“Igor Iezzi”
“La Padania 02.10.2013”
Facciano
pure tutti i giochini che vogliono. La Lega Nord non parteciperà a nessun
"governo di scopo" . Enrico Letta dovrà riuscire a cavarsela da
solo, dal Carroccio nessun aiuto. Roberto Maroni, che in serata ha
riunito i gruppi parlamentari a Roma, è chiaro: per la Lega la via maestra sono
le elezioni anticipate. Una strada che, teme il segretario federale leghista,
non tutti vorranno prendere. Soprattutto nel partito di Silvio Berlusconi , sull'orlo
di una scissione. Il leader del Carroccio infatti si mostra pessimista sulla
possibilità di un ritorno a breve alle urne, magari già il 24 novembre («Non
credo succederà») «perché - ha spiegato il governatore lombardo in occasione della
firma della convenzione per la cessione dell'area su cui sorgerà la Città della
Salute di Milano a Sesto San Giovanni - se dovesse avanzare l'ipotesi, immagino
che ci saranno dei parlamentari che per non perdere il posto si metteranno a
sostenere un nuovo governo, come successe con Prodi.
Ma non so quanto
interessi al presidente Letta andare avanti e continuare un'esperienza di
governo così scricchiolante e basata su fuoriusciti. Questa è una decisione che
prenderà lui». Di certo, conferma Maroni, «noi siamo l'opposizione. Immagino
che Letta verrà a presentare il programma che ha presentato al suo insediamento.
Se è così, ribadiremo il nostro voto contrario». Se i cittadini potranno tornare
alle urne lo si saprà solo oggi quando nelle aule del Parlamento il premier
leggerà le sue comunicazioni e «sapremo - sottolinea Maroni - se avrà trovato
una maggioranza e risorgerà, l'alternativa
sono solo le elezioni politiche anticipate». «La decisione di far cadere il
governo - ha continuato il governatore - non l'abbiamo presa noi, l'ha presa il
Pdl, ne prendiamo atto e vedremo se risorgerà il Letta bis o si andrà al voto».
Di certo «non esiste una nostra partecipazione a un governo di scopo per legge elettorale
e di stabilità». Per quanto riguarda poi le fibrillazioni all'interno del Pdl
il leader leghista non vuole infierire («non penso nulla») e si limita a «osservare»:
«Mi interessa quello che succede perché riguarda il futuro della coalizione di centrodestra».
«In tante amministrazioni - ha ricordato Maroni - siamo alleati e mi interessa
capire qual è l'evoluzione. Ho sentito Berlusconi e un po’ di esponenti del Pdl
e tengo sotto osservazione l'evoluzione che reputo complessivamente una cosa
positiva. E' una situazione complicata, ma è un'evoluzione verso un nuovo
modello, un nuovo sistema». Anche secondo il governatore del Piemonte Roberto
Cota le elezioni anticipate rappresenterebbero lo sbocco naturale di questa
crisi di Governo. Secondo l'esponente del Carroccio la Lega è disposta a
cambiare la legge elettorale, «ma non possiamo essere prigionieri di questa
cosa e con questa scusa continuare a rimandare senza mai affrontare i problemi.
Noi della Lega siamo gli unici che hanno cercato di cambiare la legge
elettorale - ha affermato. E continuiamo ad essere disponibili a cambiarla. Ma
non possiamo essere prigionieri di queste cose e continuare a rinviare senza dare
le risposte di cui il paese ha bisogno». Certamente l'esito di un'eventuale
ricorso alle urne con l'attuale legge elettorale rimane fortemente incerto ma,
chiarisce Cota, «il voto è conseguenza dell'incapacità di altri a dare risposte».
Il presidente piemontese sottolinea anche come «la stabilità non sia un valore
in assoluto se poi c'è un Governo che non dà risposte ai problemi». «Non possiamo
far finta di niente sul fatto che il Governo non sta facendo bene» ha aggiunto,
precisando comunque di aver trovato nel Governo «un'interlocuzione positiva» su
alcuni temi, in particolare con il ministro delle Infrastrutture, Maurizio
Lupi. Del resto, secondo Cota, il Governo Letta «è volatile per definizione
e, data la sua composizione, per sua stessa natura. Questo governo nasce con questo
problema intrinseco, e per questo è nato come temporaneo». Anche il Governatore
piemontese ritiene che oggi «Enrico Letta non riuscirà a stupirei. La Lega è
disponibile ad ascoltare ogni proposta. Ma non siamo convinti che le cose
possano cambiare. Noi non siamo disfattisti, siamo realisti».

Nessun commento:
Posta un commento