“Andrea Accorsi”
“La Padania 24.07.2013”
Milano e
la Lombardia contro Roma per difendere i fondi destinati allo spettacolo. Regione
e Comune contrasteranno insieme lo "scippo" voluto dal governo, che
ha deciso di tagliare le risorse del Fondo unico per lo spettacolo (Fus)
riservate alla Lombard ia in favore del Lazio. Lo ha annunciato il presidente della
Giunta regionale, Roberto Maroni, dopo un incontro con il sindaco di
Milano, Giuliano Pisapia. «L'incontro era previsto da tempo - ha detto
Maroni -. Abbiamo discusso di tanti temi di interesse comune, fra cu i le
attività culturali su cui faremo iniziative comuni. Una di queste punta a contrastare l' iniziativa del governo di
tagliare i fondi Fus destinati alla Lombardia per darli al Lazio. È una cosa
inaccettabile - ha attaccato Maroni - per la quale io e Pisa pia abbiamo deciso
di fare un 'azione comune nei confronti di Palazzo Chigi e del Parlamento».
Per l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Cristina Cappellini, «l'attuale riparto non è equo perché l'entità delle risorse destinate alla Lombardia, negli ultimi anni all' incirca la metà rispetto alla Regione Lazio, non premia le gestioni virtuose lombarde che nonostante la crisi mantengono alto il livello dell'offerta culturale in materia di spettacolo. Nel settore dello spettacolo ha aggiunto l'assessore da anni le Regioni sono in attesa di avere un confronto responsabile in merito alla governance complessiva del sistema». In Lombardia risultano attive ben 3.646 imprese dello spettacolo nei settori cinema, musica, teatro, radio-t v, intrattenimenti vari, pari a circa il 13 per cento del totale nazionale. I lavoratori dello spettacolo iscritti all'ex Enpals sono 48.371, oltre il 16% del totale nazionale; 169.960 gli spettacoli rappresentati (18%), 15.219.589 gli ingressi ( 19 %) per 235.422.106 euro spesi in biglietti (oltre il 20% della spesa nazionale). Nonostante la crisi abbia portato a una riduzione sia delle rappresentazioni che degli ingressi, la Lombardia rimane la regione leader negli spettacoli dal vivo, sostenuti dall'Ente regionale principalmente con il sistema delle convenzioni triennali, cu i si affianca la rete dei 14 circuiti teatrali, la presenza di due teatri stabili pubblici, due privati, sette di innovazione e due teatri di figura, per citare solo quelli riconosciuti dal ministero. Rilevante è pure la presenza di istituti di alta formazione (Università, Fondazione Accademia della Scala, Conservatori e Istituti musicali, Fondazione Milano - ex Civica Scuola Paolo Grassi, Cent ro sperimentale lombardo di Cinematografia, Fondazione Cineteca Italiana) che concorrono a determinare l'alto livello qualitativo di artisti, tecnici e personale di imprese e istituzioni del settore. «Nel merito della ripartizione delle risorse Fus e della loro assegnazione ai soggetti di spettacolo - ha spiegato ancora l'assessore Cappellini - Regione Lombardia intende portare all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni la proposta di una diversa ripartizione delle stesse che, tenendo conto delle peculiarità del territorio lombardo, valorizzi il sistema dello spettacolo regionale, attualmente sottostimato rispetto ad altre realtà nazionali, attraverso l'adozione di criteri che sostengano il merito, la buona gestione e la qualità della proposta offerta. Il tema trova già concordi Regione Lombardia, le associazioni di categoria lombarde dello spettacolo e molte altre regioni». Nell'incontro con il sindaco di Milano, Maroni ha parlato anche di sanità. «Pisapia mi ha detto di non essere interessato a partecipare all'Accordo di programma sulla Città della Salute di Sesto San Giovanni, quindi il Comune di Milano si sfila ufficialmente da questo progetto» ha detto il governatore lombardo, che ha comunque precisato come in merito alla Città della Salute la decisione di Palazzo Marino «non cambia nulla. Sapevo della contrarietà del Comune - ha aggiunto Maroni - ma noi andremo comunque avanti in quella direzione».
Per l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Cristina Cappellini, «l'attuale riparto non è equo perché l'entità delle risorse destinate alla Lombardia, negli ultimi anni all' incirca la metà rispetto alla Regione Lazio, non premia le gestioni virtuose lombarde che nonostante la crisi mantengono alto il livello dell'offerta culturale in materia di spettacolo. Nel settore dello spettacolo ha aggiunto l'assessore da anni le Regioni sono in attesa di avere un confronto responsabile in merito alla governance complessiva del sistema». In Lombardia risultano attive ben 3.646 imprese dello spettacolo nei settori cinema, musica, teatro, radio-t v, intrattenimenti vari, pari a circa il 13 per cento del totale nazionale. I lavoratori dello spettacolo iscritti all'ex Enpals sono 48.371, oltre il 16% del totale nazionale; 169.960 gli spettacoli rappresentati (18%), 15.219.589 gli ingressi ( 19 %) per 235.422.106 euro spesi in biglietti (oltre il 20% della spesa nazionale). Nonostante la crisi abbia portato a una riduzione sia delle rappresentazioni che degli ingressi, la Lombardia rimane la regione leader negli spettacoli dal vivo, sostenuti dall'Ente regionale principalmente con il sistema delle convenzioni triennali, cu i si affianca la rete dei 14 circuiti teatrali, la presenza di due teatri stabili pubblici, due privati, sette di innovazione e due teatri di figura, per citare solo quelli riconosciuti dal ministero. Rilevante è pure la presenza di istituti di alta formazione (Università, Fondazione Accademia della Scala, Conservatori e Istituti musicali, Fondazione Milano - ex Civica Scuola Paolo Grassi, Cent ro sperimentale lombardo di Cinematografia, Fondazione Cineteca Italiana) che concorrono a determinare l'alto livello qualitativo di artisti, tecnici e personale di imprese e istituzioni del settore. «Nel merito della ripartizione delle risorse Fus e della loro assegnazione ai soggetti di spettacolo - ha spiegato ancora l'assessore Cappellini - Regione Lombardia intende portare all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni la proposta di una diversa ripartizione delle stesse che, tenendo conto delle peculiarità del territorio lombardo, valorizzi il sistema dello spettacolo regionale, attualmente sottostimato rispetto ad altre realtà nazionali, attraverso l'adozione di criteri che sostengano il merito, la buona gestione e la qualità della proposta offerta. Il tema trova già concordi Regione Lombardia, le associazioni di categoria lombarde dello spettacolo e molte altre regioni». Nell'incontro con il sindaco di Milano, Maroni ha parlato anche di sanità. «Pisapia mi ha detto di non essere interessato a partecipare all'Accordo di programma sulla Città della Salute di Sesto San Giovanni, quindi il Comune di Milano si sfila ufficialmente da questo progetto» ha detto il governatore lombardo, che ha comunque precisato come in merito alla Città della Salute la decisione di Palazzo Marino «non cambia nulla. Sapevo della contrarietà del Comune - ha aggiunto Maroni - ma noi andremo comunque avanti in quella direzione».

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