giovedì 21 novembre 2013

Bagnai, Prof anti-euro «l’Italia può farcela con la NUOVA LIRA»


“Alessandro Bonini”
“La Padania 21.11.2013”

Alberto Bagnai, professore di politica economica all'Università D'Annunzio di Pescara, è probabilmente il più celebre esponente di quella nouvelle vague di economisti che propone in Italia di dare il benservito all'euro. Bagnai sarà fra gli esperti che interverranno sabato pomeriggio all'Hotel Cavalieri di Milano durante il "No euro day" organizzato dal segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini. Professar Bagnai, facciamo il processo all'euro. Lei ovviamente rappresenta l'accusa... «L'euro altera la competitività a vantaggio dei Paesi in surplus, che non rivalutano il proprio cambio, come avveniva regolarmente in passato. Inoltre, eliminando il rischio di cambio, incentiva i movimenti di capitale da un Paese all'altro, favorendo l'accumulazione di ingenti debiti esteri».
Anche i nostri governi però hanno colpa: si parla di una spesa pubblica "aggredibile" fino a 200 miliardi (rapporto Giarda) ma si riescono a tagliare solo le briciole,  costringendoci a confrontarci con i paletti Ue. «Il punto però è quello che è stato ribadito a maggio dal vicepresidente della Bee Vitor Constancio: la crisi nasce nella finanza privata. Sono state famiglie e imprese del Sud a indebitarsi con le banche del Nord per acquistare prodotti del Nord. In Italia il debito pubblico stava diminuendo ed è esploso dopo la cura da cavallo di Monti. La spesa pubblica ita liana è nella media europea, superata da quella di Paesi virtuosi come Francia, Finlandia, Austria e Belgio. Il problema del governo italiano non è quanto spende, ma come spende». l sostenitori della moneta unica puntano il dito contro i rischi di un'eccessiva svalutazione, nell'ordine del 30-50%, che andrebbe a colpire ad esempio i salari, mentre un mutuo stipulato in euro vedrebbe aumentare l 'importo delle rate. Come controbatte? «Uscendo dalla moneta unica si ridenominerebbero in valuta nazionale i contratti regolati dal diritto nazionale. La rata di 600 euro diventerebbe una rata di 600 nuove lire, quindi non verrebbe rivalutata. La nuova lira fluttuerebbe nel mercato valutario e potrebbe svalutarsi. Le stime collocano questa svalutazione intorno al 20% - 30%. Alcune osservazioni: primo, il fatto che il mercato farebbe svalutare la nuova lira è la prova provata del fatto che l'euro forza le leggi del mercato imponendo all'Italia una va Iuta troppo forte. Secondo, con una svalutazione del 50% i nostri beni costerebbero agli acquirenti esteri la metà di quello che costano adesso: le banche centrali dei Paesi nostri concorrenti non lascerebbero mai cadere così tanto la lira, perché significherebbe distruggere la competitività delle rispettive industrie. Terzo, la svalutazione riguarda il valore esterno della moneta. Sarebbe colpito chi va a fare la spesa a Berlino: chi la fa sotto casa non soffrirebbe una pari perdita di potere di acqui sto, a meno che i prezzi italian i salgano di pari passo alla svalutazione. Come ha recentemente ribadito il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard, questo non accade mai. Per molti italiani, la perdita determinata da una successiva parziale erosione del potere d'acquisto, sarebbe compensata dal vantaggio di trovare un lavoro». Anche il debito pubblico è espresso in euro ma, sempre secondo la difesa, con il passaggio alla nuova moneta la svalutazione farebbe schizzare il parametro debito/ Pil. «Le cose non stanno esattamente così. Con la ridenominazione il debito passerebbe da 2.000 miliardi di euro a 2.000 miliardi di nuove lire. Ovviamente, i creditori esteri soffrirebbero la perdita da svalutazione, come è successo a quelli inglesi, polacchi, coreani, ecc. nel 2009, quando questi paesi hanno svalutato per difendersi dallo shock Lehman. Voglio ricordare che è l'atteggiamento poco cooperativo di questi Paesi ad aver esacerbato la crisi dell'Eurozona. Chi è causa del mal suo...». Secondo lei quali possibilità ci sono che l'Italia esca dall'euro? «I precedenti storici indicano che la probabilità che l'euro crolli è pari a uno. Il problema è capire se esiste una volontà politica di comprendere e gestire il problema per ridurne i danni. Va riconosciuta alla Lega l'onestà intellettuale di aver voluto aprire un dibattito su un tema così essenziale».



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