mercoledì 9 ottobre 2013

Nella Milano di Pisapia non c’è più la proprietà privata


“Marianna Baroli”
“lintraprendente.it 09.10.2013”

Se c’è una regola che è racchiusa nella notte dei tempi, quella è che “quel che è mio è mio”. Se quindi io Gina compro una mela, la mela è mia anche se decido di tenerla lì sul comodino per anni perché mi piace sapere di averla senza mangiarla. La stessa cosa vale per tutto: oggetti, mezzi di trasporto e addirittura abitazioni. Si chiama proprietà privata. La Costituzione italiana, poi, sottolinea l’importanza di questo concetto base, di questo diritto naturale dell’umanità, nell‘articolo 42 che recita: «la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge». A Milano, però, tutto è possibile e nel clima aranciato di Giuliano Pisapia ecco spuntare l’idea che riporta alla condivisione tra kompagni e alla lotta contro il proprietario privato. C’è infatti un che di sovietico nella bozza del regolamento edilizio presentata in commissione urbanistica dalla vice sindaco De Cesaris. All’articolo 11 si legge che se il proprietario non cura il proprio immobile, il Comune constatato lo stato di sporcizia perenne, di inutilizzo del 90% della superficie e di incuria dell’immobile stesso, prima lo diffida
(dando 60 giorni al proprietario per presentare un progetto preliminare per l’esecuzione degli interventi edilizi, per la sistemazione e la manutenzione, o per la riconversione funzionale degli stessi spazi), poi in caso di impossibilità o nessuna risposta provvede direttamente alla manutenzione addebitando però tutti i costi al privato e facendosi così rimborsare l’intervento e infine dopo 5 anni destina a da loro dette “finalità sociali” l’immobile. E tu, proprietario, ti attacchi proprio al tram e tiri. Un procedimento ad occhio complesso ma che, in termini di detto come si mangia, si chiama esproprio. Il Comune quatto quatto punta il dito, sceglie, e si prende il tutto dandolo a chi reputa più meritevole. Facciamo un esempio forzatissimo. Se, sempre io Gina, ho comprato una casa diroccata e non so soldi per sistemarla e lascio passare cinque anni dall’acquisto perché di risparmiare a sufficienza per fare dei lavori non ci riesco proprio, mi potrei ritrovare nel mirino dell’amministrazione arancione che, constatato quanto quella casa sia una pericolante catapecchia, potrebbe invece darla a tal associazione o tizio casuale per un progetto di interesse pubblico. Ingiusto, per me Gina, ma anche per chi sarebbe anche vagamente invogliato a investire in immobili a Milano. Chi me lo fa fare di comprare sotto la Madonnina se poi il Comune si arroga il diritto di intascarselo se a sua detta fa troppo schifo per esistere? L’amministrazione di Giuliano pare proprio assatanata contro i privati e attualmente ha quantificato in 270 gli immobili privati riutilizzabili. «Siamo alla socializzazione della proprietà privata. Con questo strumento si vorrebbe forse evitare ai centri sociali la fatica di occupare immobili tipo la Torre Galfa, perché il Comune glieli potrebbe affidare direttamente» spiega il consigliere di Forza Italia, Fabrizio De Pasquale, che sottolinea il tentativo della Giunta di “superare addirittura la Costituzione”. Il nocciolo della follia arancione poi, è tutto nelle fantomatiche destinazioni sociali. Se i Pisapia sono amici di centri sociali, rom e compagnia bella, prepariamoci a vivere in una città dominata dalle arti di Macao, dai concerti del Leonka e dalle grigliate miste targate Zam.



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