mercoledì 5 febbraio 2014

Decreto sulle carceri, il governo ottiene la fiducia. La Lega agita le manette durante il dibattito


“corriere.it 05.02.2014”

Non c’è pace alla Camera dei deputati. A ogni voto, a ogni decreto che arriva in Aula c’è ormai da aspettarsi, se non la rissa, il colpo di teatro a sorpresa. Dal gusto quantomeno discutibile. Al voto sul decreto sulle carceri il governo ottiene la fiducia con 347 sì e 200 no. Ma durante la discussione a Montecitorio nella serata di martedì, ci pensa il leghista Gianluca Buonanno a dare il «la» all’ennesimo «incidente». Il deputato della Lega Nord, durante il suo intervento, estrae un paio di manette agitandole platealmente. C’è sempre una prima volta e questa è una prima assoluta per Montecitorio, dove nessuno aveva mai mostrato ed esibito le manette.
Nemmeno la Lega che pure nel 1993, in piena Tangentopoli, aveva sventolato un cappio, per mano allora del deputato Luca Leoni Orsenigo. Tornando a oggi, Buonanno, per sottolineare la sua discutibile trovata, non si limita ad agitare il simbolo della sua protesta contro il decreto, ma si reca fino ai banchi del governo per depositare le manette davanti al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Risultato: seduta sospesa. CARTELLI E LIBRETTI - Poco dopo, passando sotto al banco della presidenza per il voto di fiducia, tutti deputati leghisti mostrano dei cartelli con la scritta «No al libera-mafiosi», come hanno ribattezzato il decreto contenente misure urgenti in tema di tutela dei diritti dei detenuti e riduzione controllata della popolazione carceraria. Dal canto loro i deputati M5S continuano nella loro battaglia contro le decisioni della Presidente della Camera in occasione del voto sul decreto Imu-Bankitalia, su quella che ritengono una mancanza rispetto del regolamento. E andando al voto in Aula sfilano alzando in alto nelle mani , appunto, il regolamento della Camera. Ma soprattutto rilancia la strategia dell’allungamento dei tempi: hanno presentato ben 106 ordini del giorno che dovranno essere discussi dopo il voto di fiducia e che inevitabilmente rischiano di far superare i tempi previsti per la scadenza del decreto.

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