“Francesca Morandi”
“La Padania 06-07.10.2013”
Edward
Luttwak secondo il quale «l'unica soluzione per evitare tragedie umane è quella
di non far partire i barconi». Per attuare quello che lei sostiene sarebbero
necessari patti bilaterali tra l'Italia e i Paesi nordafricani. Crede che, dopo
le "Primavere arabe" e la
caduta del regime Gheddafi, ci siano le condizioni per siglare accordi con i
governi del Maghreb? «La Spagna porta avanti accordi con le autorità
marocchine e usa metodi che sono utilizzati anche da Australia e Stati Uniti: i
respingimenti. Ogni Stato ha la responsabilità del controllo dei propri
confini, anche l'Italia lo deve fare, deve essere in grado di difendere il
proprio territorio. Se le Forze Armate italiane necessitano di una
riorganizzazione, il governo si muova per farlo». Il maggiore snodo dei
flussi migratori verso l'Europa è la Libia, il cui deserto del Sahara, unisce
l'Africa subsahariana ai Paesi del
Nordafrica. Ma oggi chi è l'interlocutore possibile a Tripoli? «In Libia
regna l'anarchia, il Paese è in mano
alle milizie, ma a fronte di questa situazione l'Italia non deve subire flussi
migratori che non può reggere e che causano stragi continue di uomini, donne e
bambini. È necessario agire sui mezzi fisici con i quali operano i trafficanti di esseri umani, lo ripeto: distruggere i barconi. Così si impediranno le partenze. Come? Una volta individuata l'imbarcazione in partenza dalla Libia, le autorità italiane chiedano alla milizia locale di " interdire il barcone", questo è proprio il termine tecnico, e se questo non avviene, lo fa la Marina italiana, recandosi in Libia e neutralizzando il natante. Se i libici non controllano il proprio spazio territoriale, siano le autorità italiane a intervenire». Ma una tale azione non può essere vista come un atto ostile, un atto di guerra sanzionato dalle norme internazionali? «Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha accolto la dottrina della "responsabilità di proteggere"». Il riferimento di Luttwak è a una serie di disposizioni, contenute nella risoluzione n.1973 (2011) approvata dall'Onu a fronte della crisi libica (all'epoca in cui Gheddafi combatteva i rivoltosi), che prevede un 'autorizzazione all'uso della forza in maniera ampia, escludendo espressamente solo "un'occupazione del territorio straniero". «Per l'Italia è legittimo difendere i propri confini - dice ancora Luttwak - e lo Stato italiano deve essere in grado di farlo». Dietro all'immobilismo dell'Ue si cela la mancata volontà da parte degli altri Stati europei di volersi far carico del problema dei flussi migratori, che vogliono scaricare sull'Italia? «Riguardo al problema dell' immigrazione ogni Stato Ue agisce autonomamente sul proprio territorio. Francia e Germania stanno compiendo rimpatri, l'Italia lo sta facendo? L'Italia, che è un grande Paese, deve mantenere l'ordine pubblico, la legalità. È in grado di farlo sì oppure no?».
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