giovedì 18 luglio 2013

Tosi: «Tra gli sprechi e le clientele, ormai Venezia è come la Sicilia»

“Alessio Antonini”
“corriere.it 16.07.2013”

VERONA — Dove ci sono troppi soldi c'è clientela. E dove c'è clientela c'è malaffare. L'equazione è semplice. Lo si intuisce anche dalle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici del Consorzio Venezia Nuova. La concessione unica data a un gruppo di aziende senza alcun appalto - il monopolio di fatto sui cinque miliardi e mezzo di euro destinati alle dighe mobili che hanno il compito di salvare Venezia dall'acqua alta - ha turbato la libera concorrenza, il mercato e anche la salute di tutte quelle aziende che, ogni giorno, lottano per partecipare agli appalti e alle gare. Ma dalle parti del capolugo, le anomalie non riguardano solo il Consorzio Venezia Nuova e le somme ricevute per la salvaguardia della laguna. «Mettendo da parte i costi del Mose che sono esorbitanti e che hanno drenato molti fondi ma che non dipendono direttamente dall’amministrazione veneziana, va detto che il capoluogo ha ricevuto negli anni circa quattro miliardi di euro di Legge Speciale (dal 1973 al 2002, ndr).
Soldi dati a pioggia che non sono stati convogliati in un progetto e che hanno dato origine a mille rivoli di sprechi», dice secco il sindaco di Verona Flavio Tosi paragonando la gestione del capoluogo veneziano a quella delle Regioni a statuto speciale e ai territori destinatari della Cassa del Mezzogiorno. Venezia però ha una sua specificità, questo va riconosciuto. Non è d’accordo? «Certo. Nessuno lo mette in dubbio. Ma è altrettanto vero che i soldi che Venezia ha ricevuto negli ultimi quarant'anni sono stati utilizzati male. Parliamo di cifre immense, colossali, decisamente superiori alle reali necessità della città. E sa come sono state usate?» Lo dica lei. «Sono stati sprecati, buttati via. O peggio: sono serviti ad alimentare un meccanismo di clientele che ha anche creato gravi disparità con le altre aree del Veneto». Questa è però un’accusa ben precisa. Può spiegare meglio? «Quando vengono messe a disposizione di un’amministrazione pubblica risorse eccessive senza particolari vincoli di gestione, si crea un centro di potere che mantiene il controllo della città. In pratica chi è in carica e gestisce quei soldi vince sempre le elezioni». E sarebbe per questo motivo che a Venezia vince sempre il centrosinistra? «Anche per questo. Ma la mia non è un’accusa specifica ai veneziani. Mi baso su quello che si vede ovunque si creino queste situazioni di disparità economica. E’ così anche in Trentino Alto Adige, in Sicilia o in Calabria». Cioè? «Quando ci sono tanti soldi a disposizione e nessun vincolo, alla fine i voti li prendi non per le tue idee o i tuoi progetti, ma perché distribuisci favori. Insomma le amministrazioni di questi territori sono state votate per i soldi. Tutto qui». Sta dicendo che Venezia è come una Regione a statuto speciale o come un’area assistita del Sud Italia? «Non lo dico io. E’ un dato di fatto. Venezia è un po’ come la Sicilia. Ha ricevuto un sacco di soldi a scapito di altri territori e non ha saputo metterli a frutto. Basta vedere come è finita con i finanziamenti per il trasporto pubblico locale. Adesso va un po’ meglio ma Venezia, per anni, ha consumato metà dei fondi regionali a scapito di altre città come Verona». Ma Venezia ha i vaporetti e il trasporto lagunare. Converrà che i costi sono diversi da quelli di un autobus? «Ma sì, ma sì. Tutto quello che vogliamo, ma la realtà è che hanno truccato i conti per far risultare i trasporti più costosi di quello che sono in realtà». Come truccati? Non ci sarebbe stata un’inchiesta della magistratura su questo? «Non dico che abbiano fatto apposta. Hanno fatto male i conti. Un errore amministrativo, magari. Fatto sta che il motivo per cui Venezia ha accettato una riduzione dei finanziamenti al trasporto pubblico è perché sapevano che c’era qualcosa che non andava. E su questo voglio puntualizzare una cosa importante». Che cosa? «Che la mia critica non è un’accusa ai cittadini veneziani. Loro sono le vittime di questo sistema di finanziamenti a pioggia. E’ l’amministrazione che deve rispondere, la politica veneziana». E invece? «Invece i politici veneziani si sono adagiati su fondi colossali e sugli sprechi». I soldi della Legge speciale però non si vedono più dal 2002 a Venezia. «Venezia ha lo stesso numero di abitanti di Verona e un bilancio che è quasi il triplo. Quattro miliardi di legge speciale in trent’anni, la metà dei fondi del trasporto regionale, il casinò e chi più ne ha più ne metta. Il punto è che Venezia è come la Sicilia: nell’ultimo secolo ha ricevuto dallo Stato più del doppio delle altre regioni e ha ancora bisogno di soldi»





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