giovedì 9 agosto 2012

Monti ne spara 1200, ma il Pil fa -2,5%

"Paolo Guido Bassi"
"La Padania 08.08.2012"


Mentre l’Istat certifica che il Pil italiano sprofonda a -2,5% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso, Mario Monti parla di altri numeri sostenendo che «se il precedente Governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1200 o qualcosa di simile». L’attacco a chi lo ha preceduto a palazzo Chigi arriva a mezzo stampa (estera) con un articolo del Wall Street Journal. L’intervista pare risalga a un mese fa, ma è  stata pubblicata solo ieri, sollevando il prevedibile vespaio di polemiche. Anche perché il partito dell’ex   premier - pure se spesso i suoi esponenti cercano o fanno finta di dimenticarsene - è, insieme a Pd e Udc,  socio di maggioranza dell’attuale Esecutivo. La rappresaglia azzurra per “l’aggressione” al Cavaliere prende  corpo alla prima occasione utile. Al Senato il numero legale manca per quattro volte e la seduta viene  sospesa (i lavori riprenderanno il 6 settembre, ndr), mentre alla Camera i deputati pidiellini fanno andare sotto il Governo su un ordine del giorno del decreto per la spending review che riguarda la sicurezza. Il  tesoriere Pietro Laffranco, conferma: «Lo abbiamo fatto apposta per protesta contro le parole di Monti su  Berlusconi. Ha detto una sacrosanta sciocchezza e noi abbiamo voluto lanciare un segnale». Prima di lui altri berlusconiani avevano gridato al tradimento. «Le parole del presidente del Consiglio sono politicamente  insensate e scientificamente inspiegabili per un economista come lui», aveva tuonato il segretario del partito Angelino Alfano facendo eco alle parole del capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto che aveva parlato di: «Provocazione inutile e stupida».
Quasi in contemporanea, il professore si era affrettato a  smentire. O meglio, a contestualizzare le sue parole. Prima fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che da parte del premier non c’era alcuna intenzione polemica, poi è lo stesso professore a chiamare telefonicamente il  Cav per tranquillizzarlo sul fatto che nelle sua parole non era contenuta alcuna considerazione politica. Pare  che per l’ex commissario Ue ritrattare il contenuto delle interviste sia diventato un doppio lavoro. Solo  qualche giorno fa, questa volta intervenendo dalle colonne di Der Spiegel, Monti aveva detto che «i governi delle nazioni dovrebbero potere operare con una certa autonomia dai Parlamenti, pena il rischio di disgregare   l'Unione Europea». E naturalmente dopo l’uscita in edicola, la rettifica: «Ho unicamente voluto sottolineare la  necessità al fine di compiere passi avanti nell’integrazione europea che si mantenga un costante e sistematico dialogo fra Governo e Parlamento». Una smentita che non convince, Roberto Maroni, il quale ironicamente  ha elogiato l’onestà intellettuale del professore. «Io non lo critico, almeno è stato onesto. Lui la pensa  davvero così per lui la democrazia è un impiccio. Per me e per i supertartassati contribuenti padani l’impiccio  vero è lui. Monti a casa, prima il Nord», ha scritto ieri il segretario federale del Carroccio sulla sua pagina  Facebook. «Meglio che i governi dipendano dai Parlamenti», ha ammonito Umberto Bossi come molti altri  esponenti leghisti ai quali le affermazioni del presidente del Consiglio proprio non sono andate giù. «Monti  non è degno di una democrazia, prima insulta il Parlamento e poi insulta pure quello grazie al quale ha avuto  l'incarico a Palazzo Chigi e da cui viene sostenuto. Ora Berlusconi stacchi la spina a questo ingrato che sta  rovinando il Paese e lo sta svendendo all'Europa del Palazzi», ha commentato il responsabile organizzativo  federale, Roberto Calderoli. «Se anziché parlare alla stampa straniera facesse un giro per strada, vedrebbe sotto i suoi occhi il bilancio fallimentare del governo che sta guidando: il Paese è in piena recessione, è  aumentato il debito pubblico, si è toccato il record negativo di disoccupazione e di chiusura delle imprese.  Cosa altro deve succedere perchè chi sostiene questo Esecutivo si decida a staccare la spina?», gli fa eco il  numero uno padano a Palazzo Madama, Federico Bricolo. «La verità è che il nostro Parlamento è sotto  tutela. Da quando si è insediato il governo Monti - ha aggiunto - Camera e Senato non hanno più la  possibilità di svolgere la loro azione legislativa perchè il premier ha imposto la fiducia 33 volte, su tutti i  provvedimenti di rilievo che ha presentato alle Camere, impedendo così qualsiasi discussione nel merito e  qualsiasi apporto migliorativo. Monti non ha ancor capito che al di fuori del nostro Paese c'è ancora chi  pensa che la democrazia parlamentare sia un valore da difendere. In quanto sede della volontà popolare, il parlamento non si tocca: noi della Lega di questo siamo convinti e lo difenderemo in tutti i modi. È un dovere  che dovrebbero sentire tutti, a partire dalle più alte cariche dello Stato, rimaste finora silenti». Sulla stessa  lunghezza d’onda il suo vice, Roberto Mura che ha chiesto al presidente Renato Schifani di intervenire a  tutela del ruolo del Parlamento. «Da mesi assistiamo a un insopportabile e preoccupante deficit di  democrazia - ha fatto notare il senatore di Pavia - . A partire dallo scorso novembre, quando si insediò un governo di nominati e illuminati, non eletto e non voluto dai cittadini, fino all'ormai quotidiano abuso della  fiducia, che esautora il ruolo del Parlamento. Non ci è permesso di svolgere il nostro ruolo, non ci è  permesso di dare il nostro contributo. E questo sono ormai costretti a riconoscerlo tutti, persino i  parlamentari che vi sostengono». Da Montecitorio, molto duro il vice-presidente dei deputati leghisti,  Maurizio Fugatti: «Il presidente Monti dovrebbe smetterla di screditare il Paese in giro per il mondo con  interviste ardite e piuttosto arbitrarie che non fanno altro che aggravare una situazione già abbastanza  precaria. Fino a prova contraria - ha fatto notare - con il precedente governo lo spread viaggiava sugli stessi  numeri di quelli attuali, con la differenza che questo esecutivo ha portato il Paese in recessione a cause di  tutte le tasse aggiuntive che ha messo sulla testa dei cittadini e delle imprese. Un capolavoro per cui è stata inutilmente sospesa la democrazia e di cui sarebbe meglio non vantarsi troppo ». Per Alberto Torazzi, invece,   «Monti si è mosso come un elefante in una cristalleria. Abbiamo capito finalmente in cosa sia un professore: nel combinar guai. Non resta che parafrasare il Sole 24 ore: “Fate Presto!”. Si, a levarcelo di torno!». 

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