“La
Padania 11.02.2014”
«Chiamateci
ancora mamma e papà». Con questa e altre scritte stampate sulla maglietta i
Consiglieri regionali della Lega Nord hanno protestato ieri mattina a Milano
contro la decisione di togliere "madre" e "padre" dai moduli
per le iscrizioni degli alunni agli istituti scolastici, sostituendoli col
generico "genitore" : un'indicazione indicazione arrivata dal ministero
della Pubblica istruzione e adottata dal Comune guidato da Giuliano Pisapia per
le scuole dell'infanzia. Alla manifestazione si è unito il Segretario federale Matteo
Salvini. Gli esponenti della Lega si sono dati appuntamento davanti a una
scuola all'angolo tra via Filzi e via Galvani a Milano, proprio di fronte al
Pirellone, e hanno sfoggiato magliette a tema, come "Mamma mia!" o
"la canzone "Viva la Mamma".
La Lega contesta il principio generale introdotto dal ministero della Pubblica istruzione e la decisione di adottarlo da parte del Comune di Milano. «Vogliono cancellare la famiglia tradizionale - ha detto il capogruppo leghista in Consiglio regionale Massimiliano Romeo - presenteremo una mozione urgente perché il Consiglio stigmatizzi la decisione del Comune di Milano». E anche, ha aggiunto ironicamente, «Un'interrogazione all'assessore alla Salute per sapere se c'è un programma specifico per recuperare le persone che hanno queste idee, hanno bisogno di qualche cura...». Il segreta rio del Carroccio Matteo Salvini, padre di due figli, ha ribadito di essere «Un papà e non un genitore 1 o un genitore 2». La Lega, ha aggiunto Salvini, «rispetta la libertà di ciascuno, ma faremo obiezione di coscienza e ci rifiuteremo di firmare questa proposta ». Subito dopo il presidio il Carroccio è passato dalle parole ai fatti. Una mozione urgente in Consiglio Regionale è stata presentata dal gruppo Lega Nord al Pirellone «per deplorare e stigmatizzare la decisione della Giunta Pisapia di eliminare i termini "madre" e "padre" dai moduli scolastici e sostituirli con "genitore 1 e 2"». Romeo nell'occasione si è detto «convinto che sia giusto tutelare le minoranze, ma questo non deve significare la cancellazione dei diritti della maggioranza dei cittadini. In nome della dittatura del "politically correct" - ha aggiunto il capogruppo - s i stanno eliminando importanti riferimenti familiari, a partire dall'identità di genere e snaturando così il tradizionale istituto della famiglia. Chi propone queste idee e le mette in prati ca h a probabilmente bisogno di qualche cura, non escludo di chiedere formalmente all'Assessore Mantovani se vi sia un programma specifico per il recupero di queste persone». Nel testo della mozione si ricorda che «l'art. 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia esclusivamente quale "società naturale fondata sul matrimonio"» , mentre «tali provvedimenti normativi mettono profondamente a rischio l'esistenza ed il concetto stesso della famiglia, fondamento irrinunciabile della nostra società oltre a contraddire i principi cardine della legge naturale». La mozione impegna il Consiglio Regionale della Lombardia a «deplorare e stigmatizzare la decisione dell'Amministrazione Comunale milanese che in tal modo snatura l'istituto tradizionale della famiglia in nome della dittatura del "politically correct" e toglie all'uomo una fondamentale ricchezza che è quella dell'identità del genere» e a «Sottolineare la deriva psicologica a cui si condannano i bambini, ai quali si sottraggono in tal modo i riferimenti familiari, ovvero i ruoli di base che caratterizzano le singole fasi della crescita, relegandole ad un mero concetto numerico».
La Lega contesta il principio generale introdotto dal ministero della Pubblica istruzione e la decisione di adottarlo da parte del Comune di Milano. «Vogliono cancellare la famiglia tradizionale - ha detto il capogruppo leghista in Consiglio regionale Massimiliano Romeo - presenteremo una mozione urgente perché il Consiglio stigmatizzi la decisione del Comune di Milano». E anche, ha aggiunto ironicamente, «Un'interrogazione all'assessore alla Salute per sapere se c'è un programma specifico per recuperare le persone che hanno queste idee, hanno bisogno di qualche cura...». Il segreta rio del Carroccio Matteo Salvini, padre di due figli, ha ribadito di essere «Un papà e non un genitore 1 o un genitore 2». La Lega, ha aggiunto Salvini, «rispetta la libertà di ciascuno, ma faremo obiezione di coscienza e ci rifiuteremo di firmare questa proposta ». Subito dopo il presidio il Carroccio è passato dalle parole ai fatti. Una mozione urgente in Consiglio Regionale è stata presentata dal gruppo Lega Nord al Pirellone «per deplorare e stigmatizzare la decisione della Giunta Pisapia di eliminare i termini "madre" e "padre" dai moduli scolastici e sostituirli con "genitore 1 e 2"». Romeo nell'occasione si è detto «convinto che sia giusto tutelare le minoranze, ma questo non deve significare la cancellazione dei diritti della maggioranza dei cittadini. In nome della dittatura del "politically correct" - ha aggiunto il capogruppo - s i stanno eliminando importanti riferimenti familiari, a partire dall'identità di genere e snaturando così il tradizionale istituto della famiglia. Chi propone queste idee e le mette in prati ca h a probabilmente bisogno di qualche cura, non escludo di chiedere formalmente all'Assessore Mantovani se vi sia un programma specifico per il recupero di queste persone». Nel testo della mozione si ricorda che «l'art. 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia esclusivamente quale "società naturale fondata sul matrimonio"» , mentre «tali provvedimenti normativi mettono profondamente a rischio l'esistenza ed il concetto stesso della famiglia, fondamento irrinunciabile della nostra società oltre a contraddire i principi cardine della legge naturale». La mozione impegna il Consiglio Regionale della Lombardia a «deplorare e stigmatizzare la decisione dell'Amministrazione Comunale milanese che in tal modo snatura l'istituto tradizionale della famiglia in nome della dittatura del "politically correct" e toglie all'uomo una fondamentale ricchezza che è quella dell'identità del genere» e a «Sottolineare la deriva psicologica a cui si condannano i bambini, ai quali si sottraggono in tal modo i riferimenti familiari, ovvero i ruoli di base che caratterizzano le singole fasi della crescita, relegandole ad un mero concetto numerico».

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