martedì 13 agosto 2013

Chiudere gli enti spreconi ecco il primo passo verso la MACROREGIONE

“Alessandro Montanari”
“La Padania 13.08.2013”


Ridefinire l'assetto regionale dello Stato, cominciando con il "chiudere" le Regioni che non riescono, e che sovente non sono mai riuscite, ad avere bilanci in attivo o in pareggio per accorparle in nuove macro-regioni in grado di razionalizzare spese e servizi. Il dibattito sulla riforma dell'assetto statale prende quota in Germania dove, dopo il cruciale voto politico di settembre, dovrebbe essere insediata una commissione dei governatori con l'incarico di studiare e partorire la  ridefinizione radicale dei lander. Partendo, per l'appunto, da una misura choc, ma sempre più ineluttabile e condivisa, come l'abolizione di buona parte dei cosiddetti "lander spreconi". Il dato di partenza che ha innescato il dibattito in Germania, infatti, è molto simile a quello che la Lega Nord pone all'attenzione pubblica italiana ormai da oltre un ventennio:
le tasse di poche regioni, dotate di bilanci in attivo e servizi efficienti, ripianano i disavanzi delle regioni in rosso che, invece di correggersi, sprofondano sempre più in una situazione debitoria irrecuperabile. E siccome anche in Germania, così come in Italia, i territori virtuosi, complice la crisi, sono stufi di mantenere i territori che virtuosi non sono mai stati, il problema pare essere giunto ad un punto di non-ritorno. Nel paese di Angela Merkel, tuttavia, è stato il Governo centrale ad accelerare la "questione nazionale", dichiarando il 2020 come la data limite entro la quale ai lander non sarà più concesso di chiudere i propri bilanci in rosso per rifinanziarsi con il debito. Per i lander che non si metteranno in regola non ci sarà appello: perderanno la propria autonomia e saranno sottoposti ad un accorpamento forzato. Visto che attualmente sono i tre lander super-virtuosi del sud (Baviera, Badenwurttenberg e Assia) a finanziare con le proprie tasse i conti delle regioni più spendaccione (in particolare Berlino, Amburgo, Brema, Saarland e Nord RenoWestfalia), a Berlino c'è già chi ipotizza una riduzione drastica dei lander, che diminuirebbero dagli attuali sedici ad undici o forse addirittura a nove. Come i tedeschi affronteranno il problema, dunque, lo vedremo dopo le elezioni di settembre, ma è già certo che loro lo affronteranno. In Italia, invece, la questione è ancora appannaggio della sola Lega Nord che si trova per l'ennesima volta ad anticipare, in completa solitudine, i tornanti della storia. Sulla macro-regione tuttavia il Carroccio, forte della guida politica ed amministrativa delle tre grandi Regioni del Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte), schiaccia l'acceleratore. Il professor Stefano Bruno Galli, capogruppo della Lista Civica per Maroni al Pirellone, sta lavorando ad una elaborazione pratica e politica della macro-regione del Nord per la quale, rivela al Corriere della Sera, avrebbe già pronto un nome: «Mi piacerebbe si chiamasse Cantone Cisalpino ». Dentro i suoi confini si raccoglierà in buona sostanza la vecchia Padania, come già teorizzata dalla Lega delle origini, cioè un territorio socialmente ed economicamente omogeneo pronto a chiedere, anzi a strappare, a Roma una maggiore autonomia politica e soprattutto fiscale. La leva, spiega Galli, potrebbe essere il  meccanismo pensato dai tedeschi. L'idea di chiudere le regioni sprecone partendo dall'analisi dei residui fiscali, per il Professore, è giusta e deve essere il primo passo della riorganizzazione generale del Paese in macro-regioni. Un processo, assicura Galli, che può avvenire «a Costituzione invariata», appoggiandosi cioè a quanto previsto dagli articoli 116, 117, 119 e 132. L'obbiettivo, come detto, è quello di raggiungere autonomia fiscale e impositiva, ma anche una delega più piena su alcune materie «concorrenti» come l'istruzione, il credito, il commercio con l'estero, la ricerca e i rapporti con le  autonomie locali. Le regioni a guida leghista del Nord sono pronte ad aprire la partita. «Ci vuole un tavolo col governo - spiega il Professor Galli – e poi una legge che avvii il processo».   

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