"La Padania 08.08.2012"
Una timida apertura all’idea di abolire le prefetture l’aveva fatta giusto un paio di settimane fa il ministro della Funzione pubblica. Con il riordino delle Province, aveva spiegato Filippo Patroni Griffi a Repubblica, il venire meno del commissario governativo nelle città capoluogo «va quasi in automatico. Lo stesso vale per tutti gli uffici periferici dello Stato ». Verba volant, però. A mettere nero su bianco un impegno ci ha pensato il deputato leghista Marco Rondini, autore di un Ordine del Giorno accolto ieri dal Governo durante la discussione sulla conversione in legge del decreto Spending review. Nel documento leghista si impegna Palazzo Chigi a «verificare l'opportunità di idonee iniziative volte ad introdurre efficaci misure di controllo e monitoraggio delle singole voci di spesa riferite rispettivamente a ciascuna prefettura per ciascun ambito territoriale, in particolare al fine di verificare e rendere pubblici i dati relativi all'emolumento omnicomprensivo di ogni voce remunerativa, compensativa, anche forfetariamente, di ciascuna prefettura e di ciascun prefetto, prefetto vicario, vice prefetto e prefetto aggiunto, singolarmente considerata, nonché l'elenco delle voci di costo delle spese di rappresentanza e per alloggi di servizio, prevedendo anche l'obbligo di pubblicazione dei relativi dati sui siti istituzionali di ciascuna prefettura». Inoltre viene “impegnato” il Governo - ed è questa la parte più interessante - «a valutare, alla luce delle considerazioni esposte e dell'incidenza sulla spesa pubblica del mantenimento delle prefetture, di adottare iniziative volte alla loro eliminazione, atteso che l'esercizio delle funzioni da esse esercitate può essere compiutamente svolto da Regioni e Province».
Fuori dal linguaggio della burocrazia parlamentare, il Carroccio ha voluto fare pressing sull’Esecutivo per sapere nel dettaglio quanto costano le prefetture e per arrivare all’agognata abolizione sfruttando magari l’opportunità offerta dalla riorganizzazione delle Provincie e dalla Spending Review che all’articolo 10 della legge prede proprio una «razionalizzazione » degli uffici governativi. «Le strutture periferiche dei servizi in capo alle prefetture - spiega Rondini - rappresentano un consistente volume di spesa per lo Stato: retribuzioni, contratti di locazione di sedi e distaccamenti locali, consumi intermedi, acquisto di beni e servizi. Peraltro - sottolinea - con notevoli differenziazioni territoriali. Ogni prefettura presente in ciascuna delle province del territorio italiano svolge servizi analoghi, sia che si tratti di territori con scarsa popolazione, sia che si tratti di comuni capoluogo di notevoli dimensioni ». Inoltre, visto che sono state introdotte nel nostro ordinamento delle norme che aumentano la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, afferma Rondini, «è bene che si applichino anche alle prefetture, così che ogni cittadino possa avere un’idea chiara di quanto pesino sulla comunità gli stipendi dei prefetti, le spese di rappresentanza, i beni immobili e mobili in dotazione agli uffici, gli adempimenti connessi alle spese d'ufficio, l'utilizzo di personale di accompagnamento, segreteria ed auto di servizio, oltre alle spese per gli alloggi di servizio dei prefetti». In attesa di avere numeri precisi in mano, il parlamentare milanese si sente di anticipare che «non saranno cifre irrilevanti ». E a ciò aggiunge una considerazione: «Vale la pena pensare ad abolire queste strutture e trasferire le competenze che esercitano in capo alle Province e alle Regioni». Un cambiamento che per l’esponente del movimento di Roberto Maroni, potrebbe tranquillamente essere realizzato senza traumi. «Magari - suggerisce - trasferendo complessivamente le funzioni di coordinamento delle forze dell’ordine attualmente esercitato dal prefetto in capo agli assessori alla Sicurezza degli Enti territoriali».
Fuori dal linguaggio della burocrazia parlamentare, il Carroccio ha voluto fare pressing sull’Esecutivo per sapere nel dettaglio quanto costano le prefetture e per arrivare all’agognata abolizione sfruttando magari l’opportunità offerta dalla riorganizzazione delle Provincie e dalla Spending Review che all’articolo 10 della legge prede proprio una «razionalizzazione » degli uffici governativi. «Le strutture periferiche dei servizi in capo alle prefetture - spiega Rondini - rappresentano un consistente volume di spesa per lo Stato: retribuzioni, contratti di locazione di sedi e distaccamenti locali, consumi intermedi, acquisto di beni e servizi. Peraltro - sottolinea - con notevoli differenziazioni territoriali. Ogni prefettura presente in ciascuna delle province del territorio italiano svolge servizi analoghi, sia che si tratti di territori con scarsa popolazione, sia che si tratti di comuni capoluogo di notevoli dimensioni ». Inoltre, visto che sono state introdotte nel nostro ordinamento delle norme che aumentano la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, afferma Rondini, «è bene che si applichino anche alle prefetture, così che ogni cittadino possa avere un’idea chiara di quanto pesino sulla comunità gli stipendi dei prefetti, le spese di rappresentanza, i beni immobili e mobili in dotazione agli uffici, gli adempimenti connessi alle spese d'ufficio, l'utilizzo di personale di accompagnamento, segreteria ed auto di servizio, oltre alle spese per gli alloggi di servizio dei prefetti». In attesa di avere numeri precisi in mano, il parlamentare milanese si sente di anticipare che «non saranno cifre irrilevanti ». E a ciò aggiunge una considerazione: «Vale la pena pensare ad abolire queste strutture e trasferire le competenze che esercitano in capo alle Province e alle Regioni». Un cambiamento che per l’esponente del movimento di Roberto Maroni, potrebbe tranquillamente essere realizzato senza traumi. «Magari - suggerisce - trasferendo complessivamente le funzioni di coordinamento delle forze dell’ordine attualmente esercitato dal prefetto in capo agli assessori alla Sicurezza degli Enti territoriali».
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