“lindipendenza.com 26.11.2013”
Scusate il ritardo, eccomi! Chi,
come Gilberto, mi conosce da 20 anni, sa bene che mi sono sempre schierato in
modo aperto in tutti i passaggi della storia del Movimento, sia in quelli più
felici che in quelli meno. Tuttavia voglio occupare queste righe per parlare di
programmi, di idee, non di menate personali. Mi sono fatto avanti per guidare
il Movimento perché credo che il programma indipendentista dalle Lega Nord non
sia mai stato tanto attuale come oggi. Nel 1996 la nostra lotta di
liberazione era giustamente ed esclusivamente contro l’oppressione dello Stato
Italiano, che ladro era e ladro è rimasto. A questo
colonizzatore negli anni se ne è affiancato un altro, altrettanto criminale:
l’Unione Sovietica Europea di Bruxelles. L’indipendenza, da entrambi i padroni,
è oggi l’unica via possibile.
Quello che fino a poco fa era solo il progetto della Lega, l’Utopia dell’articolo 1 dello Statuto, il sogno matto di quei matti dei leghisti, si è oggi trasformato in una necessità urgente per garantire non più il benessere, ma la sopravvivenza stessa, economica e culturale, di un intero popolo. Il nostro. Come arrivarci? Non esiste, purtroppo, un manuale d’istruzioni su come fare la rivoluzione, ma dobbiamo cogliere al volo ogni opportunità per mettere in crisi il sistema di potere che ci opprime. Il punto più debole del cartello criminale “Roma-Bruxelles” è sotto gli occhi di tutti: la moneta unica, l’Euro. L’Euro che sta soffocando la nostra economia, che fa chiudere le fabbriche, che ci rende incapaci di esportare, mentre permette l’invasione del nostro mercato interno da parte di auto tedesche, vestiti cinesi, stoffe dal Pakistan, frutta dal Marocco… Qualsiasi cosa, purché prodotta all’estero. Il risultato: un futuro da schiavi, consumatori e disoccupati. Siamo ancora in tempo per segnare una svolta. Oggi c’è molta più consapevolezza sulle responsabilità della moneta unica in questa crisi: sono ogni giorno di più le persone che guardano con angoscia alla terza settimana del mese, se non addirittura alla seconda. Senza contare i giovani a cui è tolta ogni prospettiva, gli esodati dimenticati da Monti e Letta, i cassaintegrati del tessile, della siderurgia, i piccoli imprenditori in fallimento per crediti verso lo Stato insolvente e i loro dipendenti che non conoscono nessuna tutela sindacale. Il loro desiderio di libertà è sempre più forte, lo dimostra lo slancio con cui nel Veneto oltre 130 comuni hanno approvato il referendum sul distacco dall’Italia, una battaglia che da segretario sosterrò con ogni mezzo, oltre alle istanze indipendentiste in crescita nelle regioni a statuto speciale. L’obbiettivo della Lega deve essere quello di estendere le autonomie a chi oggi non le ha, non certo il contrario. A questo proposito, un primo colpo allo Stato Centrale sarà chiedere un referendum per la rimozione dei prefetti e delle prefetture dalle nostre città, sul sentiero tracciato dai partigiani federalisti di Emile Chanoux. Dobbiamo organizzare una rete di contro-informazione capace di sabotare i media italiani che parlano poco e male di noi. Potenziare i mezzi che abbiamo come la televisione, la radio e il giornale che, grazie all’impegno di chi ci lavora, stanno facendo miracoli per riuscire ogni giorno a scavalcare il muro di indifferenza che ci hanno costruito intorno. Si può fare di meglio, e mi metto in gioco io per primo. Sulla cultura, anzi sulle “culture”, che portano all’indipendenza, la Lega può e deve investire di più. La butto lì: perché non dar vita a una “collana editoriale padana” che coltivi e accompagni il seme dell’indipendenza? Approfittiamo del fatto che la propaganda europeista e italianista sta perdendo colpi, il suo distacco dalla realtà è sempre più evidente, mentre si sta sgretolando il sistema partitico che ci ha condotto fino all’orlo di questo precipizio. L’Europa oggi è una pentola a pressione che sta per esplodere, la Bretagna è in fermento, i catalani e gli scozzesi stanno marciando a tappe forzate verso la propria libertà. Noi saremo della partita. La Lega farà la sua parte: la Lega farà la Lega. A primavera daremo la spallata decisiva a questa Unione Europea, facendo “lega” con tutte quelle forze politiche del continente che condividono con noi l’obbiettivo di disegnare nuovi confini economici e conseguentemente politici d’Europa. Rottamato l’Euro, esiliati in Antartide tutti i responsabili di questa crisi economica, ci siederemo intorno al tavolo della pace da vincitori per sancire l’indipendenza della nostra terra, che per me significa Padania, in una Europa delle patrie. Quel giorno si che sarò felice di partecipare al dibattito se il confine della Padania debba passare sulla linea La Spezia-Senigallia oppure sulla direttrice Cuneo- Abbiategrasso – Chioggia. Prima riuniamoci, aldilà delle invidie, dei rancori e delle gelosie tra indipendentisti. Poi, una volta raggiunto l’obbiettivo, potremo discutere e dividerci su tutto il resto.
Quello che fino a poco fa era solo il progetto della Lega, l’Utopia dell’articolo 1 dello Statuto, il sogno matto di quei matti dei leghisti, si è oggi trasformato in una necessità urgente per garantire non più il benessere, ma la sopravvivenza stessa, economica e culturale, di un intero popolo. Il nostro. Come arrivarci? Non esiste, purtroppo, un manuale d’istruzioni su come fare la rivoluzione, ma dobbiamo cogliere al volo ogni opportunità per mettere in crisi il sistema di potere che ci opprime. Il punto più debole del cartello criminale “Roma-Bruxelles” è sotto gli occhi di tutti: la moneta unica, l’Euro. L’Euro che sta soffocando la nostra economia, che fa chiudere le fabbriche, che ci rende incapaci di esportare, mentre permette l’invasione del nostro mercato interno da parte di auto tedesche, vestiti cinesi, stoffe dal Pakistan, frutta dal Marocco… Qualsiasi cosa, purché prodotta all’estero. Il risultato: un futuro da schiavi, consumatori e disoccupati. Siamo ancora in tempo per segnare una svolta. Oggi c’è molta più consapevolezza sulle responsabilità della moneta unica in questa crisi: sono ogni giorno di più le persone che guardano con angoscia alla terza settimana del mese, se non addirittura alla seconda. Senza contare i giovani a cui è tolta ogni prospettiva, gli esodati dimenticati da Monti e Letta, i cassaintegrati del tessile, della siderurgia, i piccoli imprenditori in fallimento per crediti verso lo Stato insolvente e i loro dipendenti che non conoscono nessuna tutela sindacale. Il loro desiderio di libertà è sempre più forte, lo dimostra lo slancio con cui nel Veneto oltre 130 comuni hanno approvato il referendum sul distacco dall’Italia, una battaglia che da segretario sosterrò con ogni mezzo, oltre alle istanze indipendentiste in crescita nelle regioni a statuto speciale. L’obbiettivo della Lega deve essere quello di estendere le autonomie a chi oggi non le ha, non certo il contrario. A questo proposito, un primo colpo allo Stato Centrale sarà chiedere un referendum per la rimozione dei prefetti e delle prefetture dalle nostre città, sul sentiero tracciato dai partigiani federalisti di Emile Chanoux. Dobbiamo organizzare una rete di contro-informazione capace di sabotare i media italiani che parlano poco e male di noi. Potenziare i mezzi che abbiamo come la televisione, la radio e il giornale che, grazie all’impegno di chi ci lavora, stanno facendo miracoli per riuscire ogni giorno a scavalcare il muro di indifferenza che ci hanno costruito intorno. Si può fare di meglio, e mi metto in gioco io per primo. Sulla cultura, anzi sulle “culture”, che portano all’indipendenza, la Lega può e deve investire di più. La butto lì: perché non dar vita a una “collana editoriale padana” che coltivi e accompagni il seme dell’indipendenza? Approfittiamo del fatto che la propaganda europeista e italianista sta perdendo colpi, il suo distacco dalla realtà è sempre più evidente, mentre si sta sgretolando il sistema partitico che ci ha condotto fino all’orlo di questo precipizio. L’Europa oggi è una pentola a pressione che sta per esplodere, la Bretagna è in fermento, i catalani e gli scozzesi stanno marciando a tappe forzate verso la propria libertà. Noi saremo della partita. La Lega farà la sua parte: la Lega farà la Lega. A primavera daremo la spallata decisiva a questa Unione Europea, facendo “lega” con tutte quelle forze politiche del continente che condividono con noi l’obbiettivo di disegnare nuovi confini economici e conseguentemente politici d’Europa. Rottamato l’Euro, esiliati in Antartide tutti i responsabili di questa crisi economica, ci siederemo intorno al tavolo della pace da vincitori per sancire l’indipendenza della nostra terra, che per me significa Padania, in una Europa delle patrie. Quel giorno si che sarò felice di partecipare al dibattito se il confine della Padania debba passare sulla linea La Spezia-Senigallia oppure sulla direttrice Cuneo- Abbiategrasso – Chioggia. Prima riuniamoci, aldilà delle invidie, dei rancori e delle gelosie tra indipendentisti. Poi, una volta raggiunto l’obbiettivo, potremo discutere e dividerci su tutto il resto.

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