“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 04.09.2013”
Ne è un esempio il gruppo M5S del Friuli Venezia
Giulia, il meno produttivo di tutto il consiglio regionale. Lo dimostrano i
dati sull’attività politica riportati dal quotidiano Il Piccolo: in quattro
mesi i grillini di quel di Trieste non hanno presentato nemmeno un disegno di
legge, ma solo una mozione, un’interpellanza, 9 interrogazioni e qualche ordine
del giorno bipartisan (cioè non redatto dai grillini). Molto meno rispetto agli
altri gruppi. Qualche esempio? Il PdL – ad esempio – ha sottoscritto due leggi,
11 interpellanze e 25 interrogazioni. Cifre simili a quelle del Pd, della Lega
e della maggior parte degli altri gruppi (Misto, Autonomia Responsabile, Sel e
i Cittadini). A guidare la classifica dell’improduttività grillina è proprio la
capogruppo Elena Bianchi, già assurta agli onori della cronaca per essersi
battuta per tenersi il vitalizio. Proprio lei – fra i cinque del gruppo – ha
collezionato meno firme sui provvedimenti rispetto a tutti i colleghi a 5
Stelle: solo 5 (4 ordini del giorno e una mozione) portano la sua firma contro
i dieci di Ilaria
Del Zovo, i nove di Andrea Ussai e i sei di Eleonora Frattolin e Cristian Sergo. Un risultato non proprio eccelso per almeno due ordini di fattori. Primo: i cittadini ci avevano promesso di dedicarsi, anima e corpo, al bene comune, di essere i più produttivi al minor costo possibile. Ora se è in parte vero che l’obiettivo della minor spesa è stato raggiunto (i grillini friulani si stanno tenendo 2.500 euro netti di indennità, oltre ai rimborsi puntualmente rendicontati) è altrettanto vero che quello della produttività è ben lungi a venire: finora non stiamo facendo altro che pagargli uno stipendio comunque profumato (chi non li vorrebbe, al giorno d’oggi, 2.500 euro più rimborsi) per non avere indietro un bel fico secco. Tanto più – e arriviamo al secondo punto – che la promessa grillina era anche un’altra: scoperchiare come un barattolo di marmellata (non a caso qualcuno ha parlato di operazione “apriscatole”) il consiglio, rendendolo assolutamente trasparente. Come pensano di farlo se non con gli strumenti democratici – soprattutto le interrogazioni – in loro potere? Abbiamo già fatto notare come, in occasione delle scorse elezioni, il gruppo M5S del Friuli sia stato protagonista di una bella batosta elettorale. Chissà quanti voti hanno intenzione di prendere al prossimo turno, dopo aver tradito, così palesemente, le promesse elettorali.
Del Zovo, i nove di Andrea Ussai e i sei di Eleonora Frattolin e Cristian Sergo. Un risultato non proprio eccelso per almeno due ordini di fattori. Primo: i cittadini ci avevano promesso di dedicarsi, anima e corpo, al bene comune, di essere i più produttivi al minor costo possibile. Ora se è in parte vero che l’obiettivo della minor spesa è stato raggiunto (i grillini friulani si stanno tenendo 2.500 euro netti di indennità, oltre ai rimborsi puntualmente rendicontati) è altrettanto vero che quello della produttività è ben lungi a venire: finora non stiamo facendo altro che pagargli uno stipendio comunque profumato (chi non li vorrebbe, al giorno d’oggi, 2.500 euro più rimborsi) per non avere indietro un bel fico secco. Tanto più – e arriviamo al secondo punto – che la promessa grillina era anche un’altra: scoperchiare come un barattolo di marmellata (non a caso qualcuno ha parlato di operazione “apriscatole”) il consiglio, rendendolo assolutamente trasparente. Come pensano di farlo se non con gli strumenti democratici – soprattutto le interrogazioni – in loro potere? Abbiamo già fatto notare come, in occasione delle scorse elezioni, il gruppo M5S del Friuli sia stato protagonista di una bella batosta elettorale. Chissà quanti voti hanno intenzione di prendere al prossimo turno, dopo aver tradito, così palesemente, le promesse elettorali.

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