giovedì 18 luglio 2013

POVERA ITALIA Nel 2012 il record di famiglie in difficoltà

“La Padania 18.07.2013”


Nel 2012, il 12,7% delle famiglie italiane è relativamente povero (per un totale di 3 milioni 232 mi la) e il 6,8% lo è in termini assoluti (1 milione 725 mila). Le persone in povertà relativa sono il 15,8% della popolazione (9 milioni 563 mila), quelle in povertà assoluta 1'8%(4 milioni 814 mila). Lo rileva l'Istat, confermando come l'economia abbia imboccato una china pericolosa. Tra il 2011 e il 2012, fa sapere l'istituto di statistica, aumenta sia l' incidenza di povertà relativa (dall'11,1% al 12,7%) sia quella di povertà assoluta (dal 5,2% al 6,8%), in tutte e tre le ripartizioni territoriali. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 990,88 euro, circa 20 euro in meno di quella del 2011 (-2%). L'incidenza di povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 4,7% al 6,6%), quattro (dal 5,2% all'8,3%) e cinque o più componenti (dal12,3%al 17,2%); tra le fami glie composte da coppie con tre o più figli, quelle in povertà assoluta passano dal 10,4% al 16,2%; se si tratta di tre figli minori, dal 10,9% si raggiunge il17,1%.
Aumenti della povertà assoluta vengono registrati anche nelle famiglie di monogenitori (dal 5,8% a l 9,1%) e in quelle con membri aggregati (da l 10,4% al 13,3%). Oltre che tra le famiglie di operai (dal 7 ,5% al 9 ,4%) e di lavoratori in proprio (da l 4 ,2% al 6%), la povertà assoluta aumenta tra gli impiegati e i dirigenti (dall'1,3% al 2,6%) e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione (dal 3,6% al 5,3%). La crescita dell'incidenza di povertà assoluta è tuttavia più marcata per le famiglie con a capo  una persona non occupata: dall'8,4% è salita all'11,3% se in condizione non professionale, dal 15,5% al 23,6% se in  cerca di occupazione. Le dinamiche della povertà relativa confermano molti dei peggioramenti osservati per la povertà  assoluta: famiglie con uno o due figli, soprattutto se minori (dal 13,5% al 15,7% quelle con un minore, dal16,2% al 20,1% quelle con due); famiglie con tutti i componenti occupati (dal 4,1% al 5,1%), con occupati e ritirati dal lavoro (dal 9,3% all'11,5%), con persona di riferimento dirigente o impiegato (dal 4,4% al 6,5%, particolarmente marcata tra gli impiegati), ma soprattutto in cerca di occupazione (dal 27,8% al 35,6%). L'unico segnale di miglioramento si osserva in termini relativi per le persone anziane sole (l'incidenza passa dal 10,1% all'8,6%), probabilmente anche perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato alla dinamica inflazionistica. Dati allarmanti, che vengono confermati anche da una ricerca della Coldiretti. «Sono aumentate del 9% le famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense», si legge nell'analisi. «Molte famiglie sono cadute in povertà con tanti bambini e anziani che hanno difficoltà economiche anche per garantirsi da mangiare, sulla base dal Piano nazionale di distribuzione degli alimenti agli indigenti nel 2012 realizzato da Agea». Per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro «Si sta registrando - precisa la Coldiretti - un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti a sfamarsi che erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto il massimo di 3,7 milioni nel 2012 (3.686.942). Una situazione drammatica che rappresenta la punta di un iceberg delle difficoltà che incontrano molte famiglie italiane nel momento di fare la spesa». «Quello fornito dall'Istat è un quadro allarmante sul peggioramento avvenuto nell'ultimo anno della situazione sociale del Paese che delinea un contesto addirittura peggiore rispetto alle stime, già negative, che avevamo elaborato a marzo», commenta da parte sua l'Ufficio Studi Confcommercio. «Secondo le nostre previsioni infatti - afferma Confcommercio - gli individui in condizione di povertà assoluta avrebbero toccato i 4 milioni circa nel 2013, ma il dato odierno indica come già nel 2012 si sia toccata la soglia record dei 4,8 milioni (1,4 milioni in più rispetto al 2011) con un salto che non si era verificato da quando si dispone di statistiche ufficiali». 

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