giovedì 5 dicembre 2013

SALVINI A PRATO «Sindaco lasciato solo, qui i cinesi ormai la fanno da padroni»


“La Padania 05.12.2013”


A Prato è in corso una vera e propria emergenza legata all'immigrazione cinese clandestina, ma a parte il Comune lo Stato è assente. Questa l'impressione ricavata dal segreta rio della Lega Lombarda e candidato Segretario federale Matteo Salvini dopo la sua visita ieri nella città toscana. Prato ha osservato una giornata di lutto cittadino per commemorare i sette operai cinesi morti domenica scorsa nell'incendio del capannone-dormitorio in cui lavoravano. «Abbiamo messo un gazebo appena fuori dal centro storico », spiega Salvini, «dove non c'è un negozio che non sia gestito da cinesi». La situazione di emergenza, spiega, salta subito all'occhio: «C'è una distesa sconfinata di capannoni dormitorio. l'impressione è che solo il Comune fra le istituzioni stia facendo qualcosa. L'amministrazione composta da centrodestra e Lega, attraverso la polizia locale, ha quintuplicato i controlli». Ma ciò evidentemente non basta se per il resto «lo Stato latita», sottolinea Salvini, che fornisce alcune cifre. «Solo da qui partono rimesse verso la Cina pari a 5 miliardi, quello che rimane viene impiegato per comprare altre attività. La popolazione di Prato ormai per un quarto cinese. E il commercio è praticamente controllato da loro». Salvini a Prato ha avuto un colloquio con il sindaco Roberto Cenni, ha incontrato militanti ed esponenti del Carroccio e si è intrattenuto con diversi cittadini. Per la Lega, spiega ancora Salvini, non è neppure facile svolgere attività politica su questo territorio: «Recentemente hanno promosso un fondo a sostegno dei cittadini italiani, si sono sentiti rispondere da un esponente della Curia che la Lega farà la fine del Duce e di Hitler...». «Rispetto alla situazione del nostro territorio – ha affermato il sindaco Cenni - l'indizione di una giornata di lutto può rivelarsi del tutto inadeguata se non seguita da azioni urgenti e concrete che coinvolgano tutte le istituzioni e gli organi dello Stato, perché la tragedia potrebbe ripetersi in migliaia di casi. Nell 'esprimere il dolore per quanto accaduto, ribadisco con fermezza che non è degno di una città civile il mantenimento di un simile stato di cose». Intanto sono quasi arrivate a conclusione le operazioni di identificazione dei sette cadaveri (cinque uomini e due donne) degli operai cinesi bruciati nel rogo di domenica scorsa nel capannone- dormitorio della ditta "Teresa Moda", in via Toscana, al Macralotto 1 di Prato. Sono infatti sei le vittime a cui gli inquirenti sono riusciti a dare un nome. La polizia, con le indagini coordinate dalla squadra mobile, ha infatti riscontrato la quasi totale coincidenza tra i nomi dei deceduti emersi dall'inchiesta e la lista con i nomi delle presunte vittime dell'incendio del capannone consegnata martedì pomeriggio dal console cinese agli inquirenti. Resta un dubbio sull'identità della settima vittima. Quattro su sette dei cinesi morti erano lavoratori irregolari in Italia. Secondo i primi accertamenti, il rogo sarebbe stato scatenato da una stufa difettosa. Ma le indagini della squadra mobile continuano per accertare con esattezza che cosa ha acceso il rogo, che comunque appare certo sia stato accidentale. Restano per ora quattro cinesi indagati dalla Procura di Prato: si tratta dei gestori della ditta di confezioni e del legale rappresentante, Li Jianli, una donna residente a Roma. Le indagini continuano a ritmo spedito anche per accertare ulteriori responsabilità ed anche per verificare l'eventuale coinvolgimento di italiani nella tragedia.  






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