“La Padania 09.02.2014”
Qualcuno
parla di otto morti. Altri addirittura di 14. Se ne parla, ma pochi scrivono.
Almeno i giornali italiani. Il riferimento è all'ennesimo respingimento operato
dalla guardia civil a Melilla, enclave spagnola in Marocco. Perché non passa
giorno che decine di clandestini tentino di assaltare la frontiera difesa da
filo spinato e elettrificato alto più di 3 metri e lungo ben 8,5 km. Ma per
fermare i nordafricani, i militari spagnoli badano al sodo. Forse troppo per
qualcuno. E sparano. Il ministro degli interni da Madrid ammette. «Ci
sono state delle espulsioni a Melilla, ma si t ratta di casi sporadici». Dichiarazioni
che arrivano dopo la diffusione di un video di denuncia registrato
dall'Associazione Prodein che mostra i respingimenti alla frontiera. Le associazioni
attaccano: un rituale abituale. La chiama una politica migratoria assassina Jose
Palazon - coordinatore dell'ONG spagnola - da anni impegnato nella difesa
dei diritti dei migranti. La situazione come denuncia dal 2004 Prodein - è
particolarmente critica nel nord del Marocco.
I migranti si nascondono
nelle foreste adiacenti alle enclavi di Ceuta e Melilla, aspettando il momento
migliore per organizzare un assalto, un passaggio massivo della barriera di
protezione. Il Monte Gurugu, nei pressi di Melilla, è stato bruciato molte
volte questa estate con l'obiettivo di porre fine agli insediamenti costruiti
dai migranti e incoraggiarli ad allontanarsi. Repressioni, respingimenti duri, a
volte maltrattamenti. E la Spagna che nessuno dei politici del Pd,
tantomeno la Kyenge o la Boldrini, accusa o bacchetta. Normale,
forse, visto che nemmeno i nostri quotidiani e le tv ne parlano. Salvo rari
casi come il Giornale che ieri dedicava una pagina di esteri (la 14)
alla drammatica vicenda. Avvenire e la Stampa di Torino, due quotidiani da
sempre sensibili a ciò che accade nel mondo, in particolare su l sistema
immigratorio, non hanno scritto una riga. Non una. Eppure in questi mesi si
sono dimostrati decisamente solerti nel bastonare il reato di immigrazione clandestina
o attivare campagne a favore dello ius soli. E così si scopre che, non
lontano dalla "barbarica" Italia della legge Bossi-Fini, ci sono
Paesi come la Spagna dove si muore per tentare di oltrepassare il confine. E'
una frontiera che uccide quella di Melilla e di Ceuta. Un libro nero che
racconta di morti quotidiane. Di proiettili sparati ad altezza uomo. La Spagna
è questa oggi. O comunque da qualche anno
a questa parte. Da quando l'Europa è rimasta al palo a guardare quello che
accadeva mentre il Paese cercava, da solo, di assistere i tanti migranti che cercavano
rifugio. Quella Ue che ti costringe a difenderti da solo. A provare a metterei
una pezza. Per poi sentirsi dire, come all'Italia, dal commissario Ue Cecilia
Malmstrom che «la Commissione europea è pronta ad aprire una procedura di
infrazione se non saranno rispettati gli standard e gli obblighi europei nel trattamento
degli immigrati». Come il caso degli immigrati "maltrattati" perché sottoposti
a «trattamento antiscabbia» in un luogo aperto e perché avrebbero atteso nudi
in fila il loro turno. «Come nei lager», hanno vomitato a sinistra. Gli stessi
signori di Bruxelles e di Roma bravi a non aprire bocca quando a morire sono
gli immigrati in Spagna dove si spara veramente. Ma nessuno lo sa perché a
parte qualche quotidiano di centrodestra, non se ne è accorto nessuno. Chi
plaude alla Spagna è Matteo Salvini: «Uno Stato serio e respinge. Perché
invece - si domanda il leader leghista - l'Italia, da quando la Lega non è più
al governo, non li respinge ma li va a prendere? E' ora di rivedere i
Trattati europei e bloccare le frontiere».

Nessun commento:
Posta un commento