lunedì 10 febbraio 2014

SPAGNA, IMMIGRATI respinti dalla Guardia Civil Ma nessuno ne parla ...

“La Padania 09.02.2014”

Qualcuno parla di otto morti. Altri addirittura di 14. Se ne parla, ma pochi scrivono. Almeno i giornali italiani. Il riferimento è all'ennesimo respingimento operato dalla guardia civil a Melilla, enclave spagnola in Marocco. Perché non passa giorno che decine di clandestini tentino di assaltare la frontiera difesa da filo spinato e elettrificato alto più di 3 metri e lungo ben 8,5 km. Ma per fermare i nordafricani, i militari spagnoli badano al sodo. Forse troppo per qualcuno. E sparano. Il ministro degli interni da Madrid ammette. «Ci sono state delle espulsioni a Melilla, ma si t ratta di casi sporadici». Dichiarazioni che arrivano dopo la diffusione di un video di denuncia registrato dall'Associazione Prodein che mostra i respingimenti alla frontiera. Le associazioni attaccano: un rituale abituale. La chiama una politica migratoria assassina Jose Palazon - coordinatore dell'ONG spagnola - da anni impegnato nella difesa dei diritti dei migranti. La situazione come denuncia dal 2004 Prodein - è particolarmente critica nel nord del Marocco.
I migranti si nascondono nelle foreste adiacenti alle enclavi di Ceuta e Melilla, aspettando il momento migliore per organizzare un assalto, un passaggio massivo della barriera di protezione. Il Monte Gurugu, nei pressi di Melilla, è stato bruciato molte volte questa estate con l'obiettivo di porre fine agli insediamenti costruiti dai migranti e incoraggiarli ad allontanarsi. Repressioni, respingimenti duri, a volte maltrattamenti. E la Spagna che nessuno dei politici del Pd, tantomeno la Kyenge o la Boldrini, accusa o bacchetta. Normale, forse, visto che nemmeno i nostri quotidiani e le tv ne parlano. Salvo rari casi come il Giornale che ieri dedicava una pagina di esteri (la 14) alla drammatica vicenda. Avvenire e la Stampa di Torino, due quotidiani da sempre sensibili a ciò che accade nel mondo, in particolare su l sistema immigratorio, non hanno scritto una riga. Non una. Eppure in questi mesi si sono dimostrati decisamente solerti nel bastonare il reato di immigrazione clandestina o attivare campagne a favore dello ius soli. E così si scopre che, non lontano dalla "barbarica" Italia della legge Bossi-Fini, ci sono Paesi come la Spagna dove si muore per tentare di oltrepassare il confine. E' una frontiera che uccide quella di Melilla e di Ceuta. Un libro nero che racconta di morti quotidiane. Di proiettili sparati ad altezza uomo. La Spagna è questa oggi. O comunque da qualche  anno a questa parte. Da quando l'Europa è rimasta al palo a guardare quello che accadeva mentre il Paese cercava, da solo,  di assistere i tanti migranti che cercavano rifugio. Quella Ue che ti costringe a difenderti da solo. A provare a metterei una pezza. Per poi sentirsi dire, come all'Italia, dal commissario Ue Cecilia Malmstrom che «la Commissione europea è pronta ad aprire una procedura di infrazione se non saranno rispettati gli standard e gli obblighi europei nel trattamento degli immigrati». Come il caso degli immigrati "maltrattati" perché sottoposti a «trattamento antiscabbia» in un luogo aperto e perché avrebbero atteso nudi in fila il loro turno. «Come nei lager», hanno vomitato a sinistra. Gli stessi signori di Bruxelles e di Roma bravi a non aprire bocca quando a morire sono gli immigrati in Spagna dove si spara veramente. Ma nessuno lo sa perché a parte qualche quotidiano di centrodestra, non se ne è accorto nessuno. Chi plaude alla Spagna è Matteo Salvini: «Uno Stato serio e respinge. Perché invece - si domanda il leader leghista - l'Italia, da quando la Lega non è più al governo, non li respinge ma li va a prendere? E' ora di rivedere i Trattati europei e bloccare le frontiere».



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