“Simone Boiocchi”
“La Padania 13.08.2013”
Parte
dalla Lombardia la ricetta per uscire dalla crisi che continua a stringere il
Paese in una pesantissima morsa. Una ricetta tanto semplice quanto temuta:
eliminare gli enti spreconi e mettere sul tavolo un concetto cardine, quello
del federalismo competitivo. In pratica, quelle amministrazioni che vorranno e sapranno
lavorare bene continueranno a farlo, le altre verranno commissariate. Un po'
come accade in Germania. Ma quali sono i temi che governo centrale ed enti locali
dovranno affrontare al termine della pausa estiva? Molti, troppi, per esaurirne
l'analisi in poche righe. Di certo, dovendo scegliere da dove iniziare ad
affrontare il problema, non si può fare altri menti che legarsi all'attualità.
Quell'attualità che ci dice che oggi si registra un nuovo record per il debito,
cresciuto di 0,6 miliardi su maggio a quota 2.075 miliardi. Una
"tegola" sul sistema economico e sul governo stesso che rischia ora
di avere pesanti ricadute sui territori. •Alla luce di questi dati - spiega Massimo
Garavaglia, assessore al Bilancio della Regione Lombardia -, il rapporto
debito-Pil viaggia ben oltre il 130%. E questo dopo un anno di cura Monti».
Una cura che, come aveva denunciato dal primo giorno la Lega Nord, era peggio della malattia. Nel novembre 2011, prima dell'arrivo di Monti, infatti, il rapporto tra debito e Pil era del 120%. •In un anno - attacca Garavaglia - l'aumento c'è stato ed è un aumento di oltre 10 punti. Per intenderei – continua - ricordiamo che i peggiori governi della prima Repubblica avevano visto un incremento annuale del 4%•. E se a questo si aggiungono i paletti fissati dal fiscal compact è facile capire che il futuro non è certo roseo. Ma prima è necessario fare un passo indietro e capire bene che cos'è il "patto di bilancio", così è indicato nella versione italiana o, riprendendo più largamente dall'intestazione del documento, il "trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria". Il cosiddetto fiscal compact è un documento che detta le misure di allineamento tra le politiche economiche dei Paesi della Ue per affrontare la grave crisi economico-finanziaria. •Ora - attacca Garavaglia - nel silenzio più assoluto sul fiscal compact assistiamo a una discussione paradossale sull'Imu. Imposta che per noi va semplicemente tolta sulla prima casa, punto e basta•. Ma perché paradossale? •Perché - spiega Garavaglia - l'Imu sulla prima casa vale circa 4 miliardi mentre l'applicazione del fiscal compact (votato da tutti tranne che dalla Lega Nord, ndr) prevede che dall'anno venturo si inizi a portare il rapporto debito Pil al 60% in 20 anni. Ogni anno deve essere messa in atto, cioè, una riduzione di un ventesimo che equivale a circa 45 miliardi di euro l'anno•. •Peccato - chiosa Garavaglia - che il debito inizia a ridursi quando non ne fai di nuovo. Cioè quando le entrate sono maggiori delle uscite. Peccato, ancora, che il pareggio di bilancio è una chimera e che anche quest'anno il buco sarà superiore ai 40 miliardi di euro•. Insomma, per rispettare i paletti previsti, l'anno venturo potrebbe essere necessario trovare 90 miliardi di euro. •Ora – sottolinea Garavaglia -, qualcuno vuole spiega rei dove pensano di trovare questi soldi quando si fa fatica a trovarne 4 per eliminare l'Imu sulla prima casa? Per questo sottolineo che la discussione a cui assistiamo è paradossale. La cosa più semplice da fare sarebbe dire tranquillamente a Bruxelles che il fiscal compact non può essere applicato•. Che fare dunque? Da un lato è ormai necessario tornare con i piedi per terra e affrontare un serio percorso di riduzione della spesa pubblica partendo dal pubblico impiego e qu indi dall'applicazione dei costi standard nella versione più dura possibile. •Ricordiamo – aggiunge Garavaglia - che la Lega aveva proposto a Torino la riduzione del contingente del pubblico impiego di un milione di unità. Allora da un lato ci diedero dei matti e dall'altro misero la sordina alla proposta. Ma di fatto vediamo che è quello che a fatica si sta tentando di fare in maniera molto timida, purtroppo. Dall'altro - attacca l'assessore al Bilancio della Lombardia – un governo normale, non autorevole, dovrebbe andare a Bruxelles e dire che di fiscal compact se ne parlerà forse tra qualche anno. Prima bisognerebbe discutere più serenamente di una revisione dei trattati, in particolare del trattato di Maastricht. Bisogna cioè rifondare l'euro•. •Qualcuno dirà che è utopia - conclude -. Vedremo a settembre al ritorno dalle ferie, cosa succederà con la legge di stabilità dove, oltre a trovare le risorse per l'Imu e per l'Iva bisognerà anche rispettare i parametri del fiscal compact, a meno che, come si è detto, lo si mandi in soffitta•.
