“Paola Valenti”
“La Padania 09.12.2013”
Il 3
dicembre scorso si è assistito al Parlamento Europeo di Bruxelles alla
relazione che tre nostri economisti, prof. Antonio Maria Rinaldi, Claudio
Borghi Aquilini e Alberto Bagnai, hanno presentato, spiegando con grande
efficacia l 'inevitabile futura dissoluzione
dell'euro e il ritorno alle monete nazionali degli Stati che lo hanno
adottato. L'evento, intitolato "Morire per l'Euro?" e organizzato dall'europarlamentare
Magdi Cristiano Allam a nome del gruppo europeo ELD - di cui fa parte
anche la Lega Nord ha permesso di comprendere come l'abbandono della moneta
unica sia la sola via per uscire dalla crisi economica in cui è precipitata
I'Eurozona, dopo l'adozione delle politiche di austerità imposte da Berlino
attraverso la Ue a seguito della crisi
finanziaria mondiale del 2008.
Per gli economisti relatori non solo l'euro è
«Un morto che cammina" e la sua fine era decretata fin dalla sua nascita
per le leggi che regolano l'economia, ma sta andando anche nella direzione
sbagliata: quella della recessione. l tre docenti hanno propugnato l'uscita
dall'euro al fine di salvare l'Europa, perché la moneta unica sta distruggendo
la possibilità di effettiva integrazione europea e il consenso delle
popolazioni verso la Ue. Per il prof. Rinaldi, «con l'adozione dell'euro, siamo
stati privati di quelle prerogative della sovranità tra cui la monetizzazione del debito" (stampare
moneta) e quindi •il fabbisogno degli Stati dell'Eurozona, può essere
soddisfatto solo con prelievi fiscali ai cittadini e tagli alla spesa". Il
prof. Borghi ha spiegato che il messaggio secondo cui col ritorno alla valuta
nazionale si sarebbe esposti ad attacchi speculativi ha fini terrorizzanti. E
l'euro che avrebbe dovuto proteggerci proprio da questo rischio in realtà
si è dimostrato del tutto inefficace, come abbiamo visto nel 2011 proprio in
Italia. Infine il prof. Bagnai ha chiarito che le convinzioni dei politici
italiani che ci hanno messo in questa trappola -secondo cui oggi ci sarebbero
le condizioni per modificare i rapporti di forza con la Germania (andare a
sbattere i pugni sul tavolo) - sono assolutamente illusorie. Perché? «Perché
quando siamo entrati in questo meccanismo, l'Italia non ha preso iniziative
politiche tali da affermare il suo peso negoziale". Quindi, oggi,
devastati dalla crisi che ci ha portato più di allora in una posizione di
debolezza, come possiamo pensare di far valere i nostri diritti rispetto all'
inizio di questo percorso? La fine della moneta unica, ha detto il professore, dovrebbe
essere accompagnata dalla re introduzione dell' indicizzazione dei salari
all'inflazione e dal ripristino delle regole del controllo dei flussi di
capitali, per impedire il fenomeno delocalizzazioni delle aziende e il
conseguente ricatto occupazionale. Col ritorno alla sovranità monetaria,
potendo svalutare la propria moneta, finirebbe la pratica delle politiche di
"svalutazione interna", ossia la prassi di scaricare le crisi sui
lavoratori attraverso la compressione di salari, stipendi e diritti. E mentre
nella sede istituzionale più importante d'Europa si è aperta con martedì una
importantissima pagina della storia di questo Continente per mano di tre
economisti italiani, nel nostro Paese non solo si nega un dibattito serio, ma
si continua a distrarre il cittadino occupando tutti i media con la presenza
(ormai irritante) di fantasmagorici personaggi fuori dalla realtà in vista di
fantasmagoriche Primarie. Speriamo si l'inizio della loro fine.

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