“Alessandro Montanari”
“La Padania 13.08.2013”
Ridefinire
l'assetto regionale dello Stato, cominciando con il "chiudere" le
Regioni che non riescono, e che sovente non sono mai riuscite, ad avere bilanci
in attivo o in pareggio per accorparle in nuove macro-regioni in grado di
razionalizzare spese e servizi. Il dibattito sulla riforma dell'assetto statale
prende quota in Germania dove, dopo il cruciale voto politico di settembre,
dovrebbe essere insediata una commissione dei governatori con l'incarico di studiare
e partorire la ridefinizione radicale
dei lander. Partendo, per l'appunto, da una misura choc, ma sempre più
ineluttabile e condivisa, come l'abolizione di buona parte dei cosiddetti
"lander spreconi". Il dato di partenza che ha innescato il dibattito
in Germania, infatti, è molto simile a quello che la Lega Nord pone
all'attenzione pubblica italiana ormai da oltre un ventennio:
le tasse di poche regioni, dotate di bilanci in attivo e servizi efficienti, ripianano i disavanzi delle regioni in rosso che, invece di correggersi, sprofondano sempre più in una situazione debitoria irrecuperabile. E siccome anche in Germania, così come in Italia, i territori virtuosi, complice la crisi, sono stufi di mantenere i territori che virtuosi non sono mai stati, il problema pare essere giunto ad un punto di non-ritorno. Nel paese di Angela Merkel, tuttavia, è stato il Governo centrale ad accelerare la "questione nazionale", dichiarando il 2020 come la data limite entro la quale ai lander non sarà più concesso di chiudere i propri bilanci in rosso per rifinanziarsi con il debito. Per i lander che non si metteranno in regola non ci sarà appello: perderanno la propria autonomia e saranno sottoposti ad un accorpamento forzato. Visto che attualmente sono i tre lander super-virtuosi del sud (Baviera, Badenwurttenberg e Assia) a finanziare con le proprie tasse i conti delle regioni più spendaccione (in particolare Berlino, Amburgo, Brema, Saarland e Nord RenoWestfalia), a Berlino c'è già chi ipotizza una riduzione drastica dei lander, che diminuirebbero dagli attuali sedici ad undici o forse addirittura a nove. Come i tedeschi affronteranno il problema, dunque, lo vedremo dopo le elezioni di settembre, ma è già certo che loro lo affronteranno. In Italia, invece, la questione è ancora appannaggio della sola Lega Nord che si trova per l'ennesima volta ad anticipare, in completa solitudine, i tornanti della storia. Sulla macro-regione tuttavia il Carroccio, forte della guida politica ed amministrativa delle tre grandi Regioni del Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte), schiaccia l'acceleratore. Il professor Stefano Bruno Galli, capogruppo della Lista Civica per Maroni al Pirellone, sta lavorando ad una elaborazione pratica e politica della macro-regione del Nord per la quale, rivela al Corriere della Sera, avrebbe già pronto un nome: «Mi piacerebbe si chiamasse Cantone Cisalpino ». Dentro i suoi confini si raccoglierà in buona sostanza la vecchia Padania, come già teorizzata dalla Lega delle origini, cioè un territorio socialmente ed economicamente omogeneo pronto a chiedere, anzi a strappare, a Roma una maggiore autonomia politica e soprattutto fiscale. La leva, spiega Galli, potrebbe essere il meccanismo pensato dai tedeschi. L'idea di chiudere le regioni sprecone partendo dall'analisi dei residui fiscali, per il Professore, è giusta e deve essere il primo passo della riorganizzazione generale del Paese in macro-regioni. Un processo, assicura Galli, che può avvenire «a Costituzione invariata», appoggiandosi cioè a quanto previsto dagli articoli 116, 117, 119 e 132. L'obbiettivo, come detto, è quello di raggiungere autonomia fiscale e impositiva, ma anche una delega più piena su alcune materie «concorrenti» come l'istruzione, il credito, il commercio con l'estero, la ricerca e i rapporti con le autonomie locali. Le regioni a guida leghista del Nord sono pronte ad aprire la partita. «Ci vuole un tavolo col governo - spiega il Professor Galli – e poi una legge che avvii il processo».
le tasse di poche regioni, dotate di bilanci in attivo e servizi efficienti, ripianano i disavanzi delle regioni in rosso che, invece di correggersi, sprofondano sempre più in una situazione debitoria irrecuperabile. E siccome anche in Germania, così come in Italia, i territori virtuosi, complice la crisi, sono stufi di mantenere i territori che virtuosi non sono mai stati, il problema pare essere giunto ad un punto di non-ritorno. Nel paese di Angela Merkel, tuttavia, è stato il Governo centrale ad accelerare la "questione nazionale", dichiarando il 2020 come la data limite entro la quale ai lander non sarà più concesso di chiudere i propri bilanci in rosso per rifinanziarsi con il debito. Per i lander che non si metteranno in regola non ci sarà appello: perderanno la propria autonomia e saranno sottoposti ad un accorpamento forzato. Visto che attualmente sono i tre lander super-virtuosi del sud (Baviera, Badenwurttenberg e Assia) a finanziare con le proprie tasse i conti delle regioni più spendaccione (in particolare Berlino, Amburgo, Brema, Saarland e Nord RenoWestfalia), a Berlino c'è già chi ipotizza una riduzione drastica dei lander, che diminuirebbero dagli attuali sedici ad undici o forse addirittura a nove. Come i tedeschi affronteranno il problema, dunque, lo vedremo dopo le elezioni di settembre, ma è già certo che loro lo affronteranno. In Italia, invece, la questione è ancora appannaggio della sola Lega Nord che si trova per l'ennesima volta ad anticipare, in completa solitudine, i tornanti della storia. Sulla macro-regione tuttavia il Carroccio, forte della guida politica ed amministrativa delle tre grandi Regioni del Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte), schiaccia l'acceleratore. Il professor Stefano Bruno Galli, capogruppo della Lista Civica per Maroni al Pirellone, sta lavorando ad una elaborazione pratica e politica della macro-regione del Nord per la quale, rivela al Corriere della Sera, avrebbe già pronto un nome: «Mi piacerebbe si chiamasse Cantone Cisalpino ». Dentro i suoi confini si raccoglierà in buona sostanza la vecchia Padania, come già teorizzata dalla Lega delle origini, cioè un territorio socialmente ed economicamente omogeneo pronto a chiedere, anzi a strappare, a Roma una maggiore autonomia politica e soprattutto fiscale. La leva, spiega Galli, potrebbe essere il meccanismo pensato dai tedeschi. L'idea di chiudere le regioni sprecone partendo dall'analisi dei residui fiscali, per il Professore, è giusta e deve essere il primo passo della riorganizzazione generale del Paese in macro-regioni. Un processo, assicura Galli, che può avvenire «a Costituzione invariata», appoggiandosi cioè a quanto previsto dagli articoli 116, 117, 119 e 132. L'obbiettivo, come detto, è quello di raggiungere autonomia fiscale e impositiva, ma anche una delega più piena su alcune materie «concorrenti» come l'istruzione, il credito, il commercio con l'estero, la ricerca e i rapporti con le autonomie locali. Le regioni a guida leghista del Nord sono pronte ad aprire la partita. «Ci vuole un tavolo col governo - spiega il Professor Galli – e poi una legge che avvii il processo».

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