“La
Padania 11.02.2014”
Ammirazione per la determinazione e la democraticità con cui la Svizzera ha affrontato la questione immigrazione, ma anche preoccupazione per la sorte dei tanti lavoratori frontalieri. È a due facce la reazione della Lega al risultato del referendum svizzero. «Gli svizzeri difendono gli interessi degli svizzeri e fanno bene, - ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini - così come i francesi espellono i rom, gli australiani respingono i barboni e gli inglesi fanno pagare la sanità agli stranieri. Tutto il mondo privilegia i propri cittadini; solo l'Italia va contromano». Per quanto riguarda i frontalieri, ha detto ancora il segretario leghista, più che dalle scelte della Confederazione devono guardarsi da Roma e dal tentativo da parte dell'Inps di mettere la mani su i loro contributi. «A ottobre - dice - si rinnoverà il contratto tra Stato italiano e Stato svizzero e li batteremo i pugni sul tavolo.
Roma sta cercando di fottere ai frontalieri milioni di euro di contributi già versati. Noi tuteleremo e accompagneremo i lavoratori uno per uno, verificando che i soldi già versati non vengano messi nel calderone dell'Inps, a coprire i debiti di altri. Ci accorderemo quindi con la Confederazione elvetica, che è uno Stato serio, evitando di delegare la trattativa solo a Roma». Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha subito sollecitato un intervento da parte del governo italiano. «L'esito di questo referendum - ha detto Maroni - deve indurre il Governo italiano ad accelerare su un nuovo accordo bilaterale che riguardi i frontalieri». Maroni si è detto preoccupato, in particolare, che l'accordo su i ristorni possa essere rinnovato «con condizioni che penalizzano i Comuni lombardi. Per questo voglio essere coinvolto nei negoziati, per trovare un accordo che tuteli i nostri territori. Ne parlerò con il presidente del Consiglio Enrico Letta, la Regione Lombardia deve essere coinvolta, perché è da qui che parte il maggior numero di lavoratori che prestano la loro opera oltre confine». Da un punto di vista politico Maroni non nasconde un po' di invidia verso la Svizzera: «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi, perché chi governa deve sempre fare i conti con la realtà che cambia, per questo mi piacerebbe che simili referendum si facessero anche da noi, per sentire l'opinione del popolo sovrano». Il governatore lombardo, affiancato in questo anche dal collega piemontese Roberto Cota, torna poi a chiedere l' istituzione di zone franche: «Una delle question i cruciali nei rapporti tra i due territori di confine è quella fiscale: chiederò al Governo di concedere alla Lombardia la possibilità di istituire delle "zone franche" dal punto di vista fiscale, per diminuire la pressione fiscale e quindi consentire al mondo delle imprese di pagare meno tasse e avere la possibilità di assumere». Punta invece l'attenzione sulle ricadute politiche continentali il Presidente del Veneto Luca Zaia: «Questa decisione avrà delle ricadute su tutta l'Europa . Un'Europa che in queste ore si straccia le vesti confermando la sua totale lontananza nella condotta e nella gestione del tema dell'immigrazione. Ipotizzare quote d'ingresso per una degna, civile e sostenibile convivenza sociale e lavorativa - sottolinea Zaia – mi sembra sia prerogativa di un popolo». «Ancora una volta – conclude - non l'Europa ma la Svizzera fa scuola e ci obbliga finalmente ad affrontare una politica d ' immigrazione sostenibile per riportare in equilibrio il sistema». E proprio su iniziativa leghista, al Parlamento di Bruxelles è arrivata un'interrogazione su i risultati del referendum svizzero da discutere in seduta Plenaria. A presentarla è stata Mara Bizzotto, secondo la quale «l ' Italia deve seguire l'esempio della Svizzera e bloccare l'arrivo di nuovi immigrati: abbiamo il dovere di tutelare la nostra gente e di pensare ai nostri disoccupati, non agli ultimi arrivati. Mentre in Italia si abolisce il reato di clandestinità e si farnetica sullo ius soli. Il popolo svizzero decide democraticamente di difendersi dall'immigrazione di massa e di tutelare i propri interessi. Il referendum svizzero sia d'esempio al nostro Paese e serva da monito ai sepolcri imbiancati della Ue che, da Bruxelles, vorrebbero perseverare nelle loro sballate politiche filo immigrazione».

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