"La Padania 01.08.2012"
Lo scenario peggiore possibile? Che si arrivi alla scadenza naturale della legislatura senza che si sia modificata la legge elettorale... Lo spread che sale? Colpa della litigiosità dei partiti... Chissà se si è trattato di un colpo di sole, dell’ultimo tiro mancino di un luglio afoso e torrido, o se, viceversa, si tratta di un’attenta, mirata e cinica strategia comunicativa, ovvero creare una cortina fumogena per nascondere i veri problemi del Paese e le tante responsabilità e le palesi mancanze del suo Governo. Qualunque sia la risposta a questo quesito resta il fatto che ieri mattina, proprio mentre le agenzie snocciolavano impietosamente i dati suo nuovo livello record di disoccupazione e la Borsa tanto per cambiare andava in negativo e lo spread tornava a salire, un impassibile Mario Monti, dai microfoni della trasmissione radiofonica di Radio Rai, Radio Anch’io, ha svelato ’urbi et orbi’ quale sia il vero male oscuro che dilania la derelitta economia italiana, quale sia il tumore maligno che lui e i suoi ministri tecnici, quasi dei novelli esorcisti, devono fronteggiare quotidianamente. Non le aziende che chiudono ogni giorno, non i tassi di interesse alle stelle, non la mancanza di credito che i suoi amici banchieri si ostinano a non erogare, ma un mostro ben più difficile da combattere: la legge elettorale. Eccolo il demone da sconfiggere. Ecco la ragione per cui le famiglie non arrivano a fine mese, per cui 350mila esodati non hanno più uno stipendio... La legge elettorale. Parola testuale del Professore: «Lo scenario peggiore che voglio esorcizzare sarebbe quello delle elezioni che si tengono sì a scadenza naturale ma a cui si arrivasse senza una riforma della legge elettorale e in un clima di disordinata rissa tra partiti».
Altro che rischio sempre più concreto ed attuale di fare la fine della Grecia o della Spagna, altro che rischio di default. Qui l’incubo da esorcizzare è la riforma della legge elettorale. E qui non si sa se ridere o piangere. Intanto perché non si è mai sentito un leader europeo, una Merkel, un Rajoy, un Hollande, un Cameron o per citare un recente passato un Sarkozy o uno Zapatero, spendere tanto tempo e tante parole su un tema squisitamente politico e tipicamente da Palazzo quale la legge elettorale. Anzi verrebbe da chiedersi chi abbia mai sentito la Merkel o Hollande parlare di legge elettorale... Peraltro una materia prettamente di competenza esclusiva del Parlamento e non certo del Governo, tanto più se poi il Governo in questione non è formato da politici eletti dai cittadini, come accaduto con i precedenti Esecutivi, ma da ministri pescati dalle università o dai consigli di amministrazione, che in vita loro non hanno mai preso consensi dal popolo. Come se non bastasse, dopo aver parlato di scenario da esorcizzare, il presidente del Consiglio ha poi pensato bene di sferzare ulteriormente i partiti a riguardo con un accorato appello, nemmeno fossero gli studentelli della Bocconi: «Se, continuando nella prova di responsabilità, che per lo più è stata data, i partiti, accogliendo il forte monito del Capo dello Stato, facessero presto la riforma elettorale e si accingessero a mettere a fuoco i loro programmi e a rendere esplicito in che senso vogliono attenersi a una continuazione di una linea europea, di disciplina e di riforme strutturali, o invece divaricare rispetto a questa linea, tutti questi sarebbero elementi utili per i mercati e per i cittadini italiani ». Non solo la legge elettorale, ma pure garantire continuità a questa fase di pastrocchio, di inciucio illegittimo, dove chi era stato mandato all’opposizione dai cittadini si è poi ritrovato catapultato in maggioranza... Ed ecco un’altra considerazione che fa a dir poco rizzare i capelli o sbellicarsi dalle risate a seconda dei punti di vista. «Lo spread? Una relazione c’è. Più che con la data delle elezioni, con il clima complessivo da oggi alle elezioni». Capito? I mercati internazionali starebbero tutti con i riflettori puntati sulla scena politica italiana, come se le dichiarazioni di un Dario Franceschini o di un Italo Bocchino di turno potessero davvero interessare a qualcuno o addirittura condizionare i complessi meccanismi della finanza globale. Eppure incredibilmente secondo Monti questo è l’altro grande problema dello Stivale, la litigiosità della sua politica che rende l’economia italiana poco affidabile per gli investitori. «La combinazione del voto senza riforma della legge elettorale e di un clima di disordinata rissa tra i partiti darebbe ai cittadini la sensazione, forse fondata, che la politica non ha fatto i compiti in casa propria, e i mercati internazionali certamente sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su cosa succederà dopo questo governo». Per la serie dopo di me il diluvio... Anche se il Prof annuncia di volersi tirare fuori dalla mischia per il prossimo giro: «Ricandidarmi? Sto diminuendo coscientemente la mia sensibilità uditiva a questa domanda ». La stessa sensibilità uditiva che il premier sembra aver perso di fronte alle richieste del Paese di andarsene via al più presto possibile, lui e i suoi ministri tecnici... Del resto se il Paese va a rotoli, se le banche non erogano il credito e le imprese chiudono, se le tasse sono sempre più alte, se gli esodati non hanno uno stipendio non è mica colpa di Monti e del suo Governo. No, è tutta colpa della legge elettorale. Fessi noi che non lo avevamo ancora capito fino ad oggi...
