“affaritaliani.it 16 luglio 2013”
Igor Iezzi, segretario provinciale della Lega Nord,
in un'intervista ad Affaritaliani.it identifica con chiarezza la responsabilità
della situazione economica: "Di certo non è Pisapia che l'ha causata. Ma
non sta aiutando. Anzi, è colpa sua se peggiora. Ma ci rendiamo conto che ha
abbassato la Tares per le banche e l'ha raddoppiata per gli ambulanti? E adesso
vogliono pure alzare il biglietto del tram. Non una strategia intelligente per
chi ha detto di voler puntare sulla mobilità sostenibile" Segretario Iezzi, Milano - secondo una
ricerca della Camera di Commercio - sta morendo. Lei che cosa ne pensa? E'
colpa di Pisapia? Di certo non è Pisapia che l'ha causata. Ma non sta
aiutando. Anzi, è colpa sua se peggiora. Addirittura? Beh, guardiamo la vicenda della Tares. Per gli ambulanti aumenterà del 100
per cento. Le attività, di fronte alle stangate economiche di Pisapia, non
riescono più a lavorare. Qui stiamo parlando di un contesto di crisi economica
molto grave, dove le aziende stanno per chiudere. E lui ci va giù pesante con
le tasse. Usa la mano pesante e le aziende muoiono. Il Pil cala... Dico di più. Colpisce la povera gente.
Alla fine gli ambulanti vendono alla povera gente, non certo ai professionisti. Ci sono i cassintegrati che vanno a fare la spesa, gli anziani. E a loro, agli ambulanti, la Tares raddoppia. La cosa incredibile è che le banche invece risparmiano. In che senso? Nel senso che spenderanno il 48 per cento in meno. Mentre i bar, che sono comunque esercenti, avranno un aumento dell'80 per cento. Assurdo. Di fronte a queste tasse le attività commerciali schiattano e le periferie muoiono. Che cosa ne pensa della proposta di aumentare il biglietto del tram? La cosa incredibile è che stiamo discutendo di tariffe senza aver ancora visto il bilancio. Detto questo, non sono d'accordo con l'aumento del biglietto. E' già stato aumentato del 50 per cento quando Pisapia si è insediato. Adesso si parla di altri 20 centesimi: 70 centesimi di aumento. Ci manca poco che lo raddoppiano e poi vogliono fare della mobilità sostenibile un cavallo di battaglia.
Alla fine gli ambulanti vendono alla povera gente, non certo ai professionisti. Ci sono i cassintegrati che vanno a fare la spesa, gli anziani. E a loro, agli ambulanti, la Tares raddoppia. La cosa incredibile è che le banche invece risparmiano. In che senso? Nel senso che spenderanno il 48 per cento in meno. Mentre i bar, che sono comunque esercenti, avranno un aumento dell'80 per cento. Assurdo. Di fronte a queste tasse le attività commerciali schiattano e le periferie muoiono. Che cosa ne pensa della proposta di aumentare il biglietto del tram? La cosa incredibile è che stiamo discutendo di tariffe senza aver ancora visto il bilancio. Detto questo, non sono d'accordo con l'aumento del biglietto. E' già stato aumentato del 50 per cento quando Pisapia si è insediato. Adesso si parla di altri 20 centesimi: 70 centesimi di aumento. Ci manca poco che lo raddoppiano e poi vogliono fare della mobilità sostenibile un cavallo di battaglia.
Famiglie milanesi più povere a causa
della crisi economica ma nei prossimi due anni, grazie ad Expo, il capoluogo
lombardo tornerà a crescere. Sono luci ed ombre del rapporto annuale
"Milano produttiva" a cura dell'Ufficio della Camera di Commercio
presentato stamattina alla stampa. Lo studio presenta una città
sicuramente più povera, ma che non si perde d'animo. Nel corso del 2012 il Pil
milanese è sceso dell'1% arrivando a 4 miliardi di euro di valore aggiunto
persi dal 2008 ad oggi. Un trend che verrà arrestato grazie al cosiddetto
"Effetto Expo". Il biennio 2014/2015 riporterà infatti Milano ai
livelli pre crisi con una crescita del +1,3% nel 2014 (superiore al dato
europeo) e +1,6% nel 2015. Una crescita trainata da servizi (+1,1%) e industria
(+2,3%). A beneficiarne saranno anche le famiglie il cui reddito salirà del 3%
(nel 2012 era sceso dell'1,5%). Tutti segnali positivi anche se, ad oggi, le
criticità permangono. Per 9 imprenditori su 10, infatti, il peggio della crisi
economica non è ancora passato. E le aspettative sull'occupazione non lasciano
ben sperare: il 94% (era il 90% ad aprile) delle imprese non farà assunzioni
nel prossimo anno. Sistema imprese milanese che però, a differenza della media
nazionale, tiene botta. Nel 2012 il tessuto imprenditoriale del capoluogo
lombardo ha avuto un saldo positivo tra imprese nuove iscritte e cessate grazie
anche agli imprenditori stranieri e ai settori della green economy e del
welfare: +6 mila unità nel 2012 per un totale di 284.915 imprese attive. E
nelle imprese i milanesi vedono la chiave di volta per far ripartire il Paese.
