“La Padania 12.09.2013”
«Oggi siamo tutti catalani". Lo ha
scritto ieri in una nota il vice segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini,
in relazione alla manifestazione che si è svolta in Catalunya per chiedere
l'indipendenza dalla Spagna. «Se oggi le nostre preghiere vanno alle vittime
del tragico attentato a New York di 12 anni fa, il nostro sostegno e
ammirazione va a questo popolo, che pacificamente sta lanciando un messaggio di
libertà all'Europa e al mondo: con il sostegno della gente, come diceva anche
il nostro professar Gianfranco Miglio, si può fare di tutto: cambiare il
governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo». «A
livello europeo, il presidente Arthur Mas e tutta la dirigenza politica
catalana hanno la Lega alloro fianco nel sostenere la richiesta di poter indire
un referendum ufficiale e legale per decidere se continuare o meno ad essere
parte del Regno di Spagna.
I catalani - ha continuato Salvini - dando vita all'imponente
manifestazione di oggi, sta dicendo a Strasburgo e Bruxelles che vuole un'altra
Europa, quella dei popoli e delle nazioni e non più quella degli Stati e dei
burocrati. Una richiesta che si sta alzando forte anche da altre terre, dalla
Scozia, alle Fiandre, e vedrete, anche dalla Lombardia e dal Veneto, che le
istituzioni Ue non potranno più ignorare. Le elezioni europee dell'anno
prossimo ne daranno la prova definitiva, il tempo del centralismo è finito per
sempre». Anche Il capogruppo della Lega Nord al Parlamento europeo Lorenzo Fontana,
che da anni studia il fenomeno catalano e che coi suoi esponenti – grazie anche
al lavoro da europarlamentare – ha allacciato rapporti politici, è entusiasta: «I
catalani sono indipendentisti tutti, a prescindere che siano di destra o di
sinistra. Nella mia regione, il Veneto, e allo stesso modo nelle altre regioni
del Nord, questo sentimento è meno esplicito, meno marcato, ma c'è, esiste,
benché non siamo mai riusciti a esprimerlo del tutto. La nuova Lega Nord che
uscirà dal congresso, invece, deve porsi questo obiettivo e il modello catalano
deve essere la nostra ispirazione e aspirazione. Questo nel quadro di un ideale
europeo che chiede un'Unione di popoli solidali, ma liberi e indipendenti, quindi
completamente diversa dall'attuale. Politicamente, come dice Salvini, dobbiamo
concentrare la presenza più sul Nord e meno a Roma, ma è culturalmente che va
fatto un grande lavoro». La via è tracciata: «Esistono autorevoli riferimenti storici e
intellettuali che non siamo mai riusciti a trasmettere, bene è ora di
cominciare a farlo, in modo da far emergere nelle diverse regioni del Nord le rispettive
anime e identità. E' un discorso che va oltre all'essere di destra o di
sinistra. l nostri popoli hanno bisogno di identificarsi, di tornare a sognare e
credere in un ideale di comunità. La politica non è solo amministrazione, ma in
primis ideali, punti di vista sui modelli di società». «Quello catalano è un esempio
di democrazia e libertà. La grande festa di oggi, in favore dell'indipendenza dalla
Spagna, sia da esempio per tutti i veneti», ha dichiarato da parte sua Massimo
Bitonci, capogruppo leghista al Senato. «Il movimento catalano è unito, risoluto
e per questo vicino al suo obiettivo. In attesa del voto in Consiglio regionale
veneto sulla risoluzione 342, invito i miei concittadini a seguire con passione
quello che sta succedendo a pochi chilometri da casa nostra. Tacciano invece i
detrattori: se un essere umano o un gruppo di individui non può secedere
pacificamente da uno Stato, significa che di quello Stato è suddito, non
cittadino. L'appartenenza a un sistema statua/e deve poter essere volontaria. Questo
concetto in Italia non è contemplato, per questo guardiamo con speranza alla
lotta per la libertà dei nostri fratelli catalani». Ieri, tutti i deputati
leghisti hanno indossato in Aula a Montecitorio, sotto la giacca, una maglietta
con la bandiera.

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