giovedì 4 luglio 2013

Se i Cie scoppiano l'unica soluzione italiana sarà quella di chiuderli

“La Padania 04.07.2013”

I centri di identificazione ed espulsione stanno scoppiando. Se n'è accorto anche Sette, il magazine del Corriere della Sera,  che ha curato un'inchiesta con un "censimento" di quelli operanti sul territo rio dello Stato italiano. Ma l'inchiesta è andata oltre, ed ha risollevato l'annosa questione della politica italiana di " incentivare" i clandestini ritenuti profughi da l Nord Africa affinché lascino l 'Italia con documenti in regola con lo spazio Schengen e una "buonuscita" di 500 euro, e s i dirigano verso altri Stati, magari per ricongiungersi con altri familiari già presenti in luoghi dove vi sia più richiesta di lavoro. La possibilità è contenuta direttamente in una circolare del ministero dell'Interno italiano del febbraio di quest'anno. Una politica però che ha riacutizzato in questi ultimi tempi le tensioni in particolare con la Germania, non più disposta ad accettare persone che l'Italia non vuole tenere ma che non ha il coraggio di rispedire nei Paesi di provenienza. La situazione s i complica se s i pensa che il ministro per l' Integrazione Cécile Kyenge vorrebbe addirittura chiudere gli stessi Cie. Cancellando quindi di fatto il problema dei "clandestini" e rendendo possibile la loro libera circolazione anche senza alcun permesso di soggiorno.
I nodi affrontati soltanto a metà stanno arrivando tutti al pettine. E i nuovi sbarchi che si susseguono quotidianamente non lasciano presagire niente di positivo.

 

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