A rivelarlo è Nando Pagnoncelli, presidente dell'istituto di Ricerca Ipsos.
"Dal 2008 è calata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni mentre è
aumenta quella nei confronti del mondo delle imprese". Intanto qualcosa si
muove. Nel 2012 le esportazioni milanesi sono cresciute del 3,5%, ( quota che
rappresenta il 10% delle esportazioni nazionali) mentre i viaggiatori esteri
giunti a Milano sono stati quasi 7 milioni (il 7% dell'intero Paese). Male invece il tasso di disoccupazione arrivato quasi all'8%
l'anno scorso mentre la disoccupazione giovanile si è attestata a livelli
decisamente superiori: 17,9% per chi ha meno di 30 anni. Unica soluzione per
uscire da questa crisi è il "rilancio degli investimenti pubblici".
Ne è convinto Franco D'Alfonso, assessore al Commercio del comune di Milano
"Bisogna lavorare in questa direzione. E Milano può diventare il luogo da
dove il Paese può ripartire con uno spirito positivo". Nel
dettaglio della dinamica congiunturale per le imprese, spiega il Rapporto, il
2012 si chiude per il manifatturiero milanese con una contrazione dell'attività
produttiva (-3,4%), del fatturato (-2,7%) e degli ordini (-2,8%). Un trend
negativo che comunque rimane più contenuto del dato italiano, anche grazie
all'andamento positivo degli ordini esteri (+2,1%). Le industrie del sistema
moda risultano le più colpite dalla crisi (comparto dell'abbigliamento:-7,4%
nel fatturato; imprese tessili: -9,2%; in controtendenza industrie delle pelli
e calzature: +3,5%). In difficoltà appaiono anche le attività collegate al
ciclo della chimica e della gomma-plastica, mentre la filiera delle industrie
meccaniche evidenzia, rispetto al dato medio complessivo, un calo più contenuto
sia della produzione industriale (-1,7%) sia del fatturato (-0,9%). In calo
anche il volume d'affari del commercio al dettaglio (-5,2%) e dei servizi
(-5,4%; -10,6% tra le micro imprese). Tra i comparti dei servizi, si segnala il
-13,2% delle attività immobiliari. In calo anche l'intermediazione commerciale
(-6,5%) e i trasporti (-5,9%). Tengono i servizi dell'informatica e delle
telecomunicazioni (+0,7%). Si conferma comunque nel 2012 una tenuta del sistema
imprenditoriale milanese, con un saldo positivo tra imprese nuove iscritte e
cessate: +6 mila unità per un totale di 284.915 di imprese attive (di cui il
90,5% con meno di 10 addetti). Il tasso di crescita resta dunque positivo
(+1,7%), superiore al dato regionale (+0,6%) e nazionale (+0,3%). Un trend
positivo che è dovuto anche alla capacità di espansione extraterritoriale delle
imprese milanesi grazie alle 57mila unità locali situate al di fuori di Milano
(due terzi fuori dalla Lombardia) ma facenti capo ad aziende milanesi.
Altrettanto forte è l'attitudine di Milano ad attrarre attività economiche: le
unità locali presenti in città ma collegabili ad imprese con sede legale fuori
dalla provincia sono quasi 30 mila, di cui oltre 2 mila da imprese con sede
all'estero. Le donne imprenditrici rappresentano invece un
quinto delle imprese milanesi, occupano oltre 136 mila addetti e operano
soprattutto nei servizi (56,4%) mentre le imprese con un titolare under-35
sfiorano il 9% occupando oltre 51 mila addetti. A livello settoriale la
crescita più elevata si registra nei servizi (+0,8%, in particolare: istruzione
+4,4%, alloggio e ristorazione +3,6%, sanità e assistenza sociale +3,5%; in
controtendenza le attività immobiliari: -1,5%). Cresce leggermente anche il
commercio (+0,2%, rispetto al dato regionale: -0,2% e italiano: -0,3%).
Sostanzialmente stabile il settore delle costruzioni (-0,1%), mentre si
registra un calo del 2,7% nell'industria. Sempre sul fronte delle imprese,
spiega il rapporto, sono 34.278 le imprese straniere a Milano (ovvero imprese
con partecipazione di controllo e di proprietà detenuta in misura superiore al
50% da persone non nate in Italia), pari al 12% delle attive (+0,8% in un
anno), più diffuse di quanto accada nella regione (9,9%) e nel resto del Paese
(8,4%). Nel corso dell'ultimo anno sono cresciute del 7,4%
(variazione percentuale dello stock), con saldo tra imprese iscritte e cessate
pari a +2.523 unità (pari al 42% del totale). Rispetto alle imprese con
titolare italiano durano in media anche di più (quasi 9 mesi in più), un dato
che raddoppia tra i marocchini, egiziani ed ecuadoregni. A livello settoriale,
operano prevalentemente nei servizi (37,5%, soprattutto ristorazione), un terzo
lavora nel settore manifatturiero, seguono il commercio e le costruzioni.
Complessivamente occupano quasi 74 mila addetti pari al 4% del totale di
occupati a Milano.

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