venerdì 11 ottobre 2013

Illegale, inutile, disumano: tutte le balle della sinistra buonista sulla linea Maroni

“Alessandro Montanari”
“La Padania 10.10.2013”


Vedere il presidente della Commissione europea Barroso fare mea culpa sulle bare di Lampedusa; ascoltare la ministra Kyenge e la presidente della Camera Boldrini richiamare l'Europa ai propri doveri nei confronti dei migranti e dell'Italia; sentire il premier Letta promettere una rivoluzione della Bossi-Fini: tutte cose che fanno davvero uno strano effetto a chi ricorda gli anni di vero e proprio "mobbing" vissuti al Viminale da Roberto Maroni, reo, si fa per dire, di attuare una politica di gestione dei flussi migratori legalitaria e rigorista. Rigore e legalità, il peccato di Maroni Ma quali erano in particolare i suoi peccati capitali? Al ministro dell' Interno leghista non si perdonavano i patti bilatera li con le nazioni del Nord Africa, che tuttavia bloccarono le partenze dalle coste libiche evitando così centinaia e centinaia di morti potenziali in mare.
Non  gli si perdonavano nemmeno i respingimenti in mare, che tuttavia sovente si traducevano in tempestivi salvataggi di imbarcazioni votate, spesse volte, a destini assai peggiori. Lo si derideva, poi, quando richiamava I'Ue al suo dovere di non abbandonare l'Italia nell'opera di accoglienza, gestione e redistribuzione dei profughi. Ciò che più di tutto non gli si perdonò, tuttavia, fu l'avere introdotto anche nell'ordinamento italiano il reato di clandestinità sostenendo, piuttosto ridicolmente, che ciò che è legge vigente in Francia, Germania e Gran Bretagna ponesse l'Italia fuori dal diritto europeo e dalla Costituzione. Clandestinità reato tabù, ma solo da noi Parole al vento che il tempo e oggi persino le strazianti immagini di Lampedusa liquidano come pura retorica mentre invece riabilitano chi cercava di affrontare in modo umano e al contempo rea li stico un problema di dimensioni epocali e con troppi lati oscuri su cui mai si riflette: ad esempio, chi e   perché vuole combattere a tutti i costi le guerre che generano i profughi? Ecco perché è giunto i l momento di dimostrare – magari anche in maniera un po' pedante - che sia la Costituzione italiana sia l'Unione Europea hanno sempre autorizzato, quando non addirittura consigliato e sollecitato, politiche restrittive nei confronti dell'immigrazione e politiche sanzionatorie nei confronti dell'immigrazione clandestina. Nella consapevolezza comune, e da tutti accettata, che la prospettiva cambia quando si parla di profughi e richiedenti asilo. Norme fuori del diritto. Semmai il contrario Cominciamo allora dal famigerato reato di clandestinità, introdotto nel 2009 dal ministro Maroni nel pacchetto sicurezza ed oggi in via di smantellamento forzoso in Parlamento. Forse non tutti ricordano che l'articolo 10-bis del Testo unico sul l'immigrazione (in sostanza la Bossi-Fini) fu scandagliato in ogni sua virgola dalla Corte Costituzionale che tuttavia, nella sentenza 250 del 2010, ne lasciò intatta la sostanza giuridica. Sì, perché la Corte riconobbe al legislatore la facoltà di rendere illecito penale l'ingresso e il soggiorno illegali, proteggendo come «bene giuridico» l'interesse dello Stato al controllo e alla gestione dei flussi migratori e giudicando «non irrazionale o arbitrario» il «dare tutela penale a questo bene». Il pacchetto sicurezza e la Corte costituzionale Non solo. La Corte infatti giudicò «non irragionevole la sovrapposizione del procedimento penale a quello amministrativo» e stabilì anche che la norma non viola il principio di solidarietà dal momento che consente di chiedere protezione internazionale mentre proibisce l'espulsione e il respingimento di categorie vulnerabili. Questo per quanto riguarda i principi costituzionali. Poi, però, ci sono le direttive europee, in particolare la Direttiva 2008/115 del Parlamento e del Consiglio Europeo recante "norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare". Detto in altri termini, qui si parla di clandestini. E l'Europa sollecita l'espulsione degli irregolari Risparmiandovi la ponderosa lettura, citiamo solo i più significativi passaggi della direttiva. Punto 2 delle premesse: «Il Consiglio europeo di Bruxelles del 4 e 5 novembre 2004 ha sollecitato l'istituzione di un'efficace politica in materia di allontanamento e rimpatrio basata su norme comuni affinché le persone siano rimpatriate in maniera umana e nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e della loro dignità». Segue il punto 6: «È opportuno che gli Stati membri provvedano a porre fine al soggiorno irregolare dei cittadini di paesi terzi secondo una procedura equa e trasparente». Punto 7: «Al fine di agevolare la procedura di rimpatrio si sottolinea la  necessità di accordi comunitari e bilaterali di riammissione con i paesi terzi». Finita qui? No. Sentite i punti 8 e 14: «Si riconosce che è legittimo che gli Stati membri procedano al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare». «Occorre conferire una dimensione europea agli effetti delle misure nazionali di rimpatrio istituendo un divieto d'ingresso che proibisca l'ingresso e il soggiorno nel territorio di tutti gli Stati membri». Ok, ma sarà proprio necessario trattenere i clandestini nei Cie che la sinistra vede come lager e vorrebbe abolire? Punto 17: «Fatto salvo l'arresto iniziale da parte delle autorità incaricate dell'applicazione della legge, disciplinato dal diritto nazionale, il trattenimento dovrebbe di norma avvenire presso gli appositi centri di permanenza temporanea». E non si obietti che tutto questo va contro i diritti degli individui: «La presente direttiva - dice il punto 24 - rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti in particolare nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea». È Bruxelles a chiedere la linea dura In sostanza, dunque, Bruxelles pretende dai paesi membri la linea dura. Il punto 1, dell'articolo 6, Capo Il non lascia molto margine ai  dubbi: «Gli Stati membri adottano una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino di un paese terzo il cui soggiorno nel loro territorio è irregolare». Ecco perché, nell'ottobre del 2008, il ministro Maroni, davanti al Comitato Schengen, poteva assicurare con assoluta serenità la legittimità del nuovo reato di immigrazione clandestina. «Sul reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato - disse allora il titolare del Viminale - questo Governo insiste pur prevedendo una pena pecuniaria e non detentiva perché la direttiva europea stabilisce che la regola per l'allontanamento dei cittadini extracomunitari sarà l'invito ad andarsene e non l'espulsione, a meno che il provvedimento di espulsione sia conseguenza di una sanzione penale. Noi quindi vogliamo disegnare il reato di immigrazione clandestina o di ingresso illegale puntando principalmente sulla sanzione accessoria del provvedimento giudiziale di espulsione emanato dal giudice piuttosto che sulla sanzione principale che sarà una sanzione pecuniaria. In questo modo possiamo procedere all'espulsione immediata con un provvedimento del giudice, applicando la direttiva europea ma eliminando l'inconveniente che ne pregiudicherebbe l'efficacia perché, come ha dimostrato l'esperienza italiana, l'invito ad andarsene significa che nessuno verrebbe più espulso». Quello che tornerà ad accadere a breve... 

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