martedì 11 febbraio 2014

Dai clandestini ai minareti UN POPOLO VOTA a difesa dell'IDENTITA’


“La Padania 11.02.2014”

Immigrazione regolare e clandestina, diritto d'asilo, perfino il diritto di costruire minareti. Negli ultimi anni in Svizzera si è votato su tutto questo, com'è costume della democrazia più antica e più ampia del mondo. E il governo si è sempre  uniformato al voto popolare. Insomma, tutto il contrario del l'Italia. Paese europeo multiculturale per definizione, la Confederazione alpina ha spesso chiamato alle urne i suoi cittadini su quello che chiama l'"inforestierimento" del Paese, sul rischio di una sovrappopolazione rispetto all'esiguità del territorio e per regolamentare gli ingressi in quello che è il crocevia naturale tra mondo mediterraneo e Mitteleuropa. Dal 1968 a oggi si contano ben undici iniziative referendarie per  limitare l'immigrazione. Incuranti delle accuse piovute dall'estero di chiusura mentale quando non di xenofobia, gli svizzeri hanno avviato i primi tentativi di limitare l'ingresso di stranieri negli anni del boom
economico, quando la rapida espansione dell'industria richiamò centinaia di migliaia di lavoratori dall'Europa meridionale, in particolare da Italia e Spagna. Il governo di Berna tentò di frenare la crescente assunzione di manodopera dai Paesi europei introducendo quote per le imprese (1963) e poi a livello nazionale (1970), ma con scarso successo. Dopo il ritiro di una prima iniziativa "contro l'inforestierimento" nel 1968, due anni dopo un referendum mirava a limitare il numero di stranieri al 10 per cento della popolazione totale. Alle urne si presentarono il 74% degli iscritti al voto (un record), ma il referendum non passò: si espressero infatti a favore il 46% dei votanti. Due iniziative analoghe raccolsero meno sostegni nel 1974 (34,2% di sì) e nel 1977 (29,5%). Meglio andò al referendum "contro la svendita del territorio", che nel 1984 sfiorò la vittoria (i sì furono il 48,9%). Dopo che nel 1987 un 'altra iniziativa referendaria "contro l'inforestierimento" fallì per insufficienza di firme raccolte, l'anno seguente si andò alle urne, ma ancora una volta prevalsero i no (67,3%). Seguono altri t re referendum, contro l'immigrazione clandestina (nel 1996, 46,3% di sì), nel 1997 (fallita per insufficienza di firme) e per una  regolamentazione dell'immigrazione che intendeva limitare il numero di stranieri al 18% della popolazione (nel 2000, 36,2% di sì). Negli ultimi vent'anni la questione degli stranieri in Svizzera è divenuto il cavallo di battagli a soprattutto dell'Unione democratica di centro (Udc), che ha proposto una serie di inasprimenti della politica di asilo, opponendosi a  qualsiasi apertura all'Unione europea e alle sue direttive. Nello stesso arco di tempo, il partito della destra conservatrice ha via via aumentato i consensi fino a diventare il primo del Paese. Eppure, fino a domenica I'Udc era uscita sconfitta in tutte le votazioni sugli accordi bilaterali con la Ue e sulla libera circolazione delle persone, temi sui quali si è sempre trovata contro tutti gli altri principali partiti del Paese. In compenso, I'Udc ha ottenuto due importanti vittorie negli ultimi anni, con il referendum "contro l'edificazione di minareti", approvato dal popolo nel 2009 con il 57% dei voti, e con l' iniziativa "per l'espulsione di stranieri che commettono reati ", adottata dal governo nel 2010. Lo scorso 9 giugno gli svizzeri hanno approvato a larga maggioranza (78,45% dei votanti) le restrizioni! Del diritto d'asilo introdotte da una legge già varata dal Parlamento, ma osteggiata da associazioni ecclesiastiche, sinistra e movimenti umanitari. Dopo il voto dell'altro ieri, i cittadini saranno presto chiamati a pronunciarsi su un 'altra proposta che prevede di limitare l'immigrazione in Svizzera: si tratta dell'iniziativa "Stop alla sovrappopolazione - Sì alla conservazione delle basi naturali della vita". In base al testo, fondato su motivazioni ecologiche (proteggere l'ambiente e le risorse naturali), la popolazione residente permanente non potrebbe crescere in seguito ad immigrazione in misura superiore allo 0,2% annuo, nell'arco di tre anni. L'iniziativa, promossa dall'Associazione ecologia e popolazione, sarà discussa quest'anno dal Parlamento, prima di essere sottoposta al voto popolare. Entro le elezioni federali del 2015, l'elettorato elvetico dovrebbe decidere (ancora per iniziativa dell' Udc) anche sull'estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, Paese membro della Ue dal 1° luglio 2013.


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