mercoledì 23 ottobre 2013

La Cgil "abbandona" i lavoratori. Adesso la Camusso difende immigrati e clandestini

“Simone Boiocchi”
“La Padania 23.10.2013”


Susanna Camusso, non chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro (tra l'altro pochi, vista la crisi), ma gli extracomunitari, soprattutto clandestini. Quelli che magari, per regola rizzare la propria posizione potrebbero anche avere bisogno di un patronato o di un Caaf. Ecco così che mettendo da parte (temporaneamente, si intende), la "lotta" alla Legge di Stabilità, Camusso interviene a gamba tesa sul tema immigratorio. «Serve un intervento europeo - dice mentre il premier spiega alle Camere la posizione che il governo intende tenere al prossimo Consiglio Ue -. Abbiamo proposto che ci siano dei corridoi umanitari». Ma la "linea-Camusso" non si ferma qui: «Abbiamo bisogno dello ius soli - ha aggiunto - della modifica della Legge Bossi-Fini, di cancellare il reato di clandestinità così come è fatto per avere norme europee «in termini di immigrazione». Immediata la replica del Carroccio. La leader Cgil Susanna Camusso «pensi ai disoccupati d'Italia, invece di volerne importare di nuovi» attacca Manes Bernardini  responsabile del dipartimento federale Sicurezza, giustizia e immigrazione per la Lega.
«Camusso pensi a fare la sindacalista invece che la politica», prosegue Bernardini, rimarcando che «con il 40% di giovani senza lavoro, l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è importare nuova disoccupazione. Propugnando ius soli e cittadinanza facile sta facendo il male dei lavoratori, ossia sta venendo meno al suo ruolo», sostiene, convinto che se Camusso, «pensa di risolvere la questione occupazionale italiana aprendo le frontiere sta prendendo un abbaglio: così moltiplicherà solo i disoccupati e la crisi». Camusso, conclude, «dia risposte a disoccupati e cassintegrati, invece di fare campagna elettorale al Pd». «Si rincorrono voci e intenzioni su di una possibile modifica della Legge Bossi-Fini. Per serietà – ha attaccato il vicecapogruppo della Lega Nord a Palazzo Madama, Raffaele Volpi - un Governo dovrebbe smetterla con gli annunci e dare notizie certe per far capire ai cittadini e al Parlamento le proprie reali intenzioni. In ogni caso, la Lega Nord farà una durissima battaglia dentro e fuori l'Aula per impedire modifiche a questa legge». «É una normativa buona - ha aggiunto - che andrebbe semplicemente applicata, anche se purtroppo questo è accaduto solo quando Maroni era ministro. É l'unica legge che regola l'immigrazione legando il permesso di soggiorno a un contratto di lavoro. Una norma imprescindibile e giusta e unica misura in grado di contenere l'invasione migratoria in atto. Qualsiasi modifica da parte dell'esecutivo e della maggioranza sarebbe sconsiderata e frutto di una politica !assista». No del Carroccio anche alla richiesta della maggioranza di inserire  ulteriori garanzie sul diritto d'asilo. «Dobbiamo aiutare gli immigrati nei loro paesi d'origine -ha chiarito la senatrice Patrizia Bisinella - e in questo senso l'Unione Europea si deve assumere le proprie responsabilità sui tavoli internazionali». Nel frattempo alle Camere andava in scena uno spettacolo vergognoso in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 24 e 25 ottobre 2013 durante il quale Letta diceva tutto e il contrario di tutto, prendendo pochi impegni precisi e buttando nell'aria tanto fumo. «Rivendico - ha detto Letta - che l'iniziativa Mare nostrum l'Italia l'ha messa in campo per conto suo, noi crediamo che i valori scritti nella costituzione il nostro Paese li debba applicare a prescindere dal momento e dalle convenienze politiche». Poi una strigliata a Bruxelles: «L'Unione europea non può stare a guardare» la tragedia degli immigrati che arrivano sulle coste italiane perché «se lo fa muore». Da Bruxelles, ha aggiunto Letta, «non accetteremo compromessi al ribasso». «Al Consiglio europeo - ha chiarito - chiederemo quattro impegni precisi: il dramma dell'immigrazione è una questione europea, misure immediate per mettere in atto il programma Eurosur e il rafforzamento di Frontex, un piano d'emergenza per la questione migratoria e il dialogo e la cooperazione con i Paesi del Mediterraneo». Quindi un monito, più a sé stesso che a chi lo ascoltava: «Non illudiamoci che gli sbarchi si esauriranno con il cattivo  tempo, queste tragedie non sono occasionali, sono l'epilogo di fughe di massa da miseria e violenza». «Dopo aver ascoltato la piatta e noiosa comunicazione di Letta in vista del Consiglio europeo di Bruxelles - ha attaccato dai banchi del Carroccio il vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Gianluca Pini, ancora non è emersa la posizione del governo in materia di  immigrazione clandestina». «Non è stato chiarito se prevale la linea espressa dal ministro Angelino Alfano, che ha parlato in quest'Aula di d i fesa strenua dei confini, o quella molto più !assista espressa da altri esponenti dello stesso esecutivo. Se si vuole andare in Europa a picchiare i pugni sul tavolo, per farsi ascoltare bisogna avere le idee chiare. E questo governo, anche in materia di immigrazione, sembra averle piuttosto confuse». «Il Consiglio europeo – gli ha fatto eco il deputato leghista Emanuele Prataviera - è un drago che condiziona la linea del nostro governo e, di conseguenza, tutti gli aspetti della nostra vita. La politica Ue deve ripartire mettendo al centro le esigenze delle diverse regioni». «Non è possibile portare avanti una linea buonista sul tema dell'immigrazione – ha chiarito il presidente dei senatori del Carroccio Massimo Bitonci -. Letta ha parlato di grandi fenomeni migratori africani? Bene, noi gli rispondiamo che dobbiamo difendere il Paese e fermare un'immigrazione molto pesante che avrà sicure ripercussioni sul nostro sistema Paese». Durissimo anche Roberto Calderoli che dopo la bocciatura della sua mozione a Palazzo Madama ha attaccato Alfano: «Finalmente sono  usciti allo scoperto e mi spiace per il vice premier Alfano che a questo punto dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni. Oggi con questo voto ciascuno ha mostrato la propria faccia e ne risponderà ai propri elettori». «Finora - ha concluso il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota - la politica del governo Letta non ha prodotto grandi risultati perché gli sbarchi continuano. Da un lato chi ha mandato messaggi del tipo venite tutti qui perché bisogna dare la cittadinanza facile a tutti, dall'altra l'esigenza di coinvolgere l'Europa. Giusto farlo ma bisogna dare messaggi chiari come governo». 
Dopo avere perso l'appeal che negli anni della grande siderurgia e della metallurgia aveva portato al boom delle iscrizioni sindacali tra le tute blu, il numero uno della Cgil ha deciso di "diversificare" l'investimento futuro e di scommettere sui nuovi lavoratori. Nel mirino di

Nessun commento:

Posta un commento