mercoledì 18 settembre 2013

Indipendenza del VENETO, L'INCIUCIO Pd-Pdl rimanda la partita

“Andrea Accorsi”
“La Padania 18.09.2013”

L'inciucio dei palazzi romani rimanda la resa dei conti sull'indipendenza del Veneto. Il Consiglio regionale ha discusso ieri la proposta di legge per indire un referendum consultivo che misuri la volontà dei veneti di costituirsi in Stato autonomo e sovrano. La Lega Nord e i sostenitori del referendum speravano di arrivare a votare la proposta, ma in serata questa è stata rinviata in commissione. Decisivo in questa direzione il voto dei consiglieri del Pdl (con l'unica eccezione di Remo Sernagiotto), che si sono uniti a quelli di Pd, Idv e Udc. Risultato: il provvedimento è stato rinviato in commissione con 29 voti favorevoli, 25 contrari e 1 astenuto. E sì che l'ex presidente della Regione Giancarlo Galan aveva spronato con un tweet i colleghi del Pdl in Consiglio «ad avere più coraggio e votare il referendum». «Ecco dimostrato quanto conta Galan nel Pd l» commenta con amarezza un consigliere leghista.
Deluso anche il Governatore Luca Zaia, per il quale comunque la partita è tutt'altro che conclusa. In apertura di dibattito dell'assemblea regionale, Zaia ha addirittura indicato come data utile per indire il referendum le prossime elezioni europee, nel 2014, sottolineando come «i presupposti per votarlo ci sono tutti: la convinzione, la volontà popolare e la legittimità giuridica». Il Governatore del Veneto aveva poi invitato i consiglieri a non rinviare il voto, ricordando che «il parere non è vincolante e non è nemmeno definitivo». Il voto, infatti, si riferiva alla possibilità di indire il referendum, non di celebrarlo: per questo, ha spiegato Zaia, «non impegna nessun consigliere, non è prodromo neppure ad un eventuale scioglimento dell'assemblea o della giunta, come qualcuno teme. Ma impedire l'autodeterminazione - ha proseguito - è come impedire la libertà del singolo, e questa è invece la sublimazione della democrazia». E a una domanda dei giornalisti sulle fibrillazioni del governo centra le, Zaia ha risposto:  «Il governo dovrebbe essere in fibrillazione perché il Veneto sta per votare una proposta di referendum per l' indipendenza. Penso che questo sia il vero dato concreto e politico, quello di un territorio che non ce la fa più». Ma a Palazzo Ferro-Fini sembrano essersi ricostituite le larghe intese che sostengono il governo romano. L'opposizione al referendum non è una novità a sinistra: ancora ieri il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Lucio Tiozzo, si era detto contrario a ulteriori rinvii del voto su l progetto di legge per l'indizione del referendum, precisando: «Chiaramente esprimeremo il nostro voto contrario». La sorpresa è arrivata dagli alleati del Carroccio, ovvero dal Pdl: ancora in mattinata molti consiglieri si erano detti favorevoli al referendum, salvo poi mutare parere dopo una riunione del gruppo. Il timore, per i fautori dell'indipendenza, è che in commissione salti fuori qualche appiglio legislativo che impedisca alla proposta di legge di approdare in Consiglio. «Noi votiamo per l'indipendenza» hanno sgomberato ogni dubbio i consiglieri del Carroccio con uno striscione esposto sulla facciata di Palazzo Ferro Fini. «La Lega non può che confermare quanto porta avanti da sempre – spiegano Federico Caner e Paolo Tosato, capogruppo e vicecapogruppo del Carroccio -. La scelta peggiore non è che qualche partito voti contro il referendum, ma che il testo sia rinviato in commissione. l cittadini ci chiedono di decidere, la democrazia ce lo chiede. Per quanto ci riguarda, noi siamo per l'autodeterminazione dei popoli e vogliamo l'indizione di questo referendum consultivo, che peraltro riteniamo legittimo perché ad ammetterlo è il diritto internazionale cui si rifà l'ordinamento giuridico italiano secondo l'art.10 della Costituzione». Mentre l'assessore Franco Manzato ricorda che al Consiglio regionale si chiedeva di esprimere «Un indirizzo politico, non giuridico. I dubbi espressi da alcun i consiglieri sulla legittimità costituzionale sono fuori luogo. Ad ogni modo - conclude Manzato - l'identità di un popolo non verrà meno con questi atti formali» . 



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