“Simona Anvar”
“La Padania 15.11.2013”

Alcuni esponenti
dell'attuale Governo avanzano
a più riprese proposte, non meglio specificate, di revisione e/o abrogazione della
legge Bossi-Fini (o solo Bossi avendola Fini disconosciuta recentemente), in
quanto, a loro dire, normativa inefficace e contraria al diritto di asilo, ed altresì,
invece, auspicano l'adozione di una nuova legislazione in materia di asilo in
conformità a quella europea. Sul punto si sta creando però notevole confusione perché
a parte il fatto che si tratta di proposte ancora non formalizzate e dunque di
difficile valutazione, non si comprende cosa si debba recepire; in cosa il nostro ordinamento sia carente rispetto alla
normativa europea. L'Italia ha già recepito le direttive comunitarie in materia
di diritto di asilo, tanto che nel nostro ordinamento sono già applicate le due
forme di protezione internazionale, ossia la protezione sussidiaria e lo status di
rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, e che, pertanto, si è
già da tempo adeguata a quelle che sono le normative stabilite in sede
comunitaria.
E anche le continue dichiarazioni di prossime future iniziative di
abrogazione della legge Bossi-Fini lasciano alquanto perplessi. Dovrebbe essere
noto a chi ci governa che il
reato di immigrazione clandestina è stato introdotto nel 2009 con la legge 94
che ha modificato il Testo Unico delle disposizioni circa la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto legislativo
25 luglio 1998, n. 286, detta oggi legge Bossi-Fini) introducendo l'articolo 10
bis. Altresì dovrebbe essere noto che dopo l'introduzione del reato di
immigrazione clandestina, ossia nell'anno 2010, gli sbarchi sono diminuiti dell'88%
e si sono così salvate numerose vite umane ed evitato tragedie come quella
recente di Lampedusa. Più che altro non si capisce la ragione, il motivo per voler
abrogare una legge che ha introdotto nel nostro ordinamento un principio del
tutto legittimo: può venire nel nostro paese chi ha un lavoro, perché se no, cosa
viene a fare? Il reato di immigrazione clandestina è stato poi anche dichiarato
legittimo anche dalla nostra Corte Costituzionale (sent. 250/2010) in quanto la
regolamentazione dell'ingresso e del soggiorno degli stranieri nel territorio
dello Stato è "collegata alla ponderazione di svariati interessi pubblici,
quali, ad esempio, la sicurezza e la sanità pubblica, l'ordine pubblico" (sent.
n. 148/2008, n. 206/2006 e n. 62/1994 Corte
Cast.). Tutto questo per dire che la Bossi-Fini, dunque, non disciplina il
diritto di asilo ma in materia prevede solo una ulteriore forma di protezione umanitaria
che si aggiunge alle due internazionali già esistenti nel nostro ordinamento. Confondere
la disciplina del diritto di asilo con quella di contrasto all'immigrazione clandestina
rappresenta una posizione ideologica, errata e per nulla corrispondente anche
al dettato normativa. E questo è confermato anche dal fatto che la stessa
Comunità Europea distingue le due materie e le disciplina, infatti, con
direttive diverse. Tra tutte le direttive non viene mai citata però,
stranamente, la direttiva c.d. Rimpatri (n.115/2008) la quale prevede all'articolo
15 e 16, il "trattenimento" " in appositi centri di permanenza temporanea"
per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalità di
rimpatrio" ed impone agli stati membri l'adozione di "norme chiare,
trasparenti ed eque per definire una politica di rimpatrio efficace quale
elemento necessario di una politica d'immigrazione correttamente gestita".
Dunque, la Bossi-Fini non va cancellata
o abrogata, bensì applicata in maniera rigorosa ed effettiva, non solo per
evitare tragedie in mare ma anche per fermare i c.d. trafficanti che vedono
invece nell'apertura dei c.d. corridoi umanitari un mercato ancora più fiorente
e florido per il traffico di essere umani, avendo ora la certezza che eh i paga
per il viaggio verso l'Italia arriva sicuramente a destinazione senza venire fermato
o rimpatriato. Sono altre le proposte o richieste che andrebbero avanzate, ad
esempio che l'Unione Europea si attivi per adottare misure ancora più incisive nella
lotta all'immigrazione clandestina e procedere in tempi celeri alla revisione
del Regolamento di Dublino 111, che è stato recentemente modificato ma senza
recepire il principio del burden sharing, ossia della redistribuzione tra gli
Stati membri delle persone in caso di fughe
di massa ed emergenze umanitarie. Sappiamo infatti che il
regolamento di Dublino ci penalizza fortemente in quanto indica quale Stato
competente ad esaminare la domanda di asilo nel primo paese di ingresso. Se
piuttosto si vuole parlare di inadempienze da parte dell'Italia con riguardo alla
normativa europea, si dovrebbe dire che dovrebbe procedere all'effettivo recepimento della Direttiva c.d. Rimpatri e
procedere in modo più celere all'identificazione e rimpatrio dei clandestini. E
tutto ciò è possibile solo in un modo: con l'effettiva applicazione della Legge
Bossi- Fini e il rinnovo degli accordi con i paesi di origine sia con riguardo
alle operazioni di controllo dei confini, soprattutto costieri, sia per le
operazioni di rimpatrio dei clandestini. Invece in sede europea la battaglia
dovrebbe essere quella di introdurre finalmente il principio del burden sharing,
ossia il principio di un impegno condiviso effettivo e non solo a parole tra i
diversi paesi dell'unione nella gestione delle emergenze umanitarie, rafforzando
nel contempo le misure di pattugliamento dei confini, anche al fine di
scongiurare le partenze e le perdite di ulteriori vite umane.
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