Altro che rischio sempre più concreto ed attuale di fare la fine della Grecia o della Spagna, altro che rischio di default. Qui l’incubo da esorcizzare è la riforma della legge elettorale. E qui non si sa se ridere o piangere. Intanto perché non si è mai sentito un leader europeo, una Merkel, un Rajoy, un Hollande, un Cameron o per citare un recente passato un Sarkozy o uno Zapatero, spendere tanto tempo e tante parole su un tema squisitamente politico e tipicamente da Palazzo quale la legge elettorale. Anzi verrebbe da chiedersi chi abbia mai sentito la Merkel o Hollande parlare di legge elettorale... Peraltro una materia prettamente di competenza esclusiva del Parlamento e non certo del Governo, tanto più se poi il Governo in questione non è formato da politici eletti dai cittadini, come accaduto con i precedenti Esecutivi, ma da ministri pescati dalle università o dai consigli di amministrazione, che in vita loro non hanno mai preso consensi dal popolo. Come se non bastasse, dopo aver parlato di scenario da esorcizzare, il presidente del Consiglio ha poi pensato bene di sferzare ulteriormente i partiti a riguardo con un accorato appello, nemmeno fossero gli studentelli della Bocconi: «Se, continuando nella prova di responsabilità, che per lo più è stata data, i partiti, accogliendo il forte monito del Capo dello Stato, facessero presto la riforma elettorale e si accingessero a mettere a fuoco i loro programmi e a rendere esplicito in che senso vogliono attenersi a una continuazione di una linea europea, di disciplina e di riforme strutturali, o invece divaricare rispetto a questa linea, tutti questi sarebbero elementi utili per i mercati e per i cittadini italiani ». Non solo la legge elettorale, ma pure garantire continuità a questa fase di pastrocchio, di inciucio illegittimo, dove chi era stato mandato all’opposizione dai cittadini si è poi ritrovato catapultato in maggioranza... Ed ecco un’altra considerazione che fa a dir poco rizzare i capelli o sbellicarsi dalle risate a seconda dei punti di vista. «Lo spread? Una relazione c’è. Più che con la data delle elezioni, con il clima complessivo da oggi alle elezioni». Capito? I mercati internazionali starebbero tutti con i riflettori puntati sulla scena politica italiana, come se le dichiarazioni di un Dario Franceschini o di un Italo Bocchino di turno potessero davvero interessare a qualcuno o addirittura condizionare i complessi meccanismi della finanza globale. Eppure incredibilmente secondo Monti questo è l’altro grande problema dello Stivale, la litigiosità della sua politica che rende l’economia italiana poco affidabile per gli investitori. «La combinazione del voto senza riforma della legge elettorale e di un clima di disordinata rissa tra i partiti darebbe ai cittadini la sensazione, forse fondata, che la politica non ha fatto i compiti in casa propria, e i mercati internazionali certamente sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su cosa succederà dopo questo governo». Per la serie dopo di me il diluvio... Anche se il Prof annuncia di volersi tirare fuori dalla mischia per il prossimo giro: «Ricandidarmi? Sto diminuendo coscientemente la mia sensibilità uditiva a questa domanda ». La stessa sensibilità uditiva che il premier sembra aver perso di fronte alle richieste del Paese di andarsene via al più presto possibile, lui e i suoi ministri tecnici... Del resto se il Paese va a rotoli, se le banche non erogano il credito e le imprese chiudono, se le tasse sono sempre più alte, se gli esodati non hanno uno stipendio non è mica colpa di Monti e del suo Governo. No, è tutta colpa della legge elettorale. Fessi noi che non lo avevamo ancora capito fino ad oggi...

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