“Alessandro Montanari”
“La Padania 01.08.2013”
Roberto
Maroni non è più ministro dell' Interno da un pezzo (purtroppo) e la Lega
Nord è tra le poche forze all'opposizione delle larghe intese; nonostante
questo per Laura Boldrini e Famiglia Cristiana il Carroccio resta
il pericolo pubblico numero uno. E la colpa, naturalmente, è la stessa di
sempre: non uniformarsi al pensiero unico globalista e immigrazionista.
Incurante del proprio ruolo di garante istituzionale di tutte le forze
rappresentate a Montecitorio, infatti, la presidente della Camera è tornata a predicare dalle
colonne del settimanale dei Paolini – che qualche anno fa le assegnò il premio "personaggio
dell'"anno" - con un lungo intervento nel quale rilancia il modello multi-culturale
che ha fallito in tutto Europa qualificando
come "fabbrica della paura" ogni pensiero politico critico verso lo
schema buonista sostenuto dalla sinistra catto-comunista. «Per anni - lamenta
la terza carica dello Stato – con argomentazioni e dati ho cercato di
contrastare la fabbrica della paura, quella basata sulla criminalizzazione dell'altro
e sulla logica dell'invasione. L'ho fatto perché capivo quanto questa
dimensione fosse una minaccia e mettesse in discussione le basi della
convivenza civile. Quanto la paura diventasse ostacolo insormontabile per
mettersi nei panni altrui, condizione necessaria per dimostrare solidarietà e comprensione».
Teorizzato il concetto di "fabbrica della paura", evidentemente riferito alle idee del Carroccio e alla politica legalitaria rigorista che ispirò l'operato di Maroni al Viminale, la Boldrini prosegue nella sua descrizioni post-atomica del Paese. «Anno dopo anno - scrive - ho visto il mio Paese cambiare, trasformarsi, disconoscere il proprio Dna. Ho visto la paura insinuarsi, erodendo la nostra naturale propensione verso l'altro.! giovani, le donne e i bambini che arrivavano sulle nostre coste smettevano di essere considerati persone con le loro sto rie, le loro vite, i loro drammi, per diventare numeri. Ma i numeri suscitano ben poca emozione, anche quando finiscono in fondo al mare. l migranti, nel linguaggio comune e spesso in quello istituzionale, venivano definiti "clandestini ", cioè persone pericolose, dannose, che provocavano paura». Finito? Non ancora. «Striscioni razzisti negli stadi –elenca la presidente della Camera -, ordinanze dei sindaci basate sulla discriminazione, cattivismo istituzionale nei confronti dei migranti rivendicato con orgoglio. Pratiche di respingimento in alto mare condannate dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. Tutto questo e molto altro ha caratterizzato gli ultimi 10 anni, spesso nell'indifferenza generale. Le reazioni contro un tale vento d'odio, contro il razzismo sempre meno velato, sono state sporadiche e solitarie. L' Italia è stata come "anestetizzata ", insensibile e sorda non solo a chi chiedeva aiuto ma anche a chi reclamava solo il rispetto dei propri diritti». Ora però, sottolinea la Boldrini, il vento sta cambiando: «gli Stati Uniti eleggono per la seconda volta un presidente che è figlio di un immigrato afroamericano» e il Pontefice è andato a Lampedusa a visitare i migranti. cd i richiamo alle responsabilità collettive e di ciascuno sembra aver fatto breccia -nota la presidente della Camera - sia pure con qualche resistenza, proprio nel mondo politico» dove «Un'alta carica istituzionale - Calderoli, ndr – si permette di definire "orango" una ministra di origini africane». Ricapitolando: con allusioni chiarissime ma senza mai citare la Lega o un leghista, la Boldrini ha scritto un articolo che suona come una messa al bando, cultura le se non addirittura politica, del Carroccio. Domanda: ma un presidente della Camera, che dovrebbe essere una figura di garanzia per tutti i partiti rappresentati in Parlamento, può costituzionalmente permettersi un atteggiamento di questo tipo? Crediamo di no. Brutti segna li, peraltro, si erano già avuti giorni fa, quando gli zelanti presidenti di Camera e Senato tentarono di impedire ai parlamentari di citare in Au la il nome del Capo dello Stato. Allora, per fortuna, Napolitano intervenne. Censurando i censori. Speriamo che si ripeta.
Teorizzato il concetto di "fabbrica della paura", evidentemente riferito alle idee del Carroccio e alla politica legalitaria rigorista che ispirò l'operato di Maroni al Viminale, la Boldrini prosegue nella sua descrizioni post-atomica del Paese. «Anno dopo anno - scrive - ho visto il mio Paese cambiare, trasformarsi, disconoscere il proprio Dna. Ho visto la paura insinuarsi, erodendo la nostra naturale propensione verso l'altro.! giovani, le donne e i bambini che arrivavano sulle nostre coste smettevano di essere considerati persone con le loro sto rie, le loro vite, i loro drammi, per diventare numeri. Ma i numeri suscitano ben poca emozione, anche quando finiscono in fondo al mare. l migranti, nel linguaggio comune e spesso in quello istituzionale, venivano definiti "clandestini ", cioè persone pericolose, dannose, che provocavano paura». Finito? Non ancora. «Striscioni razzisti negli stadi –elenca la presidente della Camera -, ordinanze dei sindaci basate sulla discriminazione, cattivismo istituzionale nei confronti dei migranti rivendicato con orgoglio. Pratiche di respingimento in alto mare condannate dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. Tutto questo e molto altro ha caratterizzato gli ultimi 10 anni, spesso nell'indifferenza generale. Le reazioni contro un tale vento d'odio, contro il razzismo sempre meno velato, sono state sporadiche e solitarie. L' Italia è stata come "anestetizzata ", insensibile e sorda non solo a chi chiedeva aiuto ma anche a chi reclamava solo il rispetto dei propri diritti». Ora però, sottolinea la Boldrini, il vento sta cambiando: «gli Stati Uniti eleggono per la seconda volta un presidente che è figlio di un immigrato afroamericano» e il Pontefice è andato a Lampedusa a visitare i migranti. cd i richiamo alle responsabilità collettive e di ciascuno sembra aver fatto breccia -nota la presidente della Camera - sia pure con qualche resistenza, proprio nel mondo politico» dove «Un'alta carica istituzionale - Calderoli, ndr – si permette di definire "orango" una ministra di origini africane». Ricapitolando: con allusioni chiarissime ma senza mai citare la Lega o un leghista, la Boldrini ha scritto un articolo che suona come una messa al bando, cultura le se non addirittura politica, del Carroccio. Domanda: ma un presidente della Camera, che dovrebbe essere una figura di garanzia per tutti i partiti rappresentati in Parlamento, può costituzionalmente permettersi un atteggiamento di questo tipo? Crediamo di no. Brutti segna li, peraltro, si erano già avuti giorni fa, quando gli zelanti presidenti di Camera e Senato tentarono di impedire ai parlamentari di citare in Au la il nome del Capo dello Stato. Allora, per fortuna, Napolitano intervenne. Censurando i censori. Speriamo che si ripeta.

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