“mattinopadova.it 04.09.2013”
PADOVA. Il Presidente della Regione del Veneto,
Luca Zaia, ha scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta,
per sollecitare un suo diretto intervento in merito alla grave crisi
occupazionale che si sta abbattendo sul territorio della Bassa Padovana,
correlata alla crisi dell'edilizia in generale e della produzione del cemento.
La sollecitazione è stata inviata per conoscenza anche i ministri dello
sviluppo economico Flavio Zanonato, del lavoro e delle politiche sociali Enrico
Giovannini e dell’ambiente Andrea Orlando. Nell'area sono localizzati tre
cementifici (Italcementi a Monselice e Cementizillo ad Este e a Monselice) e
tra lavoratori diretti e quelli dell'indotto circa 900 persone sono stabilmente
occupate. Attualmente – ricorda Zaia - il 99% dei lavoratori della Cementizillo
di Este è in cassa integrazione. Nell'Italcementi di Monselice il 67% dei
lavoratori è in cassintegrazione, con la programmazione della chiusura dello
stabilimento al 31/12/2013.
Il cementificio di Monselice avrebbe dovuto restare in attività, in maniera ridotta, fino al 2015 valutando successivamente, in base alla situazione economica, l'opportunità di investire 160 milioni di euro sul revamping o la chiusura dello stabilimento. Nei primi giorni di agosto, l'Italcementi ha invece comunicato alle organizzazioni sindacali l'intenzione di chiudere lo stabilimento monselicense per gennaio 2014 anticipando di un anno quanto previsto dal Piano industriale, anche a causa di ritardi dovuti ad un'azione di disturbo effettuata da pochi comitati ambientalisti. “La situazione occupazionale, già critica nella Bassa Padovana - scrive Zaia a Letta - verrebbe ancor più aggravata da questa ennesima chiusura. La gravità della situazione richiede una legge speciale/straordinaria che, al fine di ridurre la perdita di posti di lavoro, possa consentire la continuazione dell'attività dei tre cementifici, per l'Italcementi almeno fino al 2015 (anche se con la sola attività di macinazione) come previsto dal piano industriale; per la Cementizillo secondo la programmazione in atto”. Inoltre, per quanto riguarda l'Italcementi, l’opportunità nell’arco del 2014 di investire sul progetto revamping o, in alternativa, di pianificare la dismissione dell'attività prevedendo l'occupazione degli attuali lavoratori nelle opere di bonifica e riconversione del sito. Zaia richiede quindi l’interessamento di Letta per una valutazione urgente della situazione nell'ambito del Consiglio dei Ministri.
Il cementificio di Monselice avrebbe dovuto restare in attività, in maniera ridotta, fino al 2015 valutando successivamente, in base alla situazione economica, l'opportunità di investire 160 milioni di euro sul revamping o la chiusura dello stabilimento. Nei primi giorni di agosto, l'Italcementi ha invece comunicato alle organizzazioni sindacali l'intenzione di chiudere lo stabilimento monselicense per gennaio 2014 anticipando di un anno quanto previsto dal Piano industriale, anche a causa di ritardi dovuti ad un'azione di disturbo effettuata da pochi comitati ambientalisti. “La situazione occupazionale, già critica nella Bassa Padovana - scrive Zaia a Letta - verrebbe ancor più aggravata da questa ennesima chiusura. La gravità della situazione richiede una legge speciale/straordinaria che, al fine di ridurre la perdita di posti di lavoro, possa consentire la continuazione dell'attività dei tre cementifici, per l'Italcementi almeno fino al 2015 (anche se con la sola attività di macinazione) come previsto dal piano industriale; per la Cementizillo secondo la programmazione in atto”. Inoltre, per quanto riguarda l'Italcementi, l’opportunità nell’arco del 2014 di investire sul progetto revamping o, in alternativa, di pianificare la dismissione dell'attività prevedendo l'occupazione degli attuali lavoratori nelle opere di bonifica e riconversione del sito. Zaia richiede quindi l’interessamento di Letta per una valutazione urgente della situazione nell'ambito del Consiglio dei Ministri.

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