lunedì 7 ottobre 2013

La sinistra pronta la a rottamare la Bossi-Fini «l cittadini invece la vogliono mantenere»

“La Padania 06-07.10.2013”


Non è durato neanche due giorni il cordoglio per la più grave strage di migranti mai avvenuta nel Mediterraneo: la  commozione ha già lasciato il posto alla polemica politica e alle accuse tra gli schieramenti. E su l banco degli imputati è finita la legge Bossi-Fini, responsabile secondo la sinistra di ostacolare i già pericolosi viaggi della speranza e trasformare i disperati in clandestini; disattesa, non applicata, trasformata in lettera morta secondo la Lega. Che, a proposito di reato di  clandestinità, ricorda il recente fallimento del referendum radicale per abolirlo. Dalle dichiarazioni dei vari esponenti Pd sembra che la responsabilità del dramma di Lampedusa ricada proprio sulla normativa sull'immigrazione del '98, diventata legge dello Stato nel 2002. La risposta all'ecatombe che arriva da una parte del governo è infatti innanzitutto la necessità di «superare la Bossi-Fini». Quella legge - dicono dal Pd - «non è r formabile e le normative sull'immigrazione vanno superate.
È assurdo che le persone scampate alla strage di Lampedusa, per effetto della Bossi-Fini, siano incriminate per il reato di immigrazione clandestina e i civili che hanno prestato soccorso, rischino di esserlo per favoreggiamento ». Le osservazioni del Pd sono contestate dalla Lega che ricorda il fallimento dei due referendum radi cali che volevano abolire il reato di clandestinità e la legge Bossi-Fini, e che non hanno nemmeno raggiunto le 500mila firme necessarie per essere  indetti. Dimostrazione questa - dice il deputato Nicola Molteni - «che i cittadini sono favorevoli al reato di immigrazione clandestina e vogliono il mantenimento della Bossi-Fini, unico baluardo a un' invasione incontrollata». Quanto all'accusa di favoreggiamento per chi soccorre i naufraghi, dal Carroccio fanno notare che la legge dice tutt'altro. È vero infatti che l'articolo 12 punisce «chiunque compie atti diretti a procurare l'ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero», ma  stabilisce anche - nel secondo comma dello stesso articolo - che «non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato». Contro il proposito di rottamare l'attuale legge sull'immigrazione si è naturalmente scagliato Roberto Maroni, secondo il quale la colpa per quanto accaduto non è certo della Bossi-Fini, «Semmai la colpa è di chi non fa gli accordi internazionali che io ho fatto, per pattugliare le coste e impedire le partenze». Rispondendo poi alle critiche di fondo alla normativa, il segretario della Lega ha detto che «Il principio che chi viene qui deve avere un lavoro deve essere  mantenuto». Della stessa opinione anche il "diretto interessato" Umberto Bossi: questa legge è «l'unica barriera contro questa invasione di clandestini. Quasi nessuno degli immigrati che vengono da noi ha un lavoro, l'Italia non può essere la portaerei per tutti i clandestini del mondo. Insistere sull'accoglienza è solo retorica per avere più voti. È inutile fare finta di essere bravi e aprire la porta a tutti. Non siamo l'America e nemmeno loro lo possono fare. Non abbiamo la possibilità di aiutarli». 

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