“Paola Pellai”
“La Padania 26.11.2013”
In Italia non c'è lavoro. Lo ha perso chi già lo aveva e non lo trova il giovane che insegue il fu turo. E non ce n'è neppure più per gli stranieri visto quanto rilevato dalla direzione generale dell' immigrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali soli pochi giorni fa, il 21 novembre: i lavoratori immigrati nel nostro Paese sono già troppi e cresce tra le loro fila l'esercito dei disoccupati. Stop a nuovi flussi d'immigrati, si diceva neppure troppo tra le righe. Già, ma questi sono tempi grami anche per i sindacati, alla disperata ricerca di nuove tessere per "coprire" il buco di chi li ha mollati. Extracomunitari e rifugiati? Eccoli i nuovi adepti. Ideali per la Cgil della s ignora Susanna Camusso che s i vanta di guidare la nostra principale confederazione sindacale nel momento del record storico di disoccupazione italiana. Un tempo compito dei sindacati era di risolvere le criticità in casa propria, oggi, invece, la priorità è andare ad aiutare chi vuole venire a toglierei gli ultimi spiccioli di speranza. Sì, è con orgoglio che oggi la Cgil (sotto forma di Inca e Flai) inaugura uno sportello di orientamento e d'informazione a Tunisi per i lavoratori del Nord Africa che vogliono venire in Italia per trovare un occupazione. Ragazzi, ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse tragica: i suicidi dei nostri imprenditori e padri di famiglia lo confermano. La verità è che siamo solo all'inizio della follia: si comincia con i tunisini per poi estendere la presenza del sindacato e del patronato nelle altre comunità di lavoratori stranieri che soprattutto negli ultimi anni scelgono l'Italia come Paese di ingresso verso l'Europa. Non si può accettare nel silenzio. E così Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda, ha tuonato su Facebook il suo disappunto: «La Cgil aprirà un suo sportello a Tunisi, per "tutelare sin dal Paese d'origine i lavoratori (tunisini) che vengono in Italia per trovare occupazione nel settore agricolo". Con i soldi dei nostri lavoratori, aiutano i disoccupati Tunisini! Non mi piace! Urge referendum per rottamare i sindacati, rendere i loro bilanci trasparenti e far pagare loro le tasse che devono». Un referendum per tenerci in casa quel poco di lavoro che ci è rimasto perché chi, in teoria e pure in pratica, dovrebbe lottare per difenderci da noi si limita a inutili "piazzate" e sbandierate, mentre le cose concrete va a farle fuori dai nostri confini. «Dare ai lavoratori tunisini tutte le informazioni sulla realtà che troveranno in Italia- ha detto senza vergogna Morena Piccinini, presidente dell'Inca - perché sono tanti i cittadini tunisini che si rivolgono all'Italia. Cercheremo di dare tutte le informazioni possibili prima che il lavoratore parta. Mi riferisco alla conoscenza dei contratti, dell'organizzazione del lavoro, del mercato del lavoro e dei diritti su l lavoro. Visto che buona parte dei tunisini lavorano in agricoltura stiamo partendo con la collaborazione della Flai che appunto organizza i lavoratori agricoli». l diritti sul lavoro, avete letto bene. l doveri ancora una volta spettano a noi. Sempre che un lavoro siamo riusciti a tenercelo.

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