mercoledì 16 ottobre 2013

''Mare nostrum''? Chiamatela pure missione Kyenge

“Simone Girardin”
“La Padania 16.10.2013”

Kyenge. In fondo la missione "Mare nostrum" è in buona parte una sua idea. Un ponte umanitario a spese degli italiani. Così le misure decise dal governo sono «un'ottima partenza». Appunto, partenza, sostiene il ministro dell'Integrazione a margine dell'inaugurazione dell'anno scolastico all'Istituto Daniele Manin di Roma. E di arrivi ve ne saranno sempre di più se ora ad aspettarli a braccia aperte ci sono i "traghetti" della Marina. Ma lei è soddisfatta. E non lo nasconde: «Sono state condivise anche dal mio ministero e credo sia una cosa positiva che finalmente si sia posto l'accento sulle politiche di immigrazione». Un segnale, quello dell'iniziativa italiana, che servirà, secondo Kyenge, a far riflettere il prossimo Consiglio europeo sul tema dell'immigrazione, degli sbarchi, dell'asilo. Ma il ministro si è già portata avanti, in attesa di cancellare la BossiFini e introdurre lo Ius Soli.
Ha messo di fatto le mani avanti sulle pensioni Inps. In che senso? Vuole cambiare gli accordi di reciprocità. Lo ha detto "serenamente" a Che tempo che fa. Cecile ci tiene molto: non ad alzare le pensioni minime, non per garantire agli anziani che oggi vivono con poche centinaia di euro di riuscire a tirare a fine mese, ma per assicurare a tutti gli immigrati che lasciano l'Italia di percepire una pensione (pagata dal nostro ente di previdenza sociale) nel loro Paese. «Oggi una persona che lascia il nostro Paese per tornare nel suo Paese di origine non può usufruire della pensione né accedere ai contributi versati in Italia». Lavorando a stretto gomito con la Farnesina, il ministero del Lavoro e l'Inps, la Kyenge si è quindi messa sotto per cambiare gli accordi di reciprocità in modo che chi torna al proprio paese d' origine dopo aver lavorato in Italia possa percepire la pensione e recuperare i contributi. Intervenendo a Torino alla presentazione di un rapporto sull'immigrazione promosso dalla Compagnia di San paolo - scrive il Giornale - la titolare dell'Integrazione ha assicurato che questi accordi porterebbero vantaggi anche per l'Italia: «Consentirebbero vantaggi non al solo al migrante, di uscire dall'invisibilità, ma anche allo Stato italiano che beneficerebbe dei contributi versati dai lavoratori stranieri». Una strada questa che secondo la Kyenge potrebbe contrastare anche il lavoro nero. «Se un migrante - ha concluso il ministro - quando torna nel suo Paese sa che può usufruire della pensione, non ha interesse a lavorare in nero, quindi è anche un modo per combattere l'illegalità». Parole che hanno mandato su tutte le furie l'eurodeputato leghista Mario Borghezio: «A pagare, ovviamente, ci penserà Pantalone. Anche se la prospettiva di vederne ritornare il più possibile a casa loro non mi dispiace, penso però che se il Governo Letta approverà una misura del genere imboccherà una via molto pericolosa. Ci sarebbe da domandarsi se la demagogia della Kyenge troverà un limite, ma, guardando in faccia Letta, sorge il dubbio...». In Italia, secondo la Fondazione Moressa, ci sono circa 2,3 milioni di lavoratori immigrati (il 10, 1% del totale degli occupati), che  dichiarano al fisco redditi per 43,6 miliardi di euro (pari al 5,4% del totale dichiarato) e pagano di Irpef 6,5 miliardi di euro (pari al 4,3% del totale dell'imposta netta). 
Alla fine quella più felice di tutti è lei: il ministro



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