“Simone Boiocchi”
“La Padania 13.09.2013”
Il giorno
dopo l'apertura del dossier sui presunti intrecci tra politici e vertici del
Monte dei Paschi, a Siena non si parla d'altro. Ma la vicenda, valica i confini
comunali, provinciali e regionali e fa tremare anche qualche "comoda"
poltrona romana. Che il "Monte", come lo chiamano tutti in Toscana, fosse
l' istituto di credito di riferimento dei Ds è cosa nota. Che il Comune avesse una
certa influenza nella scelta dei vertici, anche. Ma che la guida dell'istituto fosse
sottoposta a una sorta di spartizione
quasi certosina con conseguente piramide di comando con vertice a Roma, è
altro. Come altro è che nel novero dei politici "interessati" alle sorti
dell' istituto senese non ci fossero solo esponenti Pd. Insomma, l'istituto che
quasi in sfregio al bon-ton e al politically correct finanziava sagre della salamella
e feste dell'Unità, non era "amico" solo della sinistra. Parole che a
qualcuno, nella rossa Toscana, avranno provocato quanto meno un coccolone.
Eppure sembrerebbe proprio così. Gli accordi su nomine e affari venivano inizialmente discusse a livello locale, ma senza il via libera dei vertici nazionali dei partiti a Rocca Salimbeni non si muoveva foglia. Insomma per Mps parrebbe aprirsi il capitolo più delicato e, forse, scomodo. A puntare il dito contro la Capitale sono le parole degli amministratori locali, quelli che a norma di statuto devono indicare i nomi da sottoporre alla scelta per la composizione dei consigli di amministrazione. E proprio gli amministratori locali hanno chiarito come alla fine ci fosse sempre la necessità di trovare un'intesa che potesse garantire le varie parti. E quel che è peggio è che a volte, ma alcuni preferiscono dire "spesso", questo accadeva ignorando quali fossero le reali esigenze finanziarie e soprattutto le garanzie per gli azionisti. Tra i primi e sicuramente più incisivi nel delineare agli inquirenti il meccanismo di designazione era stato il presidente della Fondazione Gabriella Mancini che durante un interrogatorio aveva spiegato come «era il presidente Giuseppe Mussari che decideva le nomine e mi informava. Il suo riferimento era Franco Ceccuzzi, di area dalemiana. Posso dire che aveva un cordiale rapporto anche con Walter Veltroni quando divenne segretario del Pd. Il punto di riferimento nel Pdl era l'onorevole Denis Verdini. Altra persona con cui aveva rapporti era Gianni Letta. Ricordo che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre io ero il suo riferimento in Fondazione». Ma altri non meno importanti dettagli li ha forniti Maurizio Cenni, sindaco di Siena dal 2001 al 2011: «Le diverse an ime dei Ds erano fortemente interessate alla gestione di Banca Mps. È sufficiente leggere i giornali dell'epoca per ricordare ciò che l'onorevole Vincenzo Visco o l'onorevole Massimo D' Alema, ad esempio, pensavano della banca. Affermavano che era antistorico che una realtà di soli 60 mila abitanti potesse gestire, attraverso gli enti locali, un gruppo bancario importante come Mps. Affermavano che la banca doveva crescere, doveva acquisire altri gruppi bancari, essere più presente sul mercato italiano e internazionale». "Interessante" e sicuramente utile, anche quanto spiegato da Fabio Ceccherini, presidente della Provincia di Siena dal 1999 al 2009 che ha chiarito come nel 2006, per le nomine di Mancini a presidente della Fondazione e Mussari a presidente della banca, abbia parlato «con Cenni, Ceccuzzi e con Franco Bassanini che era stato eletto nella circoscrizione di Siena e assieme all'onorevole Giuliano Amato erano quelli maggiormente attenti al territorio e alla banca».
Eppure sembrerebbe proprio così. Gli accordi su nomine e affari venivano inizialmente discusse a livello locale, ma senza il via libera dei vertici nazionali dei partiti a Rocca Salimbeni non si muoveva foglia. Insomma per Mps parrebbe aprirsi il capitolo più delicato e, forse, scomodo. A puntare il dito contro la Capitale sono le parole degli amministratori locali, quelli che a norma di statuto devono indicare i nomi da sottoporre alla scelta per la composizione dei consigli di amministrazione. E proprio gli amministratori locali hanno chiarito come alla fine ci fosse sempre la necessità di trovare un'intesa che potesse garantire le varie parti. E quel che è peggio è che a volte, ma alcuni preferiscono dire "spesso", questo accadeva ignorando quali fossero le reali esigenze finanziarie e soprattutto le garanzie per gli azionisti. Tra i primi e sicuramente più incisivi nel delineare agli inquirenti il meccanismo di designazione era stato il presidente della Fondazione Gabriella Mancini che durante un interrogatorio aveva spiegato come «era il presidente Giuseppe Mussari che decideva le nomine e mi informava. Il suo riferimento era Franco Ceccuzzi, di area dalemiana. Posso dire che aveva un cordiale rapporto anche con Walter Veltroni quando divenne segretario del Pd. Il punto di riferimento nel Pdl era l'onorevole Denis Verdini. Altra persona con cui aveva rapporti era Gianni Letta. Ricordo che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre io ero il suo riferimento in Fondazione». Ma altri non meno importanti dettagli li ha forniti Maurizio Cenni, sindaco di Siena dal 2001 al 2011: «Le diverse an ime dei Ds erano fortemente interessate alla gestione di Banca Mps. È sufficiente leggere i giornali dell'epoca per ricordare ciò che l'onorevole Vincenzo Visco o l'onorevole Massimo D' Alema, ad esempio, pensavano della banca. Affermavano che era antistorico che una realtà di soli 60 mila abitanti potesse gestire, attraverso gli enti locali, un gruppo bancario importante come Mps. Affermavano che la banca doveva crescere, doveva acquisire altri gruppi bancari, essere più presente sul mercato italiano e internazionale». "Interessante" e sicuramente utile, anche quanto spiegato da Fabio Ceccherini, presidente della Provincia di Siena dal 1999 al 2009 che ha chiarito come nel 2006, per le nomine di Mancini a presidente della Fondazione e Mussari a presidente della banca, abbia parlato «con Cenni, Ceccuzzi e con Franco Bassanini che era stato eletto nella circoscrizione di Siena e assieme all'onorevole Giuliano Amato erano quelli maggiormente attenti al territorio e alla banca».

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