martedì 10 dicembre 2013

USCIRE DALL’EURO «Questo è l'unico modo per lasciarsi alle spalle per sempre la CRISI»

“Paola Valenti”
“La Padania 09.12.2013”

Il 3 dicembre scorso si è assistito al Parlamento Europeo di Bruxelles alla relazione che tre nostri economisti, prof. Antonio Maria Rinaldi, Claudio Borghi Aquilini e Alberto Bagnai, hanno presentato, spiegando con grande efficacia l 'inevitabile  futura dissoluzione dell'euro e il ritorno alle monete nazionali degli Stati che lo hanno adottato. L'evento, intitolato "Morire per l'Euro?" e organizzato dall'europarlamentare Magdi Cristiano Allam a nome del gruppo europeo ELD - di cui fa parte anche la Lega Nord ha permesso di comprendere come l'abbandono della moneta unica sia la sola via per uscire dalla crisi economica in cui è precipitata I'Eurozona, dopo l'adozione delle politiche di austerità imposte da Berlino attraverso la  Ue a seguito della crisi finanziaria mondiale del 2008.
Per gli economisti relatori non solo l'euro è «Un morto che cammina" e la sua fine era decretata fin dalla sua nascita per le leggi che regolano l'economia, ma sta andando anche nella direzione sbagliata: quella della recessione. l tre docenti hanno propugnato l'uscita dall'euro al fine di salvare l'Europa, perché la moneta unica sta distruggendo la possibilità di effettiva integrazione europea e il consenso delle popolazioni verso la Ue. Per il prof. Rinaldi, «con l'adozione dell'euro, siamo stati privati di quelle prerogative della sovranità tra cui la  monetizzazione del debito" (stampare moneta) e quindi •il fabbisogno degli Stati dell'Eurozona, può essere soddisfatto solo con prelievi fiscali ai cittadini e tagli alla spesa". Il prof. Borghi ha spiegato che il messaggio secondo cui col ritorno alla valuta nazionale si sarebbe esposti ad attacchi speculativi ha fini terrorizzanti. E l'euro che avrebbe dovuto proteggerci proprio da questo rischio in realtà si è dimostrato del tutto inefficace, come abbiamo visto nel 2011 proprio in Italia. Infine il prof. Bagnai ha chiarito che le convinzioni dei politici italiani che ci hanno messo in questa trappola -secondo cui oggi ci sarebbero le condizioni per modificare i rapporti di forza con la Germania (andare a sbattere i pugni sul tavolo) - sono assolutamente illusorie. Perché? «Perché quando siamo entrati in questo meccanismo, l'Italia non ha preso iniziative politiche tali da affermare il suo peso negoziale". Quindi, oggi, devastati dalla crisi che ci ha portato più di allora in una posizione di debolezza, come possiamo pensare di far valere i nostri diritti rispetto all' inizio di questo percorso? La fine della moneta unica, ha detto il professore, dovrebbe essere accompagnata dalla re introduzione dell' indicizzazione dei salari all'inflazione e dal ripristino delle regole del controllo dei flussi di capitali, per impedire il fenomeno delocalizzazioni delle aziende e il conseguente ricatto occupazionale. Col ritorno alla sovranità monetaria, potendo svalutare la propria moneta, finirebbe la pratica delle politiche di "svalutazione interna", ossia la prassi di scaricare le crisi sui lavoratori attraverso la compressione di salari, stipendi e diritti. E mentre nella sede istituzionale più importante d'Europa si è aperta con martedì una importantissima pagina della storia di questo Continente per mano di tre economisti italiani, nel nostro Paese non solo si nega un dibattito serio, ma si continua a distrarre il cittadino occupando tutti i media con la presenza (ormai irritante) di fantasmagorici personaggi fuori dalla realtà in vista di fantasmagoriche Primarie. Speriamo si l'inizio della loro fine. 


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