sembra fatto apposta per soffocare le migliori esperienze amministrative del Paese. Ma vediamo le cose un po’ più nel dettaglio. Lo scorso anno, ad esempio, nel Veneto che oggi è in rivolta solo 11 Comuni su 268 non hanno rispettato il patto di stabilità: il 4,1 per cento del totale. Un valore ben inferiore rispetto alla media nazionale, che è del 5,3 per cento, e del tutto incomparabile con quella di Molise (33,3%), Calabria (18.8%) e Campania (10,4%), ma perfettamente in linea col dato generale del Nord (4%) (vedi tabella). È la certificazione che gli Enti locali padani sono virtuosi. Per il Governo, però, questo giudizio di merito non sembra contare nulla visto che il decreto sulla revisione di spesa impone a tutte le regioni tagli lineari uguali per tutti, virtuosi e non, pari a 8 euro per cittadino. «Come al solito – commenta Caner - nella bilancia del Governo l’equità nei pesi è l’ultimo dei problemi. La spending review infatti non tiene in alcun conto il fatto che solo il 4 per cento dei municipi del Nord abbia sforato il Patto mentre al Sud si registrano percentuali più che doppie». Gli 8 euro a residente, per il Veneto, significheranno un ammanco di 34 milioni di euro (vedi tabella) ed è proprio questo ulteriore taglio a rendere ancora più centrale il problema del Patto di Stabilità. «Dal 2010 - rileva Caner - sono più che raddoppiati i Comuni che non ce l’hanno fatta a rispettare i vincoli e la mannaia della spending review darà il colpo di grazia ai municipi, che però per i cittadini rappresentano il primo baluardo nell’erogazio - ne dei servizi». Ecco perché, anche a giudizio del vicesegretario federale del Carroccio, non deve più essere considerato un tabù l’uscita in massa dai vincoli della finanza pubblica. Per molti comuni, peraltro, non c’è alternativa praticabile: si tratta di una scelta di sopravvivenza. Una scelta di sopravvivenza che lo Stato centrale però sanziona pesantemente con un taglio (teorico) dei trasferimenti. Per il 2011, ad esempio, i comuni inadempienti dovranno pagare in tutto la bellezza di 89 milioni di euro. Per alcuni municipi, tuttavia, il totale dei trasferimenti dallo Stato non sarà sufficiente a contenere il taglio previsto dalla sanzione e così dovranno essere gli stessi comuni, recuperando nuove risorse dalle tasche dei cittadini o eliminando qualche altro servizio, a dover versare la somma nelle casse dello Stato. Ma così il circolo vizioso compie un altro giro di giostra: meno liquidità nelle economie locali, più imprese che falliscono, meno occupazione, meno tasse, meno denaro a disposizione per i servizi essenziali... e via dicendo. Ancorata ai dogmi di un rigorismo meccanico che non conosce eccezioni e ad un credo politico iper-centralista, la terapia d’urto di Mario Monti sembra fatta apposta per uccidere i territori. Che però hanno deciso di non morire. Tuttavia solo chi avrà la forza di ribellarsi ai Leviatani, quello di Roma e quello di Bruxelles, ce la farà. Il Nord è pronto alla battaglia.

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