giovedì 5 dicembre 2013

Così parlò il militante: non è più tempo DI UN UOMO SOLO al comando della Lega


“Andrea Monti”
“La Padania 04.12.2013”

Tra pochi giorni i militanti della Lega Nord, quelli con almeno un anno di anzianità, saranno chiamati ad esprimersi per indicare quale dovrà essere il futuro Segretario Federale, ovvero il successore di Roberto Maroni. Personalmente non ho fatto mistero della mia preferenza, essendo stato tra i primi a sostenere la candidatura di Umberto Bossi. Ascoltando la base e tentando di leggere i risultati della raccolta firme, il responso più importante è forse però già arrivato. Sarebbe un errore limitarsi a considerare la fase di pre-selezione come un semplice adempimento burocratico, relegandola a tappa marginale del più grande processo di rinnovamento interno alla Lega. Per certi aspetti, al contrario, quella della raccolta firme, è stato forse il momento più importante e delicato. innanzitutto è durato molto, avendo coinvolto i militanti e le Segreterie Provinciali per 14 giorni consecutivi; ha interessato direttamente un grande numero di iscritti che si è recato personalmente ad apporre una firma di sostengo, alla luce del sole, con nome e cognome, senza il segreto dell'urna, particolare non secondario.
Chi ha firmato ci ha messo la faccia. Anche molti di quelli che non hanno firmato, di questo ne sono certo, hanno maturato la scelta di non esprimersi, che solo per pochi è stata frutto di un disinteresse o di una sorta di sfiducia. Per la prima volta, almeno in maniera così diretta e importante nei numeri, i militanti della Lega sono stati chiamati a scegliere la direzione che dovrà prendere il proprio movimento, chiamati in causa nella scelta della figura più importante, il Segretario Federale. Abbiamo infilato un termometro per due settimane nella pancia della Lega, tra i militanti, ed il responso, dal mio punto di vista, è stato abbastanza chiaro: chi non ha firmato, la maggioranza assoluta, ha  dato testimonianza di una scarsa propensione a volersi dividere su una scelta così importante. l militanti sognano una Lega in cu i si continui ad essere tutti fratelli, tutti figli di un unico grande ideale, un unico grande sogno rivoluzionario, arrivando finalmente a scardinare i poteri di uno Stato sempre più oppressore della nostra gente, delle nostre imprese, annichilendo il nostro futuro. Viceversa chi si è recato a firmare, e sono stati comunque tanti, hanno sapientemente sventato la possibilità che le consultazioni del 7 dicembre si trasformassero in una sorta di corrida tra cinque candidati. Infine, aver scelto Umberto Bossi e Matteo Salvini è un risultato che va al di là dei nomi, dei programmi, delle simpatie o delle antipatie, delle divisioni o delle pseudo correnti; è innanzitutto un'indicazione chiara e precisa di metodo, un'indicazione per il futuro della Lega Nord. I militanti hanno dimostrato saggezza, hanno capito che è finito il tempo di una Lega con un solo uomo al comando, che non significa rinnegare il passato, piuttosto il contrario; si chiede di ripartire proprio dai solidi ideali di un tempo, arrivando ad un nuovo assetto per gli organi chiamati a dirigere la Lega, in cui Umberto Bossi e Matteo Salvini saranno chiamati magari entrambi a guidarci in battaglia. In buona sostanza, concordo con ciò che ha dichiarato il Capogruppo in Regione Lombardia Massimiliano Romeo: •Bossi resterà sempre il capo•. Ciò sottintende che il futuro della Lega non potrà prevedere qualcun altro che faccia il capo, così come siamo sempre stati abituati. Ecco allora perché sostenere la candidatura di Bossi significa anche questo, ricordare la necessità di modificare, migliorare e rafforzare l'assetto attuale, figlio dello scorso Congresso Federale, perché da Torino dovrà uscire una Lega più forte, altrimenti rischiamo di perdere tutti. Non sto parlando di scelte salomoniche (quella la prese con un richiamo esplicito proprio Bossi  durante lo scorso congresso), oppure idee buone per dirimere una contesa; penso, piuttosto, ad una saggia decisione per garantire un futuro da protagonista alla nostra Lega, che ritorni ad essere il partito egemone del Nord, disinnescando sul nascere eventuali idee di ibridazione a freddo di nuovi ipotetici soggetti politici, che qualcuno, dalle parti di Arcore, potrebbe pensare di far nascere per rappresentare la parte più produttiva e dinamica dello Stato. La Padania chiede libertà e la Lega deve ritornare ad essere riconosciuta come unico vero interprete delle istanze di milioni di cittadini, imprenditori e lavoratori padani che si sentono oggi sfiduciati e senza una guida. 

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