“Alessandro Bonini”
“La Padania 22.11.2013”
L'immancabile
rinvio e un annuncio inquietante in tema di privatizzazioni sono i piatti forti
della conferenza stampa tenuta ieri dal
premier Enrico Letta al termine del Consiglio dei ministri. Il capo del
governo di larghe intese ha fatto sapere che il decreto Imu per la cancellazione
della seconda rata sarà varato nella prossima riunione fissata per martedì.
Mancherebbero alcune coperture, anche se per Letta si tratta •solo di motivi
formali•. Poi il premier ha alzato il velo su un pacchetto di dismissioni che
dovrebbe fruttare 10-12 miliardi, ma che riguarda quote importanti di aziende
strategiche di cui lo Stato si dovrà privare. Fra queste Eni (anche se il Tesoro
resterà al 30%), quote di controllo (il 60%) del gruppo assicurativo Sace e di
Grandi Stazioni, poi quote massicce ma non di maggioranza di Enav, Stm, Fincantieri,
Cdp Reti (Snam) e gasdotto Tag.
Ed è solo il primo round, come ha precisato
Letta, un pacchetto in rampa di lancio già dai prossimi giorni per venire
incontro alle perplessità della Commissione europea riguardo la Legge di
Stabilità. L'lmu sarà cancellata, anche se bisogna vedere a quale prezzo.
Mancherebbero le coperture per esentare dalla seconda rata i terreni agricoli.
•Ho letto interpretazioni maliziose, ma il rinvio è legato esclusivamente ad un
fatto formale•, ha detto Letta •perché i due provvedimenti devono andare in
parallelo•. L'altro decreto è quello sulla rivalutazione delle quote delle
banche in Bankitalia che nelle intenzioni del governo dovrebbe fornire le
coperture necessarie. L'obiettivo delle dismissioni è invece quello di fare scendere
il debito nel 2014 come richiesto da Bruxelles e riconquistare il diritto a
sfruttare la clausola per gli investimenti pari a ulteriori 3 miliardi. Domani
il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni parteciperà all'Eurogruppo
e presenterà il piano. •Gli introiti previsti sono di 10-12 miliardi che
andranno metà a riduzione del debito 2014 e metà alla ricapitalizzazione di
Cdp•, ha detto Letta. La cessione della quota Eni, ha spiegato Saccomanni, è
•limitata a quel 3%• che risulterà per effetto di un'azione di buy back, •quindi
la nostra quota di possesso di capita le dell'Eni risulterebbe accresciuta fino
al 33%•, per poi •ridurre di questo 3% e rientrare in una quota più bassa che
ci consente di mobilizzare circa 2 miliardi di euro senza scendere al di sotto
della quota del 30%•. Il ministro ha poi spiegato che il governo prevede •una dismissione dell'ordine
del 60% nel caso della Sace e anche del 60% per le Grandi Stazioni, le altre
invece sono di carattere minoritario: il 40% per I'Enav, il 40% della
Fincantieri e nel complesso delle privatizzazioni che verranno fatte con la
vendita sul mercato di reti in possesso attualmente di Cdp il tasso sarà
dell'ordine del 50%•. La Cassa depositi e prestiti è la holding detenuta
all'80% dal Tesoro e al 18% dalle fondazioni bancarie. Nella lista anche Stm,
società che detiene il 28,23% di Stmicroelectronics, e il gasdotto Tag che
attraversa l'Austria trasportando gas russo. Letta ha annunciato che ci sarà
anche un secondo pacchetto di privatizzazioni che, più in avanti, sarà da •negoziare•.
In Consiglio dei ministri è stata ascoltata una relazione del commissario per
la spending review Carlo Cottarelli. •Abbiamo valutato e deciso - ha
detto il premier - che le risorse trovate saranno finalizzate a tre grandi
obiettivi: un ulteriore carico di riduzione di tasse sul lavoro, la maggior
parte delle risorse sarà destinato a questo scopo; alcuni investimenti produttivi
mirati di spesa pubblica; riduzione di debito e deficit •.

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