venerdì 13 settembre 2013

La Lega: «SCELTA INCOMPRENSIBILE che allontana i cittadini dalle istituzioni»

“Iva Garibaldi”
“La Padania 13.09.2013”


Che a Giuliano Amato sarebbe stata concessa, prima o poi, una bella poltrona il sospetto lo avevamo in tanti. Dopo essere stato silurato come presidente della Repubblica (la Lega Nord disse che non l'avrebbe votato mai) è evidente che al dottor Sottile bisognava dare un contentino, uno scranno di riserva. Così in perfetto stile Prima Repubblica è arrivata la nomina di Giorgio Napolitano a giudice della Corte Costituzionale. Proprio lui, Amato, quello che da ministro in una notte di luglio del 1992, prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari. Una data che in molti ricordano e che certo è rimasta impressa nella mente di molti, di tutti quelli che hanno subito lo scippo di Stato. E come in occasione della sua candidatura a presidente della Repubblica, così anche per questa nomina non si è fatta attendere la levata di scudi del Carroccio. Anche se, in questo caso, sulla facoltà del presidente della Repubblica non può essere messo alcun veto. Il più duro è senz'altro Matteo Salvini: «Il signor Napolitano, che non è il mio presidente - ha scritto sul suo profilo facebook il vice segretario della Lega Nord - ha appena nominato un volto nuovo, un giovane in gamba, come giudice della Corte Costituzionale. Giuliano Amato». E' un'ironia amara quella di Salvini: Amato, afferma l'esponente del Carroccio, è «quello del prelievo dai conti correnti degli italiani, quello dei 30 mila euro di pensioni al mese. Basta! Schifo! Si deve lottare, o si vince o si muore».
Insomma, le parole  esprimono un concetto chiarissimo: «Penso tutto il male possibile di Napolitano» prosegue «con la nomina di quattro senatori a vita e quella di Giuliano Amato alla Corte Costituzionale prende per i fondelli tutti gli italiani, di destra e di  sinistra. Per tenere in vita il moribondo governo Letta sta elargendo poltrone e stipendi a destra e a manca». Per Salvini, che non trova alcuna giustificazione alla mossa del presidente della Repubblica non può esserci altra spiegazione se non il fatto che «l'unica attenuante è l'età avanzata, ma certamente non sta facendo gli interessi del Paese. Forse è giunta l'ora di farsi da parte. Ma non mi interessa più di tanto. lo penso alla Catalogna, Napolitano è l'ultimo segnale di un 'Italia moribonda. Ripeto: penso tutto il male possibile del Presidente». Durissimo anche il commento di Raffaele Volpi, vicepresidente del gruppo al Senato: «La nomina di Giuliano Amato non può certamente essere considerata nel segno del rinnovamento della classe dirigente» commenta con ironia l'esponente del Carroccio. «Stupisce - prosegue Volpi - che la scelta di Napolitano sia caduta su un ex presidente del consiglio, difficilmente ascrivibile alla cerchia di chi non porta in dote un' impronta politica precisa. Credo che nel vasto panorama dei giuristi senz'altro ci fosse una gran quantità di  personalità di spessore spendibili e più qualificate per quel ruolo, figure con una storia personale più lontana dalla politica di quella di Giuliano Amato». A sparare contro la nuova poltrona assegnata ad Amato anche il Movimento 5 Stelle che non risparmia certo le critiche contro «l'ex tesoriere di Craxi nonché pensionato d'oro». Proprio sull'assegno pensionistico del neo giudice costituzionale non sono mancate le polemiche già in passato. E ora c'è da chiedersi se gli emolumenti per il nuovo incarico si aggiungeranno al già ricco incasso mensile di Amato. Chi invece non lesina le lodi è il Pd secondo cui la scelta è opportuna e significativa. Attacca anche Massimiliano Fedriga: «La nomina di Giuliano Amato alla Corte Costituzionale è una scelta incomprensibile che contribuisce ad allontanare sempre di più i cittadini dalle istituzioni. Oltre a non essere una designazione imparziale, questa nomina servirà solo ad incrementare di soldi pubblici la già consistente pensione dell'ex presidente del Consiglio. Dopo la nomina, anche quella dall'odore politico, di quattro senatori a vita è arrivato subito un altro passo falso del presidente della Repubblica».  

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