martedì 18 febbraio 2014

Il Nord non fa sconti: «Rompa con Bruxelles e poi ne parliamo»

“La Padania 18.02.2014”

Renzi , impegnato in beghe di palazzo. E un Matteo, Salvini, in mezzo alla gente. In questo caso tra i lavoratori della Invernizzi, nella Bergamasca. Centinaia di persone che rischiano il posto. Trecento per la precisione. Perché «i problemi veri sono questi, non certo la legge elettorale», attacca il leader leghista che scherza sull'ormai ex sindaco di Firenze, da ieri sera battezzato premier da Napolitano. «Ho saputo delle sue promesse elencate. A febbraio la riforma le istituzioni. A marzo quella sul lavoro. Ad aprile toccherà alla pubblica  amministrazione. A maggio il fisco. A giugno allora camminerà sulle acque e a luglio farà la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Resta solo libero Agosto...». Ma qui ci sono le ferie di mezzo. Poi Salvini si fa serio e annota: «Se Renzi è invece interessato a sentire la voce del Nord prendiamo il  treno in seconda classe e ci andiamo. Certo non ci auto invitiamo». Ma avverte: «Le condizioni devono essere le stesse poste per le consultazioni con il capo dello Stato ossia che sia ascoltata la voce dei territori. Mai e poi mai - precisa comunque Salvini - la Lega sarà in un governo di centrosinistra, ma c'è modo e modo di fare opposizione».
Una cosa è certa però: nessuno sconto al nuovo governo se Renzi pensa di dare qualche ruolo di responsabilità «a gente come Prodi o Monti-. In quel caso «saremo pronti a presentare una denuncia con azione di risarcimento in sede civile e penale per i danni miliardari che hanno provocato all'Italia e al Paese». L'altro missile lo lancia il capogruppo leghista e candidato sindaco di Padova Massimo Bitonci: «Ai veneti - tuona – non interessano i litigi tra Renzi e Civati. Non interessano i ricatti  di Alfano che minaccia di portare il Paese al voto con il proporzionale, per garantirsi la poltrona prima che venga cambiata la legge elettorale. Non interessano il totoministri, gli hashtag e le ripicche fra gli esponenti del Pd. Qui servono libertà, lavoro, meno tasse e i soldi che ci spettano per ripartire dopo le alluvioni». Si aspetta invece almeno un ministro veneto il Governo della Regione, Luca Zaia. «Questa è la richiesta che facciamo sempre. E, visti i Governi che si susseguono, ormai diventa una richiesta d'ufficio - evidenzia Zaia -. Lo spero che ci siano ministri incisivi, oltre che veneti, perché noi abbiamo  due grandi fronti, quelli del lavoro e delle infrastrutture che sono strategici per i nostri territori». 






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