Una cura che, come aveva denunciato dal primo giorno la Lega Nord, era peggio della malattia. Nel novembre 2011, prima dell'arrivo di Monti, infatti, il rapporto tra debito e Pil era del 120%. •In un anno - attacca Garavaglia - l'aumento c'è stato ed è un aumento di oltre 10 punti. Per intenderei – continua - ricordiamo che i peggiori governi della prima Repubblica avevano visto un incremento annuale del 4%•. E se a questo si aggiungono i paletti fissati dal fiscal compact è facile capire che il futuro non è certo roseo. Ma prima è necessario fare un passo indietro e capire bene che cos'è il "patto di bilancio", così è indicato nella versione italiana o, riprendendo più largamente dall'intestazione del documento, il "trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria". Il cosiddetto fiscal compact è un documento che detta le misure di allineamento tra le politiche economiche dei Paesi della Ue per affrontare la grave crisi economico-finanziaria. •Ora - attacca Garavaglia - nel silenzio più assoluto sul fiscal compact assistiamo a una discussione paradossale sull'Imu. Imposta che per noi va semplicemente tolta sulla prima casa, punto e basta•. Ma perché paradossale? •Perché - spiega Garavaglia - l'Imu sulla prima casa vale circa 4 miliardi mentre l'applicazione del fiscal compact (votato da tutti tranne che dalla Lega Nord, ndr) prevede che dall'anno venturo si inizi a portare il rapporto debito Pil al 60% in 20 anni. Ogni anno deve essere messa in atto, cioè, una riduzione di un ventesimo che equivale a circa 45 miliardi di euro l'anno•. •Peccato - chiosa Garavaglia - che il debito inizia a ridursi quando non ne fai di nuovo. Cioè quando le entrate sono maggiori delle uscite. Peccato, ancora, che il pareggio di bilancio è una chimera e che anche quest'anno il buco sarà superiore ai 40 miliardi di euro•. Insomma, per rispettare i paletti previsti, l'anno venturo potrebbe essere necessario trovare 90 miliardi di euro. •Ora – sottolinea Garavaglia -, qualcuno vuole spiega rei dove pensano di trovare questi soldi quando si fa fatica a trovarne 4 per eliminare l'Imu sulla prima casa? Per questo sottolineo che la discussione a cui assistiamo è paradossale. La cosa più semplice da fare sarebbe dire tranquillamente a Bruxelles che il fiscal compact non può essere applicato•. Che fare dunque? Da un lato è ormai necessario tornare con i piedi per terra e affrontare un serio percorso di riduzione della spesa pubblica partendo dal pubblico impiego e qu indi dall'applicazione dei costi standard nella versione più dura possibile. •Ricordiamo – aggiunge Garavaglia - che la Lega aveva proposto a Torino la riduzione del contingente del pubblico impiego di un milione di unità. Allora da un lato ci diedero dei matti e dall'altro misero la sordina alla proposta. Ma di fatto vediamo che è quello che a fatica si sta tentando di fare in maniera molto timida, purtroppo. Dall'altro - attacca l'assessore al Bilancio della Lombardia – un governo normale, non autorevole, dovrebbe andare a Bruxelles e dire che di fiscal compact se ne parlerà forse tra qualche anno. Prima bisognerebbe discutere più serenamente di una revisione dei trattati, in particolare del trattato di Maastricht. Bisogna cioè rifondare l'euro•. •Qualcuno dirà che è utopia - conclude -. Vedremo a settembre al ritorno dalle ferie, cosa succederà con la legge di stabilità dove, oltre a trovare le risorse per l'Imu e per l'Iva bisognerà anche rispettare i parametri del fiscal compact, a meno che, come si è detto, lo si mandi in soffitta•.

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