“Iva Garibaldi”
“La Padania 24.07.2013”
Più che
del fare questo è il decreto del nulla. E sulla beffa il Governo ci ha messo
anche la fiducia, segno di evidente debolezza visto che tanti emendamenti, Lega
in testa, erano stati riti rati in mattinata. Nato come provvedimento per
rilanciare l'economia, stava invece per affondare persino sul Wi-Fi che
rischiava di restare imbrigliato tra le norme burocratiche. Insomma proprio il contrario di
quella liberalizzazione auspicata e realizzata dallo stesso Roberto Maroni. Anche
le proteste della lega Nord (se ne sono fatti portavoce Davide Caparini e
Jonny Crosio) hanno
evitato l'ulteriore giro di vite sulla questione
anche se nulla è stato possibile per sventare la fiducia. Ma tra le pieghe del
decreto c'è anche di peggio: nero su bianco c'è lo stipendio per il nuovo super
commissario alla spending review. Proprio così: 900 mila e spicci per incaricare
una persona (un amico da piazzare?) che si occupi di fare risparmiare soldi
pubblici per il finanziamento della pubblica amministrazione.
«Nel marasma di provvedimenti inutili contenuti nel decreto del fare, con un blitz notturno in commissione racconta Guido Guidesi, relatore di minoranza del provvedimento - il governo è riuscito a destinare più di novecentomila euro per lo stipendio di un ulteriore commissario alla spending review». Uno schiaffo alla povertà e a chi è in difficoltà: «Con questa mossa, oltre ad attestare la propria incapacità nel gestire i tagli alla spesa pubblica - prosegue il parlamentare del carroccio - governo e maggioranza dimostrano di utilizzare un decreto che doveva aiutare le imprese e i disoccupati per accontentare qualche amico che probabilmente sarà l'ennesimo pluripensionato. Ancora una presa in giro per cittadini e aziende che stanno soffocando sotto il peso delle tasse». E di nomi già ne gira più d'uno. In pole position sembra essersi proprio Piero Giarda, già ministro del Governo Monti e autore della fallimentare proposta sulla spending review del passato Esecutivo. Attacca il provvedimento anche Filippo Busin: «In un momento in cui le imprese chiedono una semplificazione della burocrazia e un abbassamento della pressione fiscale il M5S, con la complicità del governo e della maggioranza, hanno dato il colpo di grazia agli imprenditori introducendo nel decreto del Fare un ulteriore onere per le aziende: la presentazione del Durt. Un documento che nella pratica complicherà ulteriormente la vita delle imprese fino a rendere impossibile il lavoro nell'ambito degli appalti». Oggi è atteso il voto di fiducia: e c'è chi, come il M5stelle già annuncia ostruzionismo: «Tutto il gruppo è impegnato a predisporre gli emendamenti sui prossimi decreti - chiarisce Gianluca Pini - non c'è nessuna riunione in corso, men che meno per parlare di ostruzionismo. Noi le riunioni le facciamo per costruire, non per bloccare o distruggere. Del resto abbiamo già mostrato la massima responsabilità limitando a solo 6 gli emendamenti e cercando il confronto sui contenuti. Un messaggio che purtroppo è rimasto inascoltato da altri colleghi con il risultato di aver distrutto la possibilità di far approvare emendamenti importanti. Vogliamo che il Parlamento lavori e decida, non che venga esautorato a voti di fiducia. Il problema però è anche dentro la maggioranza che continua a rinviate e rimpallare le decisioni».
«Nel marasma di provvedimenti inutili contenuti nel decreto del fare, con un blitz notturno in commissione racconta Guido Guidesi, relatore di minoranza del provvedimento - il governo è riuscito a destinare più di novecentomila euro per lo stipendio di un ulteriore commissario alla spending review». Uno schiaffo alla povertà e a chi è in difficoltà: «Con questa mossa, oltre ad attestare la propria incapacità nel gestire i tagli alla spesa pubblica - prosegue il parlamentare del carroccio - governo e maggioranza dimostrano di utilizzare un decreto che doveva aiutare le imprese e i disoccupati per accontentare qualche amico che probabilmente sarà l'ennesimo pluripensionato. Ancora una presa in giro per cittadini e aziende che stanno soffocando sotto il peso delle tasse». E di nomi già ne gira più d'uno. In pole position sembra essersi proprio Piero Giarda, già ministro del Governo Monti e autore della fallimentare proposta sulla spending review del passato Esecutivo. Attacca il provvedimento anche Filippo Busin: «In un momento in cui le imprese chiedono una semplificazione della burocrazia e un abbassamento della pressione fiscale il M5S, con la complicità del governo e della maggioranza, hanno dato il colpo di grazia agli imprenditori introducendo nel decreto del Fare un ulteriore onere per le aziende: la presentazione del Durt. Un documento che nella pratica complicherà ulteriormente la vita delle imprese fino a rendere impossibile il lavoro nell'ambito degli appalti». Oggi è atteso il voto di fiducia: e c'è chi, come il M5stelle già annuncia ostruzionismo: «Tutto il gruppo è impegnato a predisporre gli emendamenti sui prossimi decreti - chiarisce Gianluca Pini - non c'è nessuna riunione in corso, men che meno per parlare di ostruzionismo. Noi le riunioni le facciamo per costruire, non per bloccare o distruggere. Del resto abbiamo già mostrato la massima responsabilità limitando a solo 6 gli emendamenti e cercando il confronto sui contenuti. Un messaggio che purtroppo è rimasto inascoltato da altri colleghi con il risultato di aver distrutto la possibilità di far approvare emendamenti importanti. Vogliamo che il Parlamento lavori e decida, non che venga esautorato a voti di fiducia. Il problema però è anche dentro la maggioranza che continua a rinviate e rimpallare le decisioni».

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