“lindipendenza.com 16.10.2013”
L’FMI, ovvero il fondo monetario internazionale, vorrebbe imporre un
piano drastico per uscire dal tunnel della crisi in un colpo solo: il prelievo
forzoso del 10% su tutti i conti correnti europei. I rischi però appaiono incalcolabili, anzi
drammatici, e vista la portata di tale imposizione, il sospetto che dietro
l’FMI, l’organismo che pianifica i budget finanziari degli Stati, si celi anche
la pressione delle banche private, non è adesso così remoto. Idea sorprendente?
Macché, più che sorprendere si potrebbe dire che procura ansia e terrore, ma
ciononostante è passata pressoché inosservata, celata tra le righe del classico
rapporto di economia. Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della
moneta unica, il Fondo Monetario Internazionale ha aperto alla possibilità che
le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di
15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti,
per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre crisi. L’idea “sconvolgente” viene messa nero su bianco in uno dei
capitoli del report semestrale “Monitor delle finanze pubbliche come sempre
“preparato dagli economisti del Fondo.
Quanto previsto dall’istituto di Washington, è stato puntualmente esaminato anche dalle autorità politiche europee. L’idea in sé appare anche banale: piuttosto che aumentare le tasse alle imprese e ridurre ancora di più le buste paga, perché non andare a mettere le mani nei capitali “dormienti”? Così sarebbero però i cittadini più innocenti, senza distinzione di classe, a pagare il prezzo della crisi del debito sovrano creata dalle autorità politiche che non sono riuscite a creare un’area della moneta unica salutare con un unico debito. Certo che se oggi serve immediatamente una riforma prima che la deflazione provochi altri danni e le tensioni sociali diventino violente, è per colpa di chi, a tutti i costi, voleva costituire l’Unione politica Europea nel più breve tempo possibile. In sostanza, per insistere col predisporre solo trattati volti alla rinuncia delle sovranità popolari, senza preoccuparsi di prevedere contestualmente una organizzazione capace di far adottare a tutti gli Stati membri una “Magna Carta” Europea, è, e continua ad essere, la causa principale della deriva finanziaria Europea. Alla luce di quanto sopra e data la drammaticità finanziaria dei Cittadini Europei, non è certo con questa proposta impositiva che si potrà rimediare ai debiti, la quale proposta- ben nascosta nell’ultimo rapporto dell’organizzazione – rischia per di più di esacerbare i rapporti già particolarmente delicati tra il Fondo e i Governi Ue e la Bce. Il Fondo però, osserva che i prelievi coatti sono stati ampiamente utilizzati in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della Germania) e in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il report intanto riconosce che le misure drastiche non sono sufficienti, in quanto i risultati attesi sono stati negativi e non hanno ridotto il debito pubblico (Oggetto dell’obbiettivo finale). Ecco che, per riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi (fine 2007), il FMI riconosce il bisogno di un prelievo del (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro. Concludendo, l’Fmi, ritiene che l’idea debba comunque essere presa in considerazione e “messa a confronto con i rischi e le alternative per ridurre il debito pubblico”, come ad esempio una moratoria delle passività o l’inflazione, che “è anche una sorta di tassa sul patrimonio”. Una proposta inquietante, che però per molti potrebbe essere fattibile, come afferma l’economista belga Etienne de Callatay che la considera sì “perturbante, persino scioccante e scandalosa”, ma non nega di vederla come “una alternativa alle altre misure preconizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all’inflazione”.
Quanto previsto dall’istituto di Washington, è stato puntualmente esaminato anche dalle autorità politiche europee. L’idea in sé appare anche banale: piuttosto che aumentare le tasse alle imprese e ridurre ancora di più le buste paga, perché non andare a mettere le mani nei capitali “dormienti”? Così sarebbero però i cittadini più innocenti, senza distinzione di classe, a pagare il prezzo della crisi del debito sovrano creata dalle autorità politiche che non sono riuscite a creare un’area della moneta unica salutare con un unico debito. Certo che se oggi serve immediatamente una riforma prima che la deflazione provochi altri danni e le tensioni sociali diventino violente, è per colpa di chi, a tutti i costi, voleva costituire l’Unione politica Europea nel più breve tempo possibile. In sostanza, per insistere col predisporre solo trattati volti alla rinuncia delle sovranità popolari, senza preoccuparsi di prevedere contestualmente una organizzazione capace di far adottare a tutti gli Stati membri una “Magna Carta” Europea, è, e continua ad essere, la causa principale della deriva finanziaria Europea. Alla luce di quanto sopra e data la drammaticità finanziaria dei Cittadini Europei, non è certo con questa proposta impositiva che si potrà rimediare ai debiti, la quale proposta- ben nascosta nell’ultimo rapporto dell’organizzazione – rischia per di più di esacerbare i rapporti già particolarmente delicati tra il Fondo e i Governi Ue e la Bce. Il Fondo però, osserva che i prelievi coatti sono stati ampiamente utilizzati in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della Germania) e in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il report intanto riconosce che le misure drastiche non sono sufficienti, in quanto i risultati attesi sono stati negativi e non hanno ridotto il debito pubblico (Oggetto dell’obbiettivo finale). Ecco che, per riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi (fine 2007), il FMI riconosce il bisogno di un prelievo del (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro. Concludendo, l’Fmi, ritiene che l’idea debba comunque essere presa in considerazione e “messa a confronto con i rischi e le alternative per ridurre il debito pubblico”, come ad esempio una moratoria delle passività o l’inflazione, che “è anche una sorta di tassa sul patrimonio”. Una proposta inquietante, che però per molti potrebbe essere fattibile, come afferma l’economista belga Etienne de Callatay che la considera sì “perturbante, persino scioccante e scandalosa”, ma non nega di vederla come “una alternativa alle altre misure preconizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all’inflazione”.

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