“Alessandro Montanari”
“La Padania 01.08.2013”
Criticare
la Kyenge non significa automaticamente essere razzisti ma la Lega non
abiurerà alle proprie posizioni solo per sottrarsi alla potente macchina mediatica
che gioca a coprire con questo marchio d'infamia ogni deviazione dal pensiero
unico globalista-immigrazionista. Messo nel tritacarne dei giornali per ogni
ignobile episodio di maleducazione nei confronti della ministra
dell'Integrazione e perfino per quelli che non gli sono direttamente attribuibili,
il Carroccio rompe l'assedio politico per rivendica re le proprie idee e
sfidare chi pensa debbano avere minore dignità rispetto al pensiero egemone
delle larghe intese. E allora bando ai totem e ai tabù. cd i ministro Kyenge -
attacca Massimo Bitonci in un intervento a Radioanch'io - è esageratamente
vittimista ed è incompetente sulle norme dell'immigrazione». Ricordando che è
«sbagliato attaccare persona l mente il ministro nel modo in cui è stato
fatto», il capogruppo del Carroccio al Senato spiega che è «il ministro ad esporsi
alle critiche, soprattutto quando dimostra di non conoscere le norme europee,
mettendo sulle stesso piano lo ius soli con altri diritti e dimenticando
che il reato di immigrazione clandestina esiste in tutta l'Europa, Vaticano
compreso».
La ministra però non risponde a questo tipo di osservazioni. In attesa di accettare l 'invito- confronto alla festa di Cervia, pretende la telefonata di Maroni che, dice, «non è ancora arrivata », e verso la Lega arriva ad usare parole un po' troppo ultimative. «lo - dice - aspetto la risposta di Maroni. Stiamo in un cambiamento culturale e si devono adeguare». La Lega «dovrà pure adeguarsi », come ritiene la ministra, ma la diversità politica e il diritto ad un pensiero critico verso ciò che fa il Governo, fatto salvo il dovere civico del rispetto e della buona educazione, dovrebbero ancora essere contemplati dalla Costituzione. La Lega infatti non accetta le abiure insistentemente richiestele in questi giorni dai grandi inquisitori della sinistra che purtroppo approfittano come rapaci di episodi tanto squallidi quanto isolati, e peraltro regolarmente biasimati dai vertici del partito. Ora però il giochetto è venuto allo scoperto. «Le critiche a Maroni sul tema del razzismo e dell'immigrazione - ribatte il capogruppo del Carroccio in Regione Lombardia Massimiliano Romeo replicando ad Umberto Ambrosoli - sono del tutto fuori luogo. Ricordo che Maroni, quando era ministro dell'Interno, non si è impegnato solo sul fronte del controllo delle frontiere, fra l'altro con risultati ineguagliati, ma ha anche messo risorse a disposizione degli Enti Locali per favorire l'integrazione degli immigrati regolari. L'integrazione per noi significa il rispetto, da parte dell'immigrato, delle nostre leggi e della nostra cultura e non, come pare di capire dalle parole del ministro Kyenge, l'obbligo per la nostra gente di adattarsi agli usi e costumi di altre latitudini ». «Le proposte della Kyenge - conclude Romeo -, dallo ius soli alla cancellazione del reato di clandestinità, non favoriscono l'integrazione ma rischiano di alimentare un'immigrazione incontrollata e impossibile da gestire». Queste sono le convinzioni rivendicate dalla Lega. Poi però ci sono anche i fatti, incontestabili. Come il primo sindaco di colore eletto in Italia, a Viggiù, sotto le insegne della Lega. E le classifiche dell'integrazione regolarmente dominate, fino a qualche anno fa, dall'allora leghistissima Treviso. Particolari che anche il ministro Kyenge, chissà perché, pare trascurare.
La ministra però non risponde a questo tipo di osservazioni. In attesa di accettare l 'invito- confronto alla festa di Cervia, pretende la telefonata di Maroni che, dice, «non è ancora arrivata », e verso la Lega arriva ad usare parole un po' troppo ultimative. «lo - dice - aspetto la risposta di Maroni. Stiamo in un cambiamento culturale e si devono adeguare». La Lega «dovrà pure adeguarsi », come ritiene la ministra, ma la diversità politica e il diritto ad un pensiero critico verso ciò che fa il Governo, fatto salvo il dovere civico del rispetto e della buona educazione, dovrebbero ancora essere contemplati dalla Costituzione. La Lega infatti non accetta le abiure insistentemente richiestele in questi giorni dai grandi inquisitori della sinistra che purtroppo approfittano come rapaci di episodi tanto squallidi quanto isolati, e peraltro regolarmente biasimati dai vertici del partito. Ora però il giochetto è venuto allo scoperto. «Le critiche a Maroni sul tema del razzismo e dell'immigrazione - ribatte il capogruppo del Carroccio in Regione Lombardia Massimiliano Romeo replicando ad Umberto Ambrosoli - sono del tutto fuori luogo. Ricordo che Maroni, quando era ministro dell'Interno, non si è impegnato solo sul fronte del controllo delle frontiere, fra l'altro con risultati ineguagliati, ma ha anche messo risorse a disposizione degli Enti Locali per favorire l'integrazione degli immigrati regolari. L'integrazione per noi significa il rispetto, da parte dell'immigrato, delle nostre leggi e della nostra cultura e non, come pare di capire dalle parole del ministro Kyenge, l'obbligo per la nostra gente di adattarsi agli usi e costumi di altre latitudini ». «Le proposte della Kyenge - conclude Romeo -, dallo ius soli alla cancellazione del reato di clandestinità, non favoriscono l'integrazione ma rischiano di alimentare un'immigrazione incontrollata e impossibile da gestire». Queste sono le convinzioni rivendicate dalla Lega. Poi però ci sono anche i fatti, incontestabili. Come il primo sindaco di colore eletto in Italia, a Viggiù, sotto le insegne della Lega. E le classifiche dell'integrazione regolarmente dominate, fino a qualche anno fa, dall'allora leghistissima Treviso. Particolari che anche il ministro Kyenge, chissà perché, pare trascurare.

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