“ilsole24ore.it 09.10.2013”
Riforma della legge sul commercio in dirittura
d'arrivo. Le nuove regole per lo sviluppo delle imprese commerciale in
Lombardia approderanno in aula consiliare il prossimo 29 ottobre. «Il tempo
stringe, le imprese commerciali stanno soffrendo, e la moratoria che abbiamo
approvato lo scorso giugno scade il 31 dicembre. Dobbiamo far presto e bene» ha
detto l'assessore al commercio della regione Lombardia Alberto Cavalli,
intervenendo in Commissione attività produttive e dove ha consegnato il
documento frutto del monitoraggio compiuto sul territorio nel periodo della
moratoria. Già perché in attesa delle nuove regole, lo scorso giugno, la
regione ha congelato tutte le richieste di nuovi centri commerciali e anche le
richieste di ampliamento. Si sono fermati gli accordi di programma di Cinisello
Balsamo (Immobiliare Europea spa), Cerro Maggiore e Rescaldina (Cr Sviluppo),
Como (Esselunga, area Camerlata), l'ampliamento Esselunga a Calco (Lecco), il
progetto di Curtatone, in provincia di Mantova (Comet spa), di Marmirolo, nel
Manotvano (Cgi srl); l'ampliamento di Leroy Merlin a Solbiate Arno e il nuovo
mega outlet della moda di Locate Triulzi (Locate District srl).
Via libera
invece per il progetto nel nuovo quartiere milanese di Citylife, graziato da un
emendamento per le iniziative legate a Expo. «Un brutto colpo la moratoria -
osserva Carlo Maffioli, presidente di presidente di Locate district, un outlet
alle porte di Milano – anche perché le banche avevano finanziato il progetto».
Almeno i 35 milioni per l'acquisto dei terreni. Locate District, con le griffe,
il design e l'enogastronomia, è un progetto commerciale con un mega
investimento di 170 milioni che avrebbe dovuto aprire in contemporanea con Expo
2015 ma che ora a soli 19 mesi dall'esposizione è inchiodata e difficilmente
potrà essere realizzata. «Siamo molto preoccupati e non sappiamo cosa ci
aspetta» trattiene la rabbia Maffioli. Esplicito Mario Resca, presidente di
Confimprese, subito dopo le audizioni in Regione Lombardia: «La già scarsa
liberalizzazione rischia di fare passi indietro: bisognerebbe piantarla con le
caste protette e una burocrazia asfissiante. Auspichiamo il completamento delle
liberalizzazioni, ma in Parlamento ci sono tre progetti che mirano a riaffidare
ai comuni le competenze sugli orari di apertura». Resca spera che la Regione
Lombardia modifichi il Testo unico sul commercio e riconosca la formula del
franchising, favorendone lo sviluppo. «Si respira un'aria pesante, di
controriforma – aggiunge Giovanni Cobolli Gigli, presidente di
Federdistribuzione –. Con il presidente Maroni si può anche parlare, ma con la
Lega è più difficile. Le Regioni mirano a svuotare le liberalizzazioni della
legge Salva Italia. Del resto anche a Roma la legge è al vaglio della
commissione Industria e commercio e il M5S e la Lega vogliono apportare
modifiche conservative». Peso massimo.
La Lombardia pesa il 21% del Pil nazionale e il 19% delle vendite al dettaglio.
La quota della distribuzione moderna organizzata è pari al 72% delle vendite al
dettaglio. Numeri di tutto rispetto. Ma come sarà la nuova legge della regione
? Dichiaratamente più favorevole ai negozi tradizionali, quindi più restrittiva
per le catene commerciali. E non ci sono dubbio perché lo stop ai nuovi
progetti è stato votato all'unanimità, dal Pdl alla Lega, dal Pd al Movimento 5
stelle. Secondo i documenti di base della riforma «la crisi ha indebolito il
piccolo commercio di prossimità; bisogna evitare la desertificazione. Nel
rispetto della concorrenza, va ristabilito un maggiore equilibrio tra le
diverse forme distributive». Del resto anche Carlo Sangalli, presidente di
Confcommercio, non si nasconde quando afferma che «in linea di principio sono
d'accordo con il Salva Italia, ma concorrenza e liberalizzazioni non
significano assenza di regolamentazione. Quello che non condividiamo, infatti,
è la totale deregolamentazione come è avvenuto in materia di orari perché
l'assenza di regole, nel tempo, distrugge il mercato». Tornando alla Lombardia,
è da verificare l'effetto che avrà il ricorso al Tar Lombardia di Leroy Merlin
contro la moratoria dichiarata dalla Regione Lombardia: il tribunale
amministrativo ha stabilito che l'attuale moratoria non potrà superare i 6 mesi
perché «integrerebbe una palese contraddizione con gli obiettivi e le
previsione della direttiva Bolkestein oltre che con le norme statali di
liberalizzazione delle attività economiche e di riduzione degli oneri
amministrativi delle imprese». E «il rilascio dell'autorizzazione per
l'ampliamento relativo al punto vendita di Solbiate Arno non potrà che trovare
una rapida e positiva conclusione